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mercoledì 30 aprile 2008

Redditi on-line: Beppe Grillo nel panico

Sappiamo tutto. Ma proprio tutto di tutti. Giusto? Sbagliato? Una operazione improvvisa che puzza e non poco. Il garante dichiara la sua estraneità ai fatti. Il garante non è stato informato della decisione. Nel sito dell' Agenzia delle entrate si potevano vedere belli e puliti i redditi di ogni italiano. Succede in tutto il mondo dice Visco. Ma scoppia la polemica. E il più polemico e oggi non con solita sicurezza il comico genovese. Beppe Grillo è furioso. Ma di chi è questa idea?
E si rivolge ai grillini. Scrivere una mail a Tremonti, prossimo ministro dell'economia e incazzati dichiaratevi incazzati. Così non si può. Risposta dei grillini fredda. Qualcosa si è rotto? No caro Beppe questa volta sbagli. Prima dici di pubblicare tutto e che la trasparenza è internet e i cittadini devono sapere. E adesso? Perchè tutta questa preoccupazione per la propria dichiarazione dei redditi? Perchè definire una trasparente operazione proprio della tua amata rete "una follia"? Dichiarazione pubblicata dal Corriere. È un vero colpo a sorpresa, uno schiaffo del potere informativo al comico di Genova. Vday? Beccati questa!
E addirittura c'è chi sul sito di Grillo invita a togliere il post dello stesso Grillo. Una rivoluzione. Il perfetto Grillo ripreso dai propri fans.
Ma siamo in Italia, non dimentichiamolo e leggere il post sui grillini e il popolo del vaffa proprio qui su PrimaPagina.
Il sito dell'Agenzia entrate è stato bloccato. Ma ormai sembra essere davvero troppo tardi.
AP



La crisi delle sinistre -parte terza-

Gianfranco Fini Presidente della Camera. Discorso applauditissimo e risultato storico. Questa la ultima ora di oggi. Ma torniamo alla giornata di ieri. Walter Veltroni ammette le sconfitte. Non una. Molte e una peggiore dell'altra. Molti cominciano a chiedere la sua testa. Subito. Cambiano i nomi (dei partiti), cambiano gli equilibri ma la voglia di poltrone d'onore rimane sempre la stessa.
Walter Veltroni dicevo ammette le sconfitte e a sorpresa chiama i suoi a rapporto. Avanti con la battaglia ma il prossimo autunno congresso per decidere il da farsi. Terremoto. Alcuni colti di sorpresa si nascondono, come fanno ormai da mesi attendendo tempi migliori, altri si fanno sentire. D'Alema. Non se ne parla neanche tuona l'ex premier, l'ex segretario, l'ex ministro degli Esteri. Oggi peso pesante assai pericoloso per Veltroni. L'onda diessina di ritorno.
E si può ben capire e quasi comprendere la posizione di D'Alema. Veltroni oggi probabilmente rischierebbe di rimanere alla guida del Piddì. Se invece le bufere si susseguono con tale intensità no. Perchè si sa la politica consuma. Soprattutto quella degli insuccessi. Ti bruci dal giorno alla notte o dalla notte al giorno. O basta solo un po di tempo. Ed è questo quello che deve succedere a Veltroni. Già ferito si attendono mesi e probabili insuccessi per ammazzarlo del tutto. E a questo punto non ci sarà bisogno di impegni, voti e strategie di mercato.
D'Alema è un politico di sinistra con la S maiuscola.
Oggi è lui a rispondere alle domande del dopo discorso di Fini. E parla da leader. Parla da leader di sinistra. E il richiamo all'antifascismo? Si domanda con il suo sorriso ormai storico. Vuole rilanciarsi D'Alema. Sempre sul chi va la. Lui e altri pesi ex DS. I pesi che hanno affossato Rutelli. Non a caso.
La situazione, come si ripete da ormai post e post è delicata. Non grave perchè per ripartire, visti i numeri del centrodestra, c'è tempo. Limitiamoci a una delicata situazione nel centrosinistra.
Ma quali scenari aprirebbe un D'Alema 2...3...4? A che punto siamo? Questo dipende da tanti fattori. Le manovre in zona rosso riformatrice saranno fondamentali per capirci qualcosa. Per capire gli appoggi e soprattutto i tempi. Veltroni cerca e cercherà di salvarsi ma la sinistra di potere, partitica, non ha mai perdonato e mai perdonerà certi scivoloni. Specialmente se attesi da tanto tempo. Quasi dal principio dei pidemocratici tempi.


