Di nuovo in piazza. Di nuovo tensione. Alta. Tra Tibet e Pechino. Ventisei tibetani arrestati. Accusati di aver partecipato agli scontri violenti di due settimane fa. La polizia cinese ha fatto irruzione in un monastero. Fonti cinesi parlano di grandi quantitativi di armi ritrovati all'interno del monastero stesso. Interviene il Dalai Lama, in esilio, che conferma le voci di nuovi scontri, «Ho sentito che oggi la gente di Lhasa è di nuovo scesa nelle strade per protestare».
Dalai Lama che fin dal primo momento ha sperato in una soluzione non violenta della situazione, e al tempo stesso ha chiesto l'intervento della diplomazia mondiale. Leader tibetano che ha definito la Cina uno stato di polizia e le azioni cinesi un vero e proprio genocidio culturale.
Gli Usa fanno appello al dialogo tra vertici di Pechino e il Dalai Lama. Ma ad oggi l'unica azione da parte cinese sono stati arresti e blitz in monasteri. Alta tensione a pochi mesi ormai dall'inizio delle olimpiadi, proprio a Pechino.
I vertici tedeschi hanno confermato di non "poter" partecipare all'inaugurazione. Il francese Sarkozy lascia aperta ogni possibilità. Probabile anche la sua rinuncia. E intanto la diplomazia europea e mondiale continua a lavorare.
AP
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