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lunedì 31 marzo 2008

L'Italia di Newsweek



Quando un'immagine descrive meglio di ogni parola. Un'analisi della situazione italiana. Traduzioni fedeli e complete come richiedeva giustamente Bruno nel commento al post precedente non ne ho trovate Quindi o sai l'inglese. O ti fidi dei nostri obiettivi e imparziali giornali. Meglio leggerlo pur non sapendo una parola di inglese.

Nell'articolo comunque si parla della possibilità di larga intesa solo ed esclusivamente per riforme. Urgenti e vitali per il paese. Lo stesso Veltroni ha specificato in giornata. Nessun inciucio. Nessun trappolone agli elettori. Queste le parole di Veltroni. La realtà la sapremo solo dopo le elezioni. Sicuramente la situazione non è delle più semplici. La possibilità di pareggio c'è. La possibilità di "chiarimenti" e magari avvicinamenti tra i due schieramenti pure.

Per una lettura (in inglese) questo il sito di Newsweek: http://www.newsweek.com/

AP

primapaginanews@libero.it

domenica 30 marzo 2008

Veltroni, possibili larghe intese

Walter Veltroni, intervistato da Newsweek, lascia aperta porta o portone a possibili grandi intese in caso di pareggio al voto del prossimo aprile. Nessuna novità.
Anzi, dice il leader PD, io a Berlusconi avevo già offerto una poltrona insieme per governare e fare riforme. La destra si deve assumere la responsabilità del fallimento. Ma le larghe intese rimangono possibili.
L'Italia ha bisogno di riforme. L'Italia deve ripartire. E Veltroni apre a Berlusconi.
Si attende a questo punto la replica del Cavaliere. Dirà come al solito di essere in vantaggio di 10 punti ma inviterà a non votare i piccoli se no perde il Senato?
La situazione è questa. Una riforma del sistema elettorale avrebbe risolto alcuni di questi problemi. Reso, forse, la situazione più chiara e civile. Ma forse erano in pochi, pochissimi, o nessuno, a volerla.


AP



Tibet, nuove proteste

Di nuovo in piazza. Di nuovo tensione. Alta. Tra Tibet e Pechino. Ventisei tibetani arrestati. Accusati di aver partecipato agli scontri violenti di due settimane fa. La polizia cinese ha fatto irruzione in un monastero. Fonti cinesi parlano di grandi quantitativi di armi ritrovati all'interno del monastero stesso.
Interviene il Dalai Lama, in esilio, che conferma le voci di nuovi scontri, «Ho sentito che oggi la gente di Lhasa è di nuovo scesa nelle strade per protestare».
Dalai Lama che fin dal primo momento ha sperato in una soluzione non violenta della situazione, e al tempo stesso ha chiesto l'intervento della diplomazia mondiale. Leader tibetano che ha definito la Cina uno stato di polizia e le azioni cinesi un vero e proprio genocidio culturale.
Gli Usa fanno appello al dialogo tra vertici di Pechino e il Dalai Lama. Ma ad oggi l'unica azione da parte cinese sono stati arresti e blitz in monasteri. Alta tensione a pochi mesi ormai dall'inizio delle olimpiadi, proprio a Pechino.
I vertici tedeschi hanno confermato di non "poter" partecipare all'inaugurazione. Il francese Sarkozy lascia aperta ogni possibilità. Probabile anche la sua rinuncia. E intanto la diplomazia europea e mondiale continua a lavorare.


AP


sabato 29 marzo 2008

L'Italia si inventa il faccia a faccia virtuale

In Spagna si è festeggiato per il faccia a faccia in diretta televisiva dopo anni di silenzio. Uno contro l'altro. Prova importante per un futuro leader di un paese. In Italia no. Forse perchè conosciamo così bene il nulla dei nostri politici che vederli una volta in meno in tv non fa poi così male al cuore.
Ogni giorno riempiono di promesse e parole le nostre vite. Perchè metterli addirittura insieme in uno studio televisivo? Sarebbe insopportabile. Meglio guardare i Cesaroni. O Amici di Maria De Filippi. Mentana, notizia di ieri, ospiterà lo scontro tra Berlusconi e Veltroni. Si apre uno spiraglio al buon senso. Notizia subito smentita. O meglio, precisazione di Mentana: ci saranno ma separatamente. Cosa vuol dire? Sarà un faccia a faccia virtuale. Interviste separate.
Sempre più in basso. E subito le dichiarazioni. Le accuse. È Veltroni che non vuole. No, è colpa della par condicio. Berlusconi fugge al confronto. No, la tv è in mano ai comunisti. Io non vado in tv così non ci vai pure tu. E io do buca all'ultimo così ti ripigli lo sgambetto.
Questa la quotidianità italiana. Vista su internet. Vista in televisione. Letta nelle pagine dei giornali. Tra una cordata fantasma e un dietrofront del governo. Tra un sepoffà e un rialzatitalia.
Io non so voi. Non posso conoscere il vostro pensiero. Le vostre idee su tutto questo insopportabile teatrino. Ma non se ne può più.
A nessuno è venuto in mente di fare il confronto su second life?
AP

venerdì 28 marzo 2008

Olimpiadi, i vertici tedeschi non ci saranno

Notizia Ansa del tardo pomeriggio: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente Horst Koehler e il Ministro degli Esteri Frank Steinmeier non saranno presenti all'inaugurazione delle olimpiadi di Pechino. Nota ufficiale. E adesso si attende la risposta del già dubbioso Sarkozy.
I vertici tedeschi ci tengono però a precisare che questa assenza non ha nulla a che vedere con i fatti del Tibet.