AP



martedì 29 aprile 2008

La crisi delle sinistre - parte seconda -

Alemanno non era solo con i suoi fedeli a festeggiare la storica vittoria di Roma. Non c'erano solo i taxisti strombazzanti per le strade capitoline. Scene di altri tempi. Immagini da film neorealista. Mancava il bianco e nero e le biciclette. Roma è caduta. La Roma veltroniana. La Roma rutelliana. E a godere non sono sicuramente solo i berlusconiani o alleanza nazional fedeli. Perchè ieri è morto un progetto importante. Il Partito Democratico. Attenzione ancora manca sepoltura ma in tanti, lato sinistra soprattutto, sperano e attendono. E una scritta ieri riassumeva i fattacci degli ultimi mesi. Le primarie e la caduta del governo Prodi, la Sinistra fuori dal Parlamento e Roma alla destra: Walter Santo Subito.
In effetti se pensiamo ai risultati un qualche pensiero non può non venire. Ha fatto più danni Veltroni in questi mesi che tanta sinistra ammuffita in sessantanni. Ed è soprattutto la destra a non crederlo. Tanta battaglia, tante delusioni, compromessi con diavoli e acqua santa. Non era meglio metterlo prima Veltroni? Lui in un paio di mesi ci ha risolto tutto. Ma questo risultato non era prevedibile? No, una disfatta simile no, neanche ai peggiori gufi pessimisti. Perchè va bene fare fuori Veltroni, va bene Prodi ormai alla frutta ma ritrovarsi in queste condizioni e chi se lo poteva immaginare? Ma i problemi arrivano adesso. Magari Roma si riprende tra un po di annetti ma come si esce, subito, da questa penosa situazione? Alemanno non festeggiava solo con i sui fedeli perchè c'è una parte di sinistra e centrosinistra che attendeva questo momento. D'Alema ha assistito da grande stratega e classico uomo di sinistra in disparte. E che dire di Fassino? Ve lo ricordate? Tutti a tempo debito spariti dalla circolazione. Il silenzio premia. Soprattutto in momenti tragici. Si può sempre poi dire ve l'avevo detto io...
Già Rutelli ieri sera cercava affannosamente il modo per poter scendere dal barcone. Lasciato solo dal PD tuonava lo sconfitto. Naturalmente. Fosse stata vittoria invece si sarebbe parlato di rivincita del PD e tutti abbracciati a cantare sotto ar colosseo (e attenzione a non aggrapparsi alla provincia di Roma!). Qualche peso sta già mollando la presa. Obbligato per rimanere a galla. Perchè in politica la scialuppa te la devi prendere subito. E non c'è pietà neanche per donne o bambini. E un'orchestrina che suona la puoi anche trovare ma il direttore tranquillo è già in salvo.
Il Pd si gioca il suo futuro adesso. C'è chi chiede la testa di Veltroni. Per chi? D'Alema? Lui sarebbe entusiasta forse ma cambierebbero un po di cose. E così rimane la carta opposizione. Il dialogo aperto con un altra anima silenziosa, Casini. Già si parlava nei giorni scorsi di grande alleanza tra le due realtà rimaste in Parlamento. Ma il Partito Democratico non diventerebbe così un po troppo democratico...cristiano? Alla faccia di chi si presentava agli italiani come lo Zapatero d'Italia. E alla faccia del laicismo e riformismo e avanti così.
No. La situazione non è delle più facili. E fino ad oggi Veltroni ha giocato solo. Forse perchè tutti attendevano questo momento. Ma da ieri più correnti cominceranno a dare contro al ferito Walter. E da ieri proprio il ferito Walter corre il rischio di ritrovarsi pure isolato. Correnti massimaliste (nel senso di D'Alema), correnti più teo per un ulteriore passo al centro. E che dire della sinistra quella incazzata? Anche loro cominceranno a spingere. E non certo per tenere in piedi il baraccone PD. Proprio quel baraccone che per la prima volta nella storia gli ha lasciati fuori dal Parlamento.


AP


lunedì 28 aprile 2008

Roma: Alemanno sindaco e sinistra a picco

L'ultima speranza a sinistra si chiamava Roma. Capitale di quel paese perso malamente nelle ultime elezioni. La sinistra perde anche Roma. È un risultato storico. In positivo, per il centrodestra, in negativo per il centrosinistra. E adesso? Sarà colpa ancora una volta dell'ignoranza e della dittatura?
Mancava un tassello, Roma. Adesso si può partire con la riflessione seria, si spera, a sinistra. Non ci sono più scuse. Roma poteva diventare un appiglio. Roma ha scelto di cambiare. Dopo anni di sinistra. Dopo anni di Veltroni.

Gli italiani scandalizzati

C'è una cosa che non capisco di questo paese. Lo scandalizzarsi dinanzi a fatti che ben si conoscono e di cui a volte, molte, troppe volte si fa parte. Esce il nuovo libro del duo Stella-Rizzo. Quelli della Casta. E stavolta il titolo è ben più desolante: la deriva. Dell'Italia naturalmente.
Grande successo assicurato. Tanti gli italiani che correranno in libreria a comprarlo. E poi si ritroveranno magari a leggerlo. La maggior parte finirà al secondo capitolo e comincerà a criticare. Giustamente. Se ne parlerà con gli amici e tutti e dico tutti in Italia avranno, entro il prossimo autunno, letto la deriva. Come con la Casta.
Ma dove si nasconde la novità? Cosa ci dice di nuovo questo libro? Niente. Parla di una realtà che chi non conosce? L'Italia dei favori, dei potenti, dei politici, dei paraculi, lecchini e chi più ne ha..più spenda. Perchè il problema sta proprio nel quanto ci costa tutto questo. E non a caso siamo in fondo alla classifica europea in fatto di spese e consumi. Il baraccone in un modo o nell'altro va tenuto su no?
E allora a leggere "la deriva". Perchè? Non basta forse fare un giro in ufficio pubblico? In una università? Per le strade di questo paese? E perchè starsene li a leggere pagine e pagine non più di scandalo italiano. Ma di quotidianità italiana. Chi escluso? I poveri subito messi da parte. Perchè o sei così o fai ben poco. Voglia studiare, impegnarti, credere. Passa il più furbo e ti piglia tutto. Ma è una novità? Sembra di si. O siamo davvero un paese di ipocriti e pure patetici. Ci infiliamo e ci facciamo infilare, mangiamo e poi abbiamo pure il coraggio di andare a leggere "La deriva".
Un articolo sul Corriere presenta il nuovo lavoro. E si presentano i due autori con un nuovo scandaletto: Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta».
Ma và. E si può andare avanti e i due giornalisti vanno avanti. Leggere la "deriva" per scandalizzarsi. Ma di cosa? In altri tempi c'era chi diceva chi è senza peccato scagli la prima pietra. E chi la scaglia in Italia? Nessuno. Perchè in Italia si chiacchiera e ci si scandalizza. Delle proprie chiacchiere. Chi scaglia la prima pietra in Italia? Chi può scagliarla? E quindi fermiamoci allo scandalo e in silenzio, perchè se no sta male, speriamo domani di rientrare anche noi nel club delle scodellatrici. O chiamiamo chi può farci entrare. Naturalmente dopo aver letto "La deriva".
AP

sabato 26 aprile 2008

Grillo, grillini e l'Italia del semplice "vaffa"

