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domenica 13 aprile 2008

Elezioni, aperte le urne. Si vota, forse.

Renato Mannheimer scrive sul Corriere che degli indecisi, tanti alla fine si asterranno. E il problema sta proprio in questo dato. Possiamo dire che le elezioni di oggi e domani si giocheranno proprio su questa percentuale, alta, di aventi diritto con idee confuse. O stanchi di una situazione non proprio piacevole. In quanti non andranno a votare? Gli indecisi alla fine davvero, come dice Mannheimer, nella maggior parte, si asterranno dal dare una preferenza? E a vantaggio di chi? È risaputo che l'astensione da sempre ha sfavorito il centrosinistra. Ma questa quasi regola può ancora ritenersi valida? Forse si. Ma probabilmente no.
È un pareggio. Inutile negarlo e da onnipotenti ottimisti, o disperati, pensare a un Berlusconi a più dieci punti. Eccessivo.
Veltroni rappresenta comunque nella stagnante situazione italiana la vera novità. Difficile pensare che davvero così poca gente non punti sull'ex sindaco di Roma. Almeno per dare una possibilità. O per seguire quella che da anni è ormai la filosofia dell'italiano medio e non solo, ovvero quella che anche ieri Beppe Grillo sul suo sito descriveva, la sindrome del votare il meno peggio. Non il migliore. Il meno peggio. E andarne quasi fieri.
Tanti andranno a votare. Per Berlusconi. Per Veltroni. Quanti per le sinistre? Dove si concentrano gli scontenti? Può succedere di tutto. La sconfitta. O la pesante e storica vittoria degli "estremi". E il partito socialista? E soprattutto il centro. Come gli italiani "tratteranno" il ribelle Casini alle urne?
Domande difficili. Impossibili da risolvere in questo momento. Per risposte importanti. Per risposte che saranno il futuro prossimo della politica italiana. La partita è aperta. E davvero tutto può succedere. Sicuro è che da martedi sarà guerra politica. Da un fronte all'altro.


AP

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