Qualcosa si sta muovendo. Il motivo non è dato a sapere e questo spinge a pensare a un "tutti impegnati" improvviso e radicale non certo casuale.
I vertici tedeschi quindi non saranno a Pechino.


AP


Bertinotti, ritornano gli operai

Io ho sempre apprezzato Fausto Bertinotti. Come politico. Nella sua chiusura a volte estrema ma comunque, più o meno, coerente. Fausto Bertinotti.
Poi il progetto Romano Prodi. Fallimentare. E il tentativo di soffocare l'estrema sinistra piazzando proprio Bertinotti alla Camera. Con un alto ruolo istituzionale. E quasi due anni di silenzio. Fausto dove sei?
È un uomo dello stato con tanto di carica. Non può parlare.
Poi i problemi a Prodi sono arrivati dal centro. Mastella alza la voce e ammazza Prodi e se stesso. Qualcuno gode. Qualcuno prende la palla al balzo. Fatto sta che cambia tutto. Scenario politico differente. Veltroni. Berlusconi. Il PD e il PdL. Uno contro l'altro. Con gli estremi a cercar di rincorrere scontenti e riproporsi ai fedelissimi.
Ed ecco spuntare dal nulla Fausto Bertinotti. Il ritorno del comunista.
"Se mi dite che c'e' una parte degli operai che vota a destra, non mi dite nulla di nuovo. A Mirafiori per anni e anni sono stati cancellati dalla storia sociale del Paese. Su di loro e' scesa una coltre che li ha resi invisibili e soli, e sono apparsi solo quando sono stati uccisi sul lavoro, come alla ThyssenKrupp". Finalmente la parola operaio torna alla ribalta. Per voce del leone comunista.
E ancora "Non votano a sinistra perche' in questi anni non l'hanno sentita come una parte della loro esistenza, come una parte della loro vita".
La domanda a questo punto è lecita. D'obbligo. Fausto Bertinotti: chi è stato la sinistra in questi anni? Tu e pochissimi altri. Ma soprattutto tu. E soprattutto, e passatemi il tono e il vocabolario: dove cazzo sei stato in questi due anni?
Adesso torni a parlare di operai e lotta? Oggi? A tre settimane dalle elezioni. Con la tua Sinistra ai margini?
Io ho sempre stimato e rispettato Fausto Bertinotti. Fino ad oggi.


AP


Una vecchia promessa di Veltroni





www.beppegrillo.it

Alitalia, meglio il fallimento

La risposta dei piloti è dura. E apre alle peggiori previsioni. «In sostanza è stato confermato tutto quello che ci si aspettava. Non c'è nessuna variazione sostanziale. Per noi è un capitolo finito, non ci stiamo».
Allora, meglio il fallimento.
Spinetta scrive ai sindacati. Un documento ufficiale di Air France-Klm in cui si dichiara che ogni sforzo è stato fatto. I francesi non possono fare di più.
E quale sarebbe il piano francese presentato ai sindacati? E che i piloti hanno già bocciato amaramente.
Gli esuberi. Qualche taglio in meno ma restano intorno ai 2000. Proprio i piloti passano a 420 dai 514 precedentemente previsti. Ridotto a 594 anche il numero degli assistenti di volo in esubero, dai 600 precedenti. Il piano contempla un deciso ricambio generazionale all'interno dell'azienda: è previsto ad esempio che nel 2011 tutto il personale che avrà maturato i requisiti per potere essere avviato al pensionamento sia messo in mobilità.
Per quanto riguarda i tagli alla flotta, la nuova proposta di AirFrance prevede il taglio di 37 aerei passeggeri e 3 full cargo, settore che proseguirà l'attività fino al 2010 quando il servizio terminerà. Sono condizioni pesanti. E non entriamo nei particolari.
«Non possiamo andare oltre - scrive Spinetta ai sindacati - senza rimettere in discussione le fondamenta stesse del nostro progetto per Alitalia».
I piloti hanno già risposto no. Meglio il fallimento. Si attendono in giornata ulteriori dichiarazioni. Speriamo il meno politico possibile. Le parole e le promesse servono ormai a poco. Il destino di Alitalia sembra segnato.