Siamo sicuri sia questa la strada giusta? Io seguo e ho sempre seguito Beppe Grillo nelle sue iniziative, l'ho sempre ascoltato, mi sono anche, più di una volta, lasciato prendere da quel linguaggio tanto popolare tanto popolare e incazzato da sembrare vero. E ho sempre pensato all'informazione in Italia come a un qualcosa di marcio. E lo è. Una casta che sta riducendo il paese a poltiglia. Ignorare per meglio lavorare. Alle spalle. È talmente chiara la situazione. Con i tanti che "scrivono" a una sola voce. Scrivono tutti e scrivono tutti allo stesso modo. Linea editoriale? Pensiero? No. Regole del gioco. O ci stai o sei fuori. Ma è così solo in Italia? No. E davvero la folla, molti giovani e giovanissimi, che mandano a fanculo tutto e tutti sono migliori? Sono davvero diversi? No. Sono (siamo) vittime di un sistema macabro, che si, in Italia, probabilmente raggiunge livelli di squallore senza paragone. Perchè sono (siamo) presi per culo, e davvero, da tutti. Ma attenzione, perchè sono (siamo) quelli che poi a loro volta prendono per culo. Basta dargli un pochino di potere. E già la voce basta diventa violenza, anche gratuita e il vedere e il sentirsi un gruppo fa credere di essere il vero. La verità assoluta. No, non vuole essere questa una sempliciotta indagine sociologica, anche se siamo società e alla fine guardandoci bene non siamo poi così diversi l'uno dall'altro. Io più passa il tempo e più mi rendo conto, o mi convinco (anch'io!) che in Italia chi non è "mafioso" è perchè o non ha potuto o non è riuscito a esserlo. Tutti, o quasi, chiamiamo il potente, quello che ci può dare almeno il la. Tutti, o quasi, bussiamo alla porta di chi è "casta" per poter prendere parte anche noi alla cena di gala. Perchè se non fai così sei invisibile. Completamente invisibile. E il sistema è talmente perverso da non concedere eroismi di nessun tipo. L'invisibile è invisibile. E pure coglione. E questo sistema crea e ha creato questa situazione. La situazione attuale. Dalla politica all'informazione passando per il semplice impiegato. Con la differenza che in Italia non possiamo far leva neanche sull'orgoglio, perchè la maggior parte degli italiani dinanzi a un guadagno seppur minimo sono pronti a sputtanare tutto e a vendere un proprio ideale. A svendere il proprio paese. Questo forse ci rende differenti dalle altre realtà. Ci rende in un qualche modo unici. Perchè noi "l'Italia è una merda" lo scriviamo senza grossi problemi, senza neanche andare a fare un giro fuori per vedere se poi è davvero tutta questa merda. E allo stesso tempo però siamo un popolo di incazzati neri. Perchè forse la cosa un po nel profondo ci infastidisce. L'Italia è una contraddizione. A morte i leccaculo per poi presentarsi a natale con l'agendina o la penna (nel migliore dei casi) per appunto leccare il culo. Italia alla malora per colpa proprio di questa gente per poi essere noi stessi, e se non tutti quasi tutti così. Siamo contraddizione. E la tragedia è che alcuni personaggi, il potere in primis, su queste contraddizioni ci gioca. Chi forse è distaccato più di tutti. Gioca sulla rabbia latente di noi tutti italiani. Che pensiamo con un vaffanculo di cambiare qualcosa. Per poi il giorno dopo rimetterci in fila. In silenzio e discreti perchè certe cose non si devono far vedere o non bisogna parlarne.
Dicono che ogni popolo ha il paese e i governatori, anche i comici, che si merita. Siamo davvero sicuri che questa non sia l'Italia degli italiani?
AP

giovedì 24 aprile 2008

Industriali all'attacco

Del nuovo governo si sa tutto e si sa niente. Ministri, ministeri, deleghe, di tutto di più. Come nella migliore tradizione. Unico dato positivo il numero di questi ministri. Che diminuirà forse. Sicuramente non aumenterà. L'Italia per una volta non tenterà di superare il record che a lei stessa appartiene. Il numero di ministri e segretari e sottosegretari. Una barzelletta a livello europeo e mondiale.
Tace più o meno la politica, almeno quella ufficiale. Urlano gli industriali. Alle prese in questi giorni con un vero e proprio delirio dalla definizione complicata. Bene del paese? Interessi di casta? Interessi politici? O tutto questo?
Montezemolo attacca duramente il sindacato. In parte a ragione ma con toni e modi che fanno pensare. Ed è lo stesso centrodestra a mettere freno. È tutto dire.
Passano due giorni e anche la successora prende in mano microfono e spara. Stessi toni. Stesse argomentazioni. È giunto il momento della resa dei conti? Sembra di si. Gli industriali non aspettavano altro. Si dice entusiasta la Marcegaglia dell'assenza della sinistra radicale in Parlamento. Bene. E adesso sindacato tranquillo e contratti da rivedere.
Può essere la ricetta giusta per la ripresa dell'Italia. Perchè no. Ma i modi di Confindustria non sono certo dei più promettenti. Se dialogo si vuole forse è il caso non di attaccare ma di fermarsi e discutere. Consapevoli, gli industriali, del vento che gira dalla loro.
Ieri Berlusconi al Quirinale. Ancora attesa sui nomi. Solo indiscrezioni che riempiono solo le pagine depresse dei giornali. Ancora attesa. Ancora attesa. Anche se Berlusconi sembra essere intenzionato a partire alla grande e Alitalia, Putin lo confermano. I ministri solo equilibri da trovare e che si troveranno.
Ancora attesa...


