Google

martedì 15 aprile 2008

L'Italia berlusconiana. Il fallimento della sinistra

Due anni. Di sinistra o pseudotale e Silvio Berlusconi si è ripreso il Paese. Con numeri da capogiro e che siamo sicuri neanche lo stesso Cavaliere immaginava. È un ottimista al limite del delirio di onnipotenza Silvio Berlusconi. Pregio e difetto che lo ha portato a essere, piaccia o no, l'uomo più forte, potente e soprattutto, ben più importante, influente di Italia.
Silvio Berlusconi in questa decade e mezzo ha stravolto la politica italiana. Attenzione, non a costruzione solo di se stesso e della sua parte politica bensì a distruzione della parte politica opposta. Tutto, in questi anni, è girato al tempo di Berlusconi. Tutto, a sinistra, ha finito con il disintegrarsi al tempo di Berlusconi. E basta dare un'occhiata ai modi e ai tempi.
Nel bel mezzo delle crisi prodiane, il centrosinistra si è lanciato nel progetto democratico. A tutti i costi. Giusto sia ben chiaro. Veltroni ha preso in mano le redini del "nuovo" progetto e si è fatto sentire. Senza complimenti e mettendo in bilico l'esecutivo di Prodi in più di una occasione. La porta chiusa malamente in faccia agli alleati più estremi è stata la condanna per la sinistra e l'intero centrosinistra. Non tanto per l'intento. Quanto per modi e tempi. Errati.
Poi ci ha pensato Mastella, sicuramente pilotato da qualcuno, a far cadere Prodi. Ma è stato solo un caso. Mastella ha abboccato e Prodi è caduto. Ma il malumore interno al centrosinistra non è certo da attribuire al re (assente) di Ceppaloni.
Mesi di frasi. Mesi di belle parole per costruire un'illusione. Che a molti può essere anche piaciuta. Ma ai più. Ai molti più. No. Berlusconi ha lasciato perdere i bei modi e i sogni. E al momento giusto ha creato il Popolo della Libertà. Gianfranco Fini lo ha seguito. Casini no. Si temeva il peggio. Invece è stato un trionfo. Berlusconi con una manovra ha ritoccato un successo netto. La sinistra con mille manovre, come nel suo stile, e tante, troppe parole, ha costruito la sua storica sconfitta. Casini, alla fine, l'unico a restare a galla. Le dimissioni, le dichiarazioni, di tanti volti storici della sinistra pura e dura ieri sono state un momento triste. Davvero. La fine di un ciclo. La brutta fine di un ciclo che forse meritava ben altra conclusione. Ma la politica è fatta così. E ti ammazza al primo errore. Non ti da scampo. La sinistra non si può oggi aggrappare al pareggio. La sinistra non si può salvare in corner, in nessun modo. E deve, da oggi, curarsi le ferite. Chi lo farà? Come lo farà? E Veltroni, la cui responsabilità di questa catastrofe è penso chiara, come reagirà? Basterà definirsi nuova forza riformatrice del paese? Unico dato certo è l'assenza, importante e malinconica, della vera sinistra nel Parlamento italiano. Unico dato certo la maggioranza schiacciante di Silvio Berlusconi in Camera e Senato. Qualcosa, più che qualcosa, nella testa nobile e irraggiungibile dei ben pensanti e intellettuali di sinistra (dai politici alle "star") non funziona. Non ha funzionato. Sicuri, presuntuosi, di essere voce del popolo arrabbiato. Il popolo giusto. Credevano al rumore. Quello vero e indiscutibile. Si ritrovano nel silenzio. Nel desolante silenzio.
È ora di fare un passo indietro. Ai politici il compito di tornare ad ascoltare la gente. Agli intellettuali il dovere di tornare a scrivere canzoni, bei libri e pensare meno agli incassi. Ai palazzetti pieni e alla facile e ormai patetica demonizzazione.


AP


2 commenti:

Anonimo ha detto...

un'analisi logica e intelligente.
cosa ci fai su kilombo , che ha solo dei blog da ritardati?
caposkaw

Anonimo ha detto...

Caro te, in un paese civilizzato, quello che accade in Italia non accade. Finché l'anomalia Italia viene definita demonizzazione, quest'anomalia non potrà mai finire. In questo paese mancano (o non vengono applicate) le leggi minime per l'applicazione di una democrazia da paese civilizzato. Queste (per noi) mitiche leggi consentono alla gente, anche a quelli meno svegli e meno culturalmente preparati, di esercitare il loro diritto di opinione in modo consapevole e ragionato. Adesso, non è così. Che ti piaccia o no. E se il consenso è "guidato" è ovvio che il potere che ne deriva non è democratico.