AP



giovedì 27 marzo 2008

Il Vaticano prende le distanze da Magdi Allam

Critiche da ogni parte. E non per il fatto in se. La conversione di un uomo. Questione privata, intima e personale. Ma proprio perchè privata, intima e personale lontana, dovrebbe e avrebbe dovuto essere, dalle luci della ribalta. Ma così non è stato. E la pubblicità e la sparata in mondovisione non è andata giù a molti. Troppi. E il Vaticano è dovuto intervenire con un comunicato ufficiale.
«Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni». «Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventare in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede».
Presa di distanza ragionevole quindi dei vertici cattolici. A partire dal Papa. Eppure un rinculo simile a livello di opinion pubblica era più che prevedibile. Visto i tempi.
E lo stesso Magdi Allam forse deve aver esagerato. E la Chiesa non ha apprezzato. Le benedizioni lasciamole fare al Santo Padre. E invece la lettera sul Corriere sembrava più una prefazione a una enciclica o il monologo di un fervente cattolico militante. E Allam continua la sua personale guerra alla sua ex fede. E sono parole a dir poco di fuoco. «Se considerassi l'Islam come una religione vera, buona, della moderazione, dell'amore e della vita non mi sarei convertito. Se l'ho fatto è del tutto ovvio che alla base c'è una valutazione negativa dell'Islam. Sono preoccupato per questa logica che da un lato conferma il dilagare del relativismo e dell'imporsi del politicamente corretto secondo cui bisogna mettere tutto e tutti sullo stesso piano e non bisogno criticare per non urtare la sensibilità altrui. Io rinnego totalmente il politicamente corretto e affermo il mio sacrosanto diritto e dovere a esprimere ciò che penso».
Onestamente, mettendo da parte il credo religioso di una persona, e nessuno vuole mettere in dubbio l'autenticità di tale credo, seppur convertito in forma spettacolare, onestamente dicevo mi sembrano parole abbastanza fuori luogo. E non è questione di libertà di pensiero e azione. Ma, credo, di buon senso. Al fanatismo non conviene rispondere con altrettanto fanatismo. E libertà ostentata a tal punto da sembrare e divenire schiaffo.
Magdi Allam è riuscito, con abilità, a mettersi in una posizione di tutto rispetto. Umana e professionale. Da una parte la benedizione del Papa in persona. Dall'altra l'impotenza di un Corriere della Sera che ha come protagonista di tale show mediatico il suo vicedirettore. Cacciare un convertito? Al cattolicesimo poi.. Verrebbe giù Italia intera.
E Magdi Allam si gode questo momento e non molla la presa. Il Vaticano prende, giustamente, le distanze. Il Corriere pubblica la lettera. Pochissimi giornalisti, Socci, difendono a spada tratta Allam. La telenovela continua. E speriamo ci si limiti alle parole e alle chiacchiere.


AP


Alitalia, voci e smentite

Berlusconi dice che nella cordata italiana per Alitalia ci saranno Benetton, Mediobanca, Eni e Ligresti. Lo dice a La Stampa. Lo riprendono tutte le testate.
Arrivano i nomi quindi. Ma arrivano anche le smentite. Di poco fa quella di Mediobanca. «non c'è allo studio alcuna ipotesi di cordata nè di ingresso nel capitale di Alitalia».

Nessun commento invece da Eni e Benetton. Il Cavaliere aveva tirato nella mischia soprattutto Eni, realtà internazionale con numerose risorse che non può lasciar morire un bene nazionale come Alitalia. Nessuna risposta. Ma neanche smentita.
Intanto dopo l'apertura della Borsa valori di Milano, il titolo Alitalia continua a restare sospeso per eccesso di rialzo.

AP

mercoledì 26 marzo 2008

Quello strano caso del Liechtenstein

È da tempo che seguo la vicenda Liechtenstein. Nel silenzio. Con ignoranza. Quella popolare che non guasta mai. Le prime indiscrezioni. I primi rumori. Le prime uscite da sinistra. Fassino. Di Pietro. Fate i nomi! Fate i nomi! E poi il silenzio.
Unico nome fatto: il nome di una cantante! Ma andiamo avanti. Silenzio. Ogni tanto il nome della località. Liechtenstein. E intanto il caso Alitalia. Veltroni. Berlusconi. Prodi che non vuole ma c'è. Silenzio. Quanto silenzio. O semplicemente attesa. Attendiamo il momento giusto. Chi spara su Alitalia si tenga stretta Alitalia e attenda pure lui. Liechtenstein verrà sparato al momento giusto. O forse quando qualche carta di troppo sarà sistemata. Si va tanto d'accordo quando bisogna salvarsi l'un con l'altro. Forse sapremo i nomi alla vigilia delle elezioni? Senza diritto di replica? Si urlerà allo scandalo per soffocare il proprio marciume. L'informazione. Questa informazione lo permette. È un'arma. Basta saperla gestire e avere le persone giuste al momento giusto. E chissà perchè ci sono sempre.
I nomi del Liechtenstein. Forse l'ultima carta elettorale da giocare.
Ci sono 390 indagati. Più di 100 a Milano! Dice qualcosa? Solo una sessantina a Roma.
Ma noi attendiamo.