AP


primapaginanews@libero.it

domenica 20 aprile 2008

La politica di Montezemolo

Non è più capo di Confindustria Montezemolo. E l'altro giorno c'è stato il passaggio di consegne. Passaggio che forse meritava un pò più di rispetto per la successora, completamente messa in ombra da quei discorsi tanto politici tanto politici del boss della Ferrari. Lo sapeva bene Montezemolo della pericolosità di certe affermazioni. Del peso mediatico. Ha voluto rubare la scena. Ha sparato sui sindacati. Come una furia. Parole dure. Durissime. Parole politiche. Da politico. Non è una novità è vero, gli industriali in Italia hanno sempre avuto un potere enorme. Ma qui non si parla più di industria. Non si parla di recessione. Di crisi. E di soluzioni alla crisi. Si fa politica. A una settimana neanche dalle elezioni. Politiche. E fa il politico uno che la politica non dovrebbe farla. Getta benzina sul fuoco uno che dovrebbe solo nell'occasione salutare e ringraziare e presentare un nuovo presidente di Confindustria. Perchè la benzina poi brucia. E lui, Montezemolo, rimarrà al centro di questo incendio. Ci sono i tempi giusti e quelli sbagliati. I tempi giusti e quelli volutamente sbagliati. Montezemolo ha optato per la seconda opzione. Perchè? Non è tanto ingenuo l'ex presidente degli industriali. Anzi. In più di una occasione si è parlato di lui come possibile leader di una nuova forza politica. E dopo la sparata dell'altro giorno forse si continuerà a parlare di lui chissà, come ipotetico ministro? Lo sa benissimo Montezemolo. Chi è lui e chi c'è al governo adesso e chi e come hanno perso le elezioni a sinistra. Sparare sui sindacati. Forse con qualche ragione. Non ha tutti i torti Montezemolo e sarebbe un ennesimo errore a sinistra condannare e basta le sue parole. Ì problemi dei sindacati sono molti e tutti ben visibili. I personaggi che ruotano attorno al mondo sindacale sono molte volte più che ambigui e criticabili. La politica del sindacato è chiara. Non ha tutti i torti Montezemolo. Ma cosa vuole creare con questo attacco? Una vendetta come hanno detto da più parti? No, non è così ingenuo ripetiamo. E proprio nella reazione di una parte politica si può intravedere l'importanza di quell'attacco. Non è passato in secondo piano e paradossalmente le critiche non sono arrivate da sinistra. Bensì dalla Lega. Perchè questo spirito improvviso di protezione? Proprio la Lega. Non è tempo di scontri affermano i vertici del carroccio. Per poi attaccare puntualmente Berlusconi con un subito ministri e a noi il Viminale. La gente ci ha votato e noi dobbiamo portare sicurezza in questo far west Italia. Le manovre politiche di questi giorni sono importanti. Qualcosa può morire e qualcosa può nascere. Montezemolo che aveva inoltre salutato la vittoria netta di Berlusconi con un "era ora! Adesso il paese è governabile!". Montezemolo che il giorno del suo addio decide di scrivere come un proemio ad un nuovo inizio. Di che tipo? Sarà già in Spagna a seguire le performance di Raikkonen sulla sua amata Ferrari? Sarà rimasto a Roma? A Bologna?
Per la cronaca il nuovo presidente di Confindustria è una donna e si chiama Emma Marcegaglia (nella foto).


AP


sabato 19 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte prima-

Dovrebbe essere una. Sono tante. E alla fine nessuna. Sinistra. Tutte in crisi nera. Dalla più estrema e vera, senza pass per il Parlamento, a quella più rivolta al centro, enigmatica e con una percentuale al di sotto delle aspettative. Si parlava di pareggio. Di recupero e addirittura sorpasso. Ci saranno anni di Berlusconi. Vittorioso in maniera netta e quasi preoccupante.
Tante sinistre. Tutte fuori. Chi fisicamente e concretamente. Chi fuori dai giochi. Alla ricerca di una posizione forte. Il governo ombra che prima o poi Veltroni dovrà spiegare.
E la domanda che circola ossessiva in queste giornate di triste riflessione: che fare?
Ci provano i blog, sempre più numerosi e ormai presi in considerazione anche da partiti e movimenti, a dare idee e spunti di riflessione. Vera voce del popolo che scrive. E soprattutto mezzo alla portata di tutti (anche se siamo davanti solo a Grecia e Bulgaria in tema di uso e consumo). Angolo in cui poter riflettere. Lo fanno i politici, sempre tramite blog. E veri protagonisti della reale politica. Si interrogano i giornali, soprattutto quelli più a sinistra. L'Unità con i suoi editoriali, Il Manifesto. Tutti. Che fare?
C'è tanto da fare. E il tempo c'è e ci sarà. Aspettiamo Roma e ripartiamo. Tanti scrivono di socialismo. Alcuni, quelli più duri, di comunismo. Tanti insistono sul partito democratico. Le varie correnti di una sinistra stanca. Ormai messa all'angolo in più di un paese europeo. Sinistra con mali comuni. Con storie non proprio diverse. Smarrita in questo tempo di cambiamenti netti e profondi. A livello economico, a livello anche geografico ma soprattutto a livello sociale. Sinistra che non si è fatta interprete di questi cambiamenti. Continuando a parlare e a credere in un linguaggio vecchio. Oggi che tutto deve a tutti i costi essere nuovo. E gli operai si incazzano e vanno con la Lega. E la classe media si incazza e va con Lega, Berlusconi o va con nessuno. La sinistra perde il contatto. Con la realtà. E perde, malamente, le elezioni. Non entra in Parlamento. È un momento drammatico per la nostra politica.
Il PD paga il fallimento prodiano? Troppo semplice come conclusione. Forse l'italiano ha capito fin dall'inizio che proprio dietro il Pd c'era il fallimento prodiano. I protagonisti del fallimento prodiano. Chi in silenzio. Chi con una maschera. Chi con nuovo trucco. Chi defilato in attesa di certezze. Ma la gente a quanto pare non è scema. Ed è stanca. Una stanchezza rischiosa. Da non sottovalutare. Perchè può sembrare paradossale ma oggi l'ordine sociale e la speranza di ordine sociale e ritorno alla normalità ce l'ha in mano Silvio Berlusconi. Se fallisce anche lui sono guai. La gente gli ha messo, esasperata, il paese nelle mani. Perchè avrebbe potuto benissimo, la gente, mettere la croce su Veltroni e Sinistra. Così non è stato. E attenzione a cominciare la riflessione dai soliti temi ormai vecchi pure questi di dittatura, matite che sole mettono la x su PdL e ignoranza. Perchè una riflessione di questo tipo, a sinistra, porterebbe solo alla riconferma di quanto avvenuto la settimana scorsa. Non ci saranno nuove possibilità senza un iniziale bagno di umiltà della sinistra italiana. L'estrema e la riformatrice. Non ci sarà domani senza prima una pausa e uno spogliarsi di quelle opportune giustificazioni di sempre. Abbiamo perso perchè Berlusconi ha in mano tutto. Abbiamo perso perchè l'Italia non è democratica. No. Abbiamo perso perchè la gente non ci ha votato. Punto. E abbiamo perso perchè manca una vera classe politica nuova e attenta a sinistra. Ci si nasconde dietro le solite frasi per poi ritirarsi come vecchi saggi in un esilio e in un silenzio patetico. Per finire poi con l'accusare Berlusconi. Di cosa? Per gridare allo scandalo. Pensiamo davvero che dicendo Berlusconi è un mafioso. Andando da Santoro a ripetere sempre le stesse cose, da Mangano al conflitto d'interesse si possa vincere? È così che la sinistra pensa di vincere? E le idee? Le frasi che vuole sentirsi dire chi non arriva a fine mese? Chi in questa società spietata è messo fuori, solo perchè o non troppo intelligente o sfortunato o impotente, o non sa fare bene i conti di come fottere più degli altri. Dov'è la sinistra? A parlare di Berlusconi? Cosa interessa all'emarginato, al precario, al ferito, a chi si fa un culo così in fabbrica rischiando pure di farsi ammazzare, al medio che vede sempre più lontana la possibilità di concludere qualcosa della propria vita, cosa interessa del giardiniere mafioso di Berlusconi? Cosa interessa della stampa, dell'informazione e della par condicio? Delle belle frasi tirate fuori al momento giusto per cercare a parole di rendere giustiza a cosa? Dell'operaio sopravvissuto alla strage di Torino candidato? Dov'è la sinistra? A fare discorsi da salotto. Gli intellettuali che scimmiottano prima uno poi l'altro alla tv o su youtube. E una volta superato il limite riempiono palazzetti urlando di essere vittima del sistema Berlusconi. Di avere la bocca a forza sigillata dalla dittatura. Spariscono dalle televisioni attendendo l'atteso ritorno con cifre da capogiro a contratto. Forse la sinistra deve partire proprio da qui. Dal mettere da parte queste favolette e questi figli di puttana dai discorsini vittimistici a orologeria. I cervelli che gridano allo scandalo per riempirsi le tasche. Forse bisogna partire proprio da qui. Senza grandi discorsi su ideali o filosofie economico politiche. Che la gente, la maggior parte della gente neanche capisce. E corre a dare il voto, esasperata, al prototipo dell'incazzato con senso e "poca cultura" Bossi.
AP