AP

Alitalia, l'apertura dei francesi non basta

Quella dei tempi è stata una farsa al limite del ridicolo. Il governo appoggia Air France. Subito o il fallimento. Un ministro, quello dei trasporti, smentisce il governo. E quindi Air France. Che si trova obbligata a fare uno o due passi indietro. Assurdo. Ma situazioni tutte italiane alle quali siamo abituati. Quindi avanti. Come se niente fosse.
Spinetta arriva da Parigi con una nuova proposta. Via il tempo quindi, e maggiori aiuti al personale. Meno rigidità negli esuberi. Insomma, una carezza al sindacato. Sarà vero?
E a questo punto entra in scena anche il Cavaliere. O meglio, la promessa fatta dal Cavaliere ormai una settimana fa, che influenza la trattativa. I sindacati socchiudono la porta ai francesi. Dicono si, ma poi è ni. Quello che avrebbe dovuto fare il governo. E invece Prodi ha preferito da subito i francolandesi, per motivi suoi personali che a noi non è dato sapere, forse tra un pò salteranno fuori. Ma è la politica. Da sempre.
E tornando ad Alitalia. I sindacati rimangono ad ascoltare. Buona e apprezzabile l'apertura francese, ma niente da fare. Attendiamo la famosa cordata ancora "invisibile". Attendiamo un'offerta migliore. Air France ha fatto il bello e il cattivo tempo. Era sola!
E quindi attendiamo aperture anche sul versante Malpensa. I sindacati apprezzano ma stoppano. I francesi rilanciano. La cordata elettorale prima o poi arriverà. Se no sarà stato solo l'ennesimo equivoco. Niente più. Niente meno. E l'Italia continuerà la sua storia. Con i suoi personaggi. I suoi scandali. I suoi silenzi. E gli interessi. Di pochi. Dei soliti.


AP


Santanchè, Berlusconi e le donne orizzontali

Daniela Santanchè attacca Silvio Berlusconi. Col furore di sempre. Di donna incazzata.
E il motivo dell'attacco è quello di sempre: Berlusconi e le donne. Tutto ruota attorno al Cavaliere. Il mondo politico sembra non avere argomenti. Così quando è il Cavaliere stesso a non prendersi spazio, glielo danno. Berlusconi non parla di donne. O almeno non ne ha parlato ieri. E allora che fare? Un giorno senza Cavaliere? a parlare di cose serie? Neanche a pensarci. E allora ecco che Silvio tratta male le donne. O meglio, ha un concetto della donna tutto suo. Dice la leader della Destra: Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali.
Quindi popolo rosa della Destra. O donne, uniamoci. Non date il voto a Berlusconi. Solo io posso farvi entrare, verticali, in Parlamento. E picchia duro la Santanchè. E continua: «Berlusconi ha sempre utilizzato le donne come il predellino della sua Mercedes: un punto d'appoggio per sembrare più alto dei veri nanetti di cui si circonda. Il voto alla Destra è invece utilissimo perché serve a rompere i vecchi giochi della politica e a rimettere in gioco valori e ideali che non devono essere cancellati».
Donne e politica. Donne e potere. Un mix esplosivo. Soprattutto se c'è di mezzo il Cavaliere.

AP

martedì 25 marzo 2008

Alitalia, i francesi non mollano

Cambio di strategia. Ma di resa neanche a parlarne. È uno tosto Spinetta. Presidente Air France-Klm. E ha dalla sua, cosa che non ha Toto di Air One, il sostegno del governo italiano.
Alitalia è politica. Non ci sono altre spiegazioni. Ulteriori interpretazioni.

Politica. Piombata come un temporale estivo in piena campagna elettorale. Rischia, il caso Alitalia, di trasformarsi in pioggia monsonica. E in questo caso Berlusconi una qualche possibilità di sopravvivenza ce l'ha. Il resto lascia abbastanza scettici. Io sulla scialuppa Veltroni, in questo caso, non ci salirei.
E parliamo di Alitalia.
Veltroni ha cercato in ogni modo di mettersi al centro. Prodi, pur non volendo, ha rubato spazio. Questione di pesi. E quindi la linea del Partito Democratico è la linea di Prodi. Niente più. Niente meno. Non ci voleva Alitalia per capirlo ma ben venga. È stata ed è una conferma.
Berlusconi detta le regole. Ormai da tempo. È lui che decide di cosa si parlerà per il resto della settimana. Il come se ne parlerà. La sinistra, timida, risponde. E segue il Cavaliere. O gridandogli contro. O controrispondendo a modo. In politichese.
Ma si parla sempre di quello che vuole Berlusconi.
I francesi non mollano. Avanti fino alla fine con la promessa di meno tagli al personale, maggiore elasticità nei tempi e disponibilità nei confronti del vero centro nevralgico di Alitalia. I sindacati.
Arriverà quindi una nuova proposta di Air France. Il governo ha già detto si senza neanche valutare le carte. Continua insomma con la sua strategia a senso unico di privatizzazione. Si attende la cordata di Berlusconi. Arriverà? Sicuramente ancora per un pò questa situazione rimarrà così. Berlusconi lo vuole.
E noi attendiamo con ansia aggiornamenti e speriamo in colpi di scena. Con il pensiero sempre rivolto a chi in tutta questa questione rischia di più: i lavoratori.