giovedì 17 aprile 2008

PD e il terremoto Prodi

Walter Veltroni deve aver passato una brutta giornata ieri. Non bastava la mazzata elezioni. Adesso i colpi arrivano anche dall'interno. Cosa questa che può provocare un vero e proprio terremoto nel Partito Democratico. Una lettera. Spedita da Prodi tempo fa proprio a Walter Veltroni. Custodita amaramente e gelosamente in cassetto per non destabilizzare la già delicata corsa al voto di aprile. Oggetto della lettera le dimissioni da Presidente del partito. Autore Romano Prodi. Una lettera quindi di un peso notevole. Passano i giorni e tutto splende sotto il cielo azzurro del PD. Nessun problema. Guardiamo al domani e viviamo felici e vogliamoci bene. Il problema è che il domani è arrivato. E Veltroni si ritrova non più con qualche nuvoletta ma con una vera e propria tempesta. Una bufera.
Sconfitto nettamente alle urne. Ripetiamo il nettamente. Accuse da ogni lato. Sinistra. Responsabilità di aver ucciso una parte politica importante. Accuse dall'arcobaleno (a proposito di meteo), accuse dai socialisti. Piovono pietre su Veltroni.
E allora guardiamo al dopodomani. Cerca di alzare la testa Walter. Berlusconi parte malissimo afferma l'ex sindaco della capitale. E noi faremo un governo ombra. Non molleremo. Grazie a chi ci ha votato. Al pensionato che è tornato a sognare grazie alle parole di Veltroni. Insomma, una batosta dura da digerire ma pensiamo a noi. Romano Prodi a questo punto rende pubbliche le sue dimissioni. Nuova tegola sulla già livida testa di Walter. Un vero cazzottone. E attenzione, non a giochi fatti, non a situazione stabile. Nel bel mezzo di una pioggia battente arriva la tempesta oceanica. Da New York.
E salta fuori la lettera inviata a Veltroni. E salta fuori della scelta di vita. E salta fuori della volontà di consegnare responsabilità alle nuove generazioni.
Ma perchè proprio ieri?
Dicevamo del momento delicato. A Roma tra pochi giorni si giocherà quella che il Riformista definisce una finale di Champions. Perchè questa mossa adesso?
Aprire un dibattito interno alla successione di Romano proprio adesso. A due giorni dalla disfatta. A pochi giorni dall'unica speranza rimasta a centrosinistra: Roma.
La situazione è critica. E qualcosa sembra davvero essere saltato. Forse tutto previsto. Forse tutto studiato. Fatto sta che il terremoto sembra aver allargato le sue tremende onde verso centro. Nessuno a questo punto escluso. E la situazione potrebbe anche peggiorare.


AP


mercoledì 16 aprile 2008

Il Cavaliere riempie anche la giornata spagnola

Diavolo di un Cavaliere verrebbe da dire. In un modo o nell'altro riesce sempre a mettersi nel bel mezzo. Sempre da protagonista. La cronaca. Intervistato da una giornalista spagnola che gli chiede opinioni sul governo rosa di Zapatero, Berlusconi risponde a modo tutto suo e con il sorriso che ormai noi italiani solo possiamo capire e forse accettare. O odiare. Dipende dai punti di vista. Ma con sorriso berlusconiano risponde: nove donne? Se l'è cercata lui (Zapatero), adesso dovrà sopportarle tutte...sarà dura dominarle..
Il linguaggio fa parte sicuramente di una italianità tutta ma proprio tutta nazionalpopolare. Forse difficile da capire in terra iberica (che problemi con il machismo ne ha da non poter fare certo scuola di diritti a nessuno). Fatto sta che casca il mondo.
La portavoce per i rapporti del Partito Socialista punta il dito su Berlusconi definendo le sue parole inappropriate e poco rispettose. ???.
E in un furore femministico moraleggiante afferma che le italiane, come le spagnole, hanno le carte in regola per governare. E chi lo mette in dubbio ci viene da dire.
Lo stesso Berlusconi subito dopo aggiunge che le donne in politica sono stupende.
Adesso, io non sono un berlusconiano e penso di averlo già dimostrato. Apprezzo il personaggio. Unico e inimitabile. Ma un paese che alla battuta di un politico reagisce così: o lo fa per prendere la situazione a pretesto e farsi ancora un po di pubblicità. Zapatero in questo è molto abile. Lo assicuro. Anche perchè ha la faccia buona. O sono scemi. Io a questa seconda conclusione neanche voglio arrivarci perchè non è proprio così. Anzi. Ma spingere la responsabile ai rapporti con l'estero, un ministro a prendersi minuti si crede preziosi del proprio tempo a rispondere a certe parole è cosa "normale"? Io ho qualche dubbio. Quindi opto, cominciando un pochino a conoscere l'andazzo spagnolo, per la prima ipotesi. Prendere la palla al balzo per promuoversi paladini della giustizia. Quattro anni fa in modo ossessivo con i gay. Oggi con le donne. Ma ce n'è davvero bisogno?
Ma fatto sta che a quanto pare non bastano i tempi italiani. Anche in Spagna non trovano niente di meglio da fare che andare a dietro a Berlusconi. Lo fanno ormai da settimane. Non si capisce bene con quale intento.
E non solo. Non solo televisione e El Pais. El Mundo addirittura attiva un sondaggio in prima pagina con la domanda: Sei d'accordo con Berlusconi: il governo di Zapatero è troppo "rosa"?
Naturalmente dal lato El Mundo la risposta è un si al 75%. Diavolo di un Silvio. E furbetti spagnoli.

AP


Roma, si va al ballottaggio

I guai in casa centrosinistra sembrano non finire. Dopo il fallimento politico a livello nazionale, le mazzate regionali, vedi Sicilia, e i dubbi cittadini, vedi Roma. Anche nella capitale il rischio di sconfitta finale c'è. Qui a dire il vero un qualche margine ancora resiste per la sinistra. Ma sicuri non si può certo stare.
A Roma si andrà al ballottaggio. Tra Rutelli, volto noto, e Alemanno. Berlusconi è ottimista (tanto per cambiare). Possiamo vincere tuona il Cavaliere. E per Veltroni sarebbe davvero la disfatta. Uno di quei cazzottoni che ti lasciano per circa un annetto fuori gioco prima di poter dire anche solo una parola. E attenzione, non aggrappiamoci allo stato dittatoriale italiano e cose del genere. L'Italia non ha creduto in Veltroni. Punto. Se poi, come cerca di fare qualcuno anche nei commenti in questo piccolo, minuscolo angolo di informazione, vogliamo addirittura scaricare la responsabilità su livelli culturali più bassi. Allora prepariamoci a stare ai box per parecchi anni. Perchè vuol dire che proprio la lezione non si è capita. E l'Italia, grazie al Signore o chi per lui, non è fatta di soli intellettuali di superior piano.
Ma torniamo a noi. Roma al ballottaggio si diceva. Rutelli in vantaggio ma Alemanno a ruota. E i voti di Udc e Destra a questo punto? La sinistra rischia davvero grosso. Storace si riunirà con i vertici di partito per decidere ma sembra scontato l'appoggio ad Alemanno. Più indecisa la parte Udc, ma sembra indifferenza e chiusura strategica. A giochi fatti vediamo cosa mettono sul piatto i nostri ex alleati. Un compromesso si troverà.
Sinistra uscita sanguinante anche in altre zone di Italia. A Brescia i Ds perdono il turno dopo dieci anni di potere. Illy sconfitto in Friuli. Sempre a livello regionale Finocchiaro distrutta in Sicilia.
A questo punto Roma sarebbe davvero il colpo del ko.