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Magdi Allam, i perchè di una conversione

Non dovrebbero esserci motivi in una conversione spirituale. Religiosa. Magdi Allam non è più musulmano. Si è battezzato e convertito ufficialmente alla religione cattolica.
Tante le critiche. Da ogni parte. O l'indifferenza, come Al Jazeera che neanche accenna ai fatti "vaticani". Un battesimo in mondo visione. Il Papa che battezza il giornalista Magdi Allam. In diretta sulla tv di stato. Giusto? Sbagliato? Sicuramente il risalto mediatico eccessivo non è piaciuto a molti. E l'articolo proprio qui su PrimaPagina di ieri, nel suo piccolo, lo testimonia.
E Magdi Allam ha scritto una lettera. Sul "suo" Corriere della Sera. Spiegando il perchè. Il come.
Un approdo la definisce Magdi Allam. L'approdo di un lungo cammino. Decisivo l'incontro con Benedetto XVI. Al quale chissà presenterà la prossima Enciclica. Ma torniamo ai fatti e alle parole del giornalista convertito.
Una scelta personale che non vuole coinvolgere il Corriere. Un cammino lungo e a volte difficile. Pensato e meditato. Intimamente. E finalmente la scelta. Magdi Cristiano Allam. Questo da ieri il nome del vicedirettore del Corriere.
È una lettera lunga quella di Allam. In cui il protagonista narra le proprie vicende, gli incontri fondamentali e ringrazia.
Torna poi, e puntualmente, il discorso della scorta e della condanna a morte di Allam. Il temere per la propria vita. "So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani". E a conclusione la speranza di pace e fine della violenza. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo?
E la finale benedizione, Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

La lettera è pubblicata dal Corriere della Sera. Dopo l'articolo di ieri qui su PrimaPagina, doverosa la replica ripresa e messa in post.


AP



Alitalia, riprende la trattativa

Ore 14 incontro importante tra Air France-Klm e i sindacati Alitalia. Si vuole riprendere la trattativa dopo lo scontro della scorsa settimana. Sembra alleggerirsi la posizione dei francesi. Tanti i punti rivisti e ammorbiditi. A partire dalla scadenza, non più 31 marzo. E, importante per l'incontro di oggi, nuova politica per gli esuberi.
In concreto i francesi diminuiranno, secondo il nuovo piano, i tagli personale al settore AZ servizi, proporranno più piloti al settore cargo e più incentivi all'esodo anticipato.
Cambio netto di strategia quindi. E apertura chiara al sindacato. Forse Air France ha capito, o qualcuno da Palazzo Chigi ha riferito o ribadito, che il peso del sindacato all'interno della compagnia di bandiera è importante. Fondamentale per la riuscita di una trattativa. Bisogna passare dai sindacati.
E per passare con i sindacati conviene fare sacrifici sul versante esuberi e personale. Il settore cargo, vera spina nel fianco di Alitalia, continuerà l'attività fino al 2010. Gli esuberi tra i piloti scendono di quasi cento unità. Un passo avanti. Ma non basterà.
Inutile dire che oggi non si arriverà a un vero e proprio accordo. Anche perchè le promesse berlusconiane attirano le attenzioni di più di un sindacato. Conviene attendere. E il Cavaliere vuole attendere per poter giocare la carta Alitalia in campagna elettorale. Prova evidente questa, e parliamo di politica, che il divario tra PdL e PD non è poi così netto. Alitalia conviene tenerla stretta. E magari calare il colpo a sorpresa a un minuto dall'apertura dei seggi. Berlusconi è un imprenditore. E detta l'agenda politica ormai da più di una decade. La sinistra risponde solo.
Ma tornando a Alitalia. Air France apre. E molto. I sindacati risponderanno sicuramente all'invito francese. Ma è ancora presto per poter dire qualcosa o prendere una posizione netta.
Dopo lo scontro dell'altro giorno tra ministri e governo sulla tenuta economica di Alitalia sembra esser crollato, non a caso, il castello del fallimento immediato e quindi chiusura immediata della trattativa Air France. A Prodi piace fin dal primo momento l'ipotesi francolandese. Forse un piacere eccessivo. E che un qualche dubbio fa sorgere.
Appuntamento alle 14 quindi. Riunione vertici francesi - parti sociali Alitalia. Le trattative continuano.