AP





Alitalia, resterà italiana?

A voto concluso e senza ulteriori parole da aggiungere, i numeri parlano chiaro, si torna alla vita di sempre. Quella lasciata venerdi scorso prima del turno elettorale.
Ai discorsi soliti. Alitalia. Quello che manca, oltre alla ormai famigerata cordata invisibile, sono numeri certi. Ovvero, quanto può campare ancora la compagnia di bandiera?
Le versioni sono tante. Le hanno sparate tutte. Da un mese a un anno. Passando addirittura per i conti in risalita. Davvero sconcertante. Quanto tempo c'è davvero a disposizione?
Perchè è sui tempi che si gioca la partita. Abbiamo ancora una mezzoretta per cercare di recuperare? O siamo ormai in zona Cesarini? O allo scadere dei tempi di recupero? Ormai la risposta ha colori politici. No buon senso.
Berlusconi assicura, da neopremier, la presenza della cordata italiana. Ma ancora generalità e informazioni a riguardo mancano. Si parla di un incontro con le parti sociali. Le stesse parti sociali riaprono la porta a Spinetta e la sua AirFrance-Klm. Si attendono notizie. Certe.
Berlusconi ha vinto. Ha stravinto. Berlusconi ha puntato molto su Alitalia nel suo percorso pre elettorale. Destabilizzando, a ragione si saprà, le trattative più concrete con i francesi. A Berlusconi ora l'impegno e il dovere di fare chiarezza e magari risolvere una volta per tutte la questione. Di parole se ne sono dette anche troppe. Berlusconi in primis. E per quanto riguarda l'azione e le scelte adesso non ci sono davvero più alibi.
AP

martedì 15 aprile 2008

...a proposito di estero e dell'erba del vicino

È arrivato un commento proprio su questo blog. E mi sono arrivate una decina di mail di italiani all'estero. Anzi. La maggior parte italiani desiderosi di estero.
Aspettavo il momento per commentare, io, la situazione estera. Non sono un inviato o un professionista in terra straniera da più di quarantanni, ma alla mia età, 27, sono alla seconda esperienza in altro paese. E non esperienza vacanziera di quindici giorni tra Ibiza e Costa Azzurra. In Italia abbiamo la mania, triste mania, e mi ci metto dentro anch'io, di guardare fuori dal nostro paese come a paradisi inesplorati di immenso valore sociale e politico.
Tutto va meglio. Fuori dall'Italia. Tutto è più libero. Fuori dall'Italia. Soprattutto la Spagna in questi ultimi anni è cresciuta smisuratamente nell'ideale dell'italiano medio. Il paese delle libertà e delle feste. Ecco, lasciando stare tori e merengues, che comunque sono un decimo, una regione e neanche tutta (andate a fare olè a Barcellona!..i miei occhi hanno visto due ragazzi in aeroporto prendersi uno schiaffone da un poliziotto catalano) di Spagna, e lasciando stare el flamenco andiamo al sodo e parliamo di cose serie e reali.
El Pais nell'ultima settimana ha commentato a modo suo la situazione italiana. E lo ha fatto in modo furbo. Sporco ma senza sporcarsi le mani. Ha lasciato scrivere articoli a tale Lucchini di una superficialità sconvolgente. Più che articoli di politica sembravano dichiarazioni da lotta universitaria. I fogli che ti danno alla fine delle lezioni universitarie. Mancava solo l'urlo anarchia e poi eravamo al completo. E ha lasciato aperto tali articoli a commenti della gente.
Ora, la Spagna è un paese vastissimo geograficamente. Grande e pieno di gente. Di italiani soprattutto. Possibile 240 commenti a senso unico? Quasi tutti (per non farla proprio sporca sporca) dicevano Italia merda e voglio andare in Spagna. Spagna caput mundi insomma. In grande stile iberico. Possibile neanche un italiano a dire no?..no. E allora ho provato a commentare anch'io. Perchè no? E dire, guardate che la realtà non è proprio così. Ma gli spagnoli son furbi. Le lasciano dire agli italiani le cose. Selezionando però. La voce solo di alcuni italiani. Che ingenui si fanno prendere letteralmente per culo. Tornando al mio commento, invio uno giorno sabato. Niente. Sarà un errore del pc. Che sta per personal computer. Invio un commento lunedi mattina. Niente. La linea sarà difettosa. Invio l'ultimo commento ieri sera. Niente. I miei tre commenti un pochino più equilibrati e di cinque righe mancano. E sia ben chiaro non voglio accusare El Pais di niente. Saranno stati problemi tecnici.
Scrivo direttamente in redazione. Tra l'altro ho anche mail preferenziali, visto il lavoro che sto facendo qui in Spagna. Nessuna risposta. Ma pubblicano la mail, ricostruita ad articolo di due studentesse erasmus a Salamanca. Con il titolo, minaccioso: Manifestazione degli italiani a Salamanca contro il ritorno di Berlusconi. Nella foto due ragazze con un cartello scritto a penna. Nell'indifferenza generale della gente. Ma lasciando stare i problemi tecnici del mio pc che non mi hanno permesso di pubblicare il mio semplice commento su El Pais. I titoli. Di guerra. El Pais parlava di Italia come uno di quei paesi africani dove purtroppo si comunica ancora a machete e bastoni. Nel nostro caso a pizza e mandolinate in testa, con il solito calcio sporco (attendendo uno scandalo spagnolo che prima o poi arriverà, ma non illudetevi di vedere il Real Madrid in serie b) come sfondo. Il titolo delirante di domenica, a caratteri in grassetto: "L'Italia al voto tra caos e tristezza"! Ma è il mio paese o la Cambogia? Stai a vedere che ci sono i soldati in piazza.
Il titolo di oggi a commento della vittoria del definito "dittatore" Berlusconi. E si che la dittatura dovrebbero conoscerla bene in Spagna. Ma gli spagnoli ripeto sono furbi. E non si sporcano le mani. Giocano sul nostro peggior difetto. E ci ridono sopra. E fanno bene. Berlusconi vince si ma il titolo spara: "Berlusconi vince con l'affluenza più bassa". ???.
A questo punto una domanda doverosa ai sognatori di isole felici raggiungibili con semplice volo low cost Ryanair a 20 euro. È questo l'esempio di libertà e felicità?
E il vizio di guidare le critiche sempre nei confronti degli altri la Spagna ce l'ha. Non solo con l'Italia. E descrivere il proprio di paese come il meglio che possa esistere. Il contrario di noi italiani insomma. Pensate a un italiano. Il contrario. Ma altrettanto pericoloso.
Questo è il paese in cui dovrei fuggire a gambe levate? Uno dei paesi che in Europa ha il più alto tasso di incidenti a sfondo razzista? Uno dei paesi con il maggior numero di denuncia per abusi delle forze dell'ordine nei confronti di stranieri? Attenzione sognatori. La Spagna è un paese fantastico. Giovane. Simpatico si. La gente non è poi così differente, nello spirito, da noi italiani. Ma la Spagna è un paese. Non un paradiso. La Spagna ha i problemi di un paese. I problemi di un paese ancora giovane. E segnato da anni di buio. Si, forse la vita universitaria è più allegra (visto che la maggior parte dei commentatori sono studenti). Niente di più e niente di meno. Un paese che amo. Ma un paese. Quindi, per chi sogna feste e sorrisi e gioia tutto il dì, libertà e disponibilità meglio farsi la solita settimana a Ibiza. Anche questa ormai raggiungibile con voli lowcost a prezzi stracciati. Attenzione però perchè cominciano a vietare schiamazzi notturni e puttanai.
AP