AP

Olimpiadi, accesa la fiaccola

Accesa la fiaccola. Tra le contestazioni. In tutto il mondo. Dalla Grecia alla Cina.
A Olimpia la polizia greca ha blindato l'area delle celebrazioni per evitare manifestazioni pro Tibet o contro la Cina. E proprio in Grecia attivisti di Reporters sans frontieres si sono resi protagonisti di una invasione di protesta. Il segretario generale di Rsf, Robert Munard ha sventolato la bandiera con impressi i cinque cerchi olimpici a forma di manette, con la scritta "boicottate i paesi che disprezzano i diritti umani". Di pochi minuti fa la notizia che i due attivisti di Reports sono stati rilasciati dalla polizia greca. Dovranno rispondere dell'accusa di offesa ai simboli nazionali. Rischiano fino a un anno di reclusione.
Celebrazione che è poi continuata senza problemi. La diretta è stata sospesa, per qualche istante, dalla televisione cinese.
Intanto arriva da diverse parti del mondo la richiesta di non far passare la fiaccola dal Tibet. Cina che però afferma di non cambiare di una sola virgola il tragitto del simbolo olimpico. Quindi scalata dell'Everest con fiaccola accesa.
Da segnalare lo sforzo di Jacques Rogge, del Comitato Olimpico, che dichiara di essere in trattativa con la Cina su Tibet e diritti umani. Una trattativa silenziosa. Lontana dai rumori di questi giorni e dalle violenze. Verbali e fisiche. Resta il problema che il Comitato Olimpico non può fare grandi cose (a detta di Rogge), essendo solo una organizzazione sportiva. Ma ci sono movimenti. Di tipo diplomatico. Ribadita da Rogge inoltre la legittimità della scelta di Pechino per i prossimi giochi olimpici.
La fiaccola, tra proteste e feriti e arresti, è stata accesa quindi verso le undici ora italiana. Ma il cammino verso Pechino rimane ancora lungo. Lunghissimo.


AP

Iraq, 4000 morti Usa

George W Bush si dice addolorato. Cifre spaventose. 4000 gli americani morti in Iraq. In cinque lunghi anni di conflitto. E se aggiungiamo le vittime dell'11 settembre sfioriamo i 7000 morti per il terrorismo e la successiva, immediata, lotta.
Da brividi.
E Bush vuole vincere questa guerra. I morti non saranno sacrificio inutile. Continueremo fino alla fine. Resteremo in Iraq.
Giovanissimi. Tutti giovanissimi i militari morti. La maggior parte saltati in aria su bombe nascoste dalla guerriglia terrorista. Lungo un sentiero. Lungo la strada principale. Nel deserto. Il sangue ha ormai macchiato ogni centimetro di Iraq. E se 4000 sono i morti americani, il mistero rimane fitto sui morti iracheni. Quante le vittime irachene di questo orrore che pare non aver fine? Non si contano. Le testimonianze, raccolte su blog dei diretti protagonisti, su siti giornalistici, su resoconti e cronache, descrivono un paese allo sbando. Senza regole se non quelle dell'odio e della sopravvivenza. Dove tutto può accadere. Dove tutto è possibile.
Ma questa lotta va avanti. Almeno così afferma il principale artefice. George W Bush. E domani saranno elezioni presidenziali e il nuovo presidente si troverà tra le mani una situazione ormai insostenibile. Scelte. Linee da seguire. Cosa cambierà? Si spera tanto e in meglio. Per non ritrovarci a contare e ricordare morti, vittime, altri e altri ancora.


AP

lunedì 24 marzo 2008

Critiche alla conversione di Magdi Allam

Critiche da tutto il mondo per la conversione di Magdi Allam. E non tanto per la scelta religiosa. Ma per la forma. Perchè tanto rumore? Perchè tutto questo protagonismo?
La scelta della diretta televisiva. La scelta del papa di battezzare di persona il giornalista.

La comunità islamica critica proprio il risalto mediatico dell'evento. Dello stesso parere la tv Al Arabiya, che se la prende con la diretta televisiva sulla rete di stato italiana.
Duro il commento del foglio elettronico panarabo Elaph, che parla di Magdi Allam come di "un trasformista che dall’Islam è passato al sionismo per poi approdare al cattolicesimo". E tutto con guadagni non male. E non solo di spirito.
Ma la cosa a cui pensare in questo momento è il dopo. Magdi Allam si è sempre dichiarato orgogliosamente facente parte di quel mondo islamico moderato che esiste. E lui ne era simbolo. Questa sua posizione lo ha lanciato a livello di carriera e di top ten editoriali. Adesso?
Adesso che islamico moderato non lo è più? Quale credibilità sul suo passato? Forse, almeno negli ultimi tempi, islamico non lo era. O forse non lo è mai stato. È un cambio di "posizione" importante per il vicedirettore del Corriere.
Di Islam non potrà più parlare, almeno da protagonista interno ai fatti. Conversione o meno, interessi o meno, sarà interessante, domani, scoprire la sua nuova visione. Forse l'inizio, un nuovo inizio per un nuovo successo personale.
AP


Alitalia, la strana fretta del governo

Padoa Schioppa negli ultimi giorni, dalla promessa di Berlusconi, sembra essere impazzito. Il Cavaliere ha questo potere. Adesso non c'è più tempo. Bisogna decidere in 24 ore. Massimo 48. Se no Alitalia fallisce. Prendere o lasciare. Air France preme sull'acceleratore seminando panico e picchiando duro su condizioni e tempistiche. I sindacati temporeggiano. Berlusconi ci fa sapere della cordata. Di Pietro denuncia Berlusconi per "gioco scorretto". Veltroni, anche lui, parla di 48 ore. Sta dietro a Prodi e Padoa Schioppa. La situazione è imbarazzante. Chi ha ragione?
E non è questione di ragione. Chi ha tra le mani, e in coscienza, la scelta giusta?
L'improvviso dover correre del governo fa pensare. Perchè? Perchè Alitalia fallisce diremo noi. No. Oggi il Ministro dei trasporti Bianchi fa sapere che Alitalia ha liquidità per un anno. Come?
Ma non doveva morire in 24 ore? Si ad Air France o è la fine. No. Alitalia ne ha ancora per un anno. E non solo. È spietato il ministro Bianchi. «Non c'è motivo di affrettarci - ha detto il ministro - ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l'altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore». Come?
Quindi il limite è stato per così dire imposto da Air France. Niente a che vedere con la reale situazione della compagnia aerea nazionale. E attendiamo nuove offerte.
Cosa risponderà il governo? Ma questo è già cosa vecchia. Cosa dirà Veltroni? Che con il governo mantiene rapporti più che importanti ma è comunque "cosa nuova". Adesso salta fuori che, secondo un importante esponente con tanto di Ministero, è meglio avere offerte ed è insensato correre.
La storia comincia ad avere i contorni del giallo. Che gioco si sta giocando?
A interesse di chi? Di Alitalia? Dei lavoratori Alitalia? Dell'orgoglio nazionale? Non pensiamo proprio. E qualcuno, e questo si nel più breve tempo possibile, dovrà dare spiegazioni.

AP

sabato 22 marzo 2008

Veltroni, possibilità pareggio

Si. Veltroni non dice cosa sorprendente e nuova. Il rischio di pareggio in Senato è concreto. Ormai tutta Italia ne è consapevole. Ed è forse quello a cui aspirano i due duellanti. Per poi giocare su altri terreni e cambiare rotta. Le elezioni del prossimo aprile sembrano sempre più una formalità. Un atto democraticamente dovuto. Ma gli scenari sono ben chiari sia a PD che a PdL.
Sono mesi che ci studiano su. In una campagna elettorale a tratti surreale. «Se ci sarà il pareggio si dovrà aprire una crisi istituzionale ed affidarsi al Capo dello Stato». Queste le parole di Walter Veltroni. Ma và. «E' una possibilità concreta: una situazione che il Paese non si può permettere, non è più tempo di instabilità e di ingovernabilità, non possiamo più ripercorrere i quindici anni che abbiamo alle spalle ma piuttosto dobbiamo voltare pagina». Continua. Con l'intento chiaramente di tirare acqua al proprio mulino. Unica cosa da fare. Cercare in questa farsa elettorale di raggiungere quanto più potere per avere magari, domani, il coltello dalla parte del manico. E poter dire si o no. O avere precedenze al Quirinale.
I piccoli cominciano già ad ammanettarsi al palo, in attesa dell'esecuzione. Manca poco. Anche se i dubbi su Casini e Sinistra rimangono. Riusciranno davvero ad attirare un numero considerevole di scontenti? Tanto da poter rientrare attivamente nei giochi. Le possibilità ci sono. Ma a urne chiuse e dati certi la strategia dovrà per forza cambiare. E sottomissione sarà quasi obbligata.
Apre Veltroni. Come nel suo stile. L'opposizione avrà i suoi posti importanti. E un patto tra maggioranza e opposizione sarà necessario. Dietro le parole quasi cantate dal leader PD si nasconde una temibile possibilità. Soprattutto conoscendo il furor politico del Cavaliere. Uno che la presa non la molla. E a giochi fatti è in grado di inventarsi qualcosa, una magia, per rimanere in piedi. E ce l'ha sempre fatta. Ormai da più di una decade.
Si riproporrano le grandi intese? Tutti dicono no ma la situazione, in più di una occasione, lo fa pensare. Berlusconi dice di essere in netto vantaggio. Pochi ci credono. Magari in vantaggio. Ma netto no. E questo nuovo caso Alitalia se non giocato con maestria può trasformarsi in un boomerang pericoloso. A pochi giorni dalle elezioni. Nessuna larga intesa dichiara il Cavaliere. Il PdL vincerà e avremo maggioranza per governare tranquillamente. Ottimismo berlusconiano proverbiale ma in questo caso quasi patetico.
La possibilità di pareggio è concreta. Il Capo dello Stato entra in campagna elettorale giudicando utile ogni voto, non solo quelli ai grandi. Le porte del Quirinale rimangono socchiuse. L'agenda di Napolitano per precauzione senza impegni, a partire dal 14 di aprile.
AP

venerdì 21 marzo 2008

Elezioni 2008, non c'è par condicio

Arriva il monito ufficiale del Garante per le comunicazioni. Par condicio calpestata ripetutamente. Da parte dei due colossi PdL e PD nei confronti delle altre realtà politiche. E del PdL nei confronti del diretto concorrente PD. Si parla troppo di Berlusconi. E a volte solo di Berlusconi. E scatta il richiamo.
I numeri sono numeri e le differenze sono evidenti. Tutti i telegiornali dedicano la maggior parte dello spazio al Popolo della Libertà. Soffre quindi il PD. Ma a soffrire, ingiustamente, sono soprattutto le realtà ormai isolate. C'è una manovra ben chiara. Ormai da mesi, da anni. Un progetto studiato a tavolino da entrambi gli schieramenti. Forse questa la vera grande alleanza. La prima. E pensiamo non l'ultima.
Fare fuori realtà o schegge della politica italiana. Giusto, probabilmente, se visto in ottica di ipotetica futura stabilità ma a dir poco scandalosa se pensiamo a modi e raggiri.
I "piccoli" sono praticamente svaniti nel nulla. Nascosti e calpestati. Da tutti. Bruno Vespa ha invitato tutti, tra programmini e rinunce e fughe di protesta. Troppo poco. Se pensiamo all'andazzo generale. Come una caramellina data al bambino per non farlo piangere. E in molti oggi in Italia ignorano programmi e candidati premier. Più o meno credibili non importa.
Lo ha fatto l'informazione pesante. Lo ha fatto, a quanto pare, la rete. Ma è quello che vuole davvero la gente?
I blog, realtà in aumento costante di peso e credibilità, hanno cercato di prendersi, lo possono ancora fare (non si sa per quanto!), il proprio spazio. Tantissimi i blog nati per appoggiare l'uno o l'altro candidato. Da semplici gruppetti di appassionati ma informati e competenti (troppe volte più degli stessi giornali "seri") a vere e proprie organizzazioni legate al partito. Ma in un sistema come quello italiano, ancora volutamente arretrato in tema di informazione e nuovi media (basta fare un giro negli Stati Uniti) anche il tentativo più brillante e serio, se non appoggiato, cade ed è caduto nell'oblio. E anche i pochi giornali nazionali che hanno fatto finta di dedicare spazio ai blog, lo hanno fatto o a senso unico o, soprattutto, scivolando nel ridicolo. Per far perdere il tutto di credibilità e di sostanza. Una realtà divertente e poco seria. Questo devono continuare a essere i blog e la comunità in rete. Negli USA direttori di telegiornali e autori televisivi scrivono in blog e intervengono in più di una comunità. Che diventa come un tempo in più, oltre il televisivo, per le idee e per i progetti. Questa cultura nel Bel Paese ancora manca. E per l'educazione dei nostri giornalisti (ben superiori alla comun parola e idea) forse mancherà ancora per molto tempo. Forse perchè ormai neanche più in grado questi di dialogare e ricevere e dare risposte. Chiusi nel proprio sistema da coccolare e intenti a lucidare corazze di protezioni varie per resistere agli urti. Libertà che si ruba e deruba a scapito dell'informare. Ma non è più una novità.
L'informazione quindi va per una sola strada. E a quanto pare neanche a doppio senso. E i semafori al massimo lampeggiano. Il più forte passa.
Il richiamo a un maggior rispetto dei tempi e a un più serio equilibrio è arrivato. Niente cambierà come al solito. Anche perchè ormai i giochi sono fatti. Quello che si voleva fare lo si è fatto. I più furbi son saltati sul carro armato, i piccoli cingolati si sono ridotti a ferro fumante. Garante o non garante questa è la triste realtà ormai da anni.

AP

Alitalia, parola di Berlusconi

Ci sono io. Quindi si farà. Silvio Berlusconi mette il suo nome a garanzia di una trattativa alternativa ad Air France-Klm. La cordata ci sarà e il prossimo premier dirà no ai francesi. È un impegno più che una promessa elettorale.
Niente contro la Francia, un no secco solo alle condizioni giunte da Parigi. E gli imprenditori italiani salveranno Alitalia.
Quindi Rialzati Alitalia.
E vedremo. Forse il pressing del Cavaliere è alla base di questa isterica accelerata di Air France e soprattutto del Tesoro. Padoa Schioppa ieri, come investito da un onda di paura improvvisa, ha cominciato a guardare con insistenza all'orologio. Il presidente di Air France a dettare le regole e dire o domani o niente. Strana impennata della trattativa.
Berlusconi scende ufficialmente in campo. Air France rimane bloccata dal no dei sindacati e dal no del nord su Malpensa. Alitalia guadagna in borsa per poi cadere a picco. Sono giorni di confusione. Confusione da destra a sinistra, a meno di un mese dalle elezioni, che fa pensare che in effetti qualcosa bolle in pentola.
AP