L'Italia berlusconiana. Il fallimento della sinistra

Due anni. Di sinistra o pseudotale e Silvio Berlusconi si è ripreso il Paese. Con numeri da capogiro e che siamo sicuri neanche lo stesso Cavaliere immaginava. È un ottimista al limite del delirio di onnipotenza Silvio Berlusconi. Pregio e difetto che lo ha portato a essere, piaccia o no, l'uomo più forte, potente e soprattutto, ben più importante, influente di Italia.
Silvio Berlusconi in questa decade e mezzo ha stravolto la politica italiana. Attenzione, non a costruzione solo di se stesso e della sua parte politica bensì a distruzione della parte politica opposta. Tutto, in questi anni, è girato al tempo di Berlusconi. Tutto, a sinistra, ha finito con il disintegrarsi al tempo di Berlusconi. E basta dare un'occhiata ai modi e ai tempi.
Nel bel mezzo delle crisi prodiane, il centrosinistra si è lanciato nel progetto democratico. A tutti i costi. Giusto sia ben chiaro. Veltroni ha preso in mano le redini del "nuovo" progetto e si è fatto sentire. Senza complimenti e mettendo in bilico l'esecutivo di Prodi in più di una occasione. La porta chiusa malamente in faccia agli alleati più estremi è stata la condanna per la sinistra e l'intero centrosinistra. Non tanto per l'intento. Quanto per modi e tempi. Errati.
Poi ci ha pensato Mastella, sicuramente pilotato da qualcuno, a far cadere Prodi. Ma è stato solo un caso. Mastella ha abboccato e Prodi è caduto. Ma il malumore interno al centrosinistra non è certo da attribuire al re (assente) di Ceppaloni.
Mesi di frasi. Mesi di belle parole per costruire un'illusione. Che a molti può essere anche piaciuta. Ma ai più. Ai molti più. No. Berlusconi ha lasciato perdere i bei modi e i sogni. E al momento giusto ha creato il Popolo della Libertà. Gianfranco Fini lo ha seguito. Casini no. Si temeva il peggio. Invece è stato un trionfo. Berlusconi con una manovra ha ritoccato un successo netto. La sinistra con mille manovre, come nel suo stile, e tante, troppe parole, ha costruito la sua storica sconfitta. Casini, alla fine, l'unico a restare a galla. Le dimissioni, le dichiarazioni, di tanti volti storici della sinistra pura e dura ieri sono state un momento triste. Davvero. La fine di un ciclo. La brutta fine di un ciclo che forse meritava ben altra conclusione. Ma la politica è fatta così. E ti ammazza al primo errore. Non ti da scampo. La sinistra non si può oggi aggrappare al pareggio. La sinistra non si può salvare in corner, in nessun modo. E deve, da oggi, curarsi le ferite. Chi lo farà? Come lo farà? E Veltroni, la cui responsabilità di questa catastrofe è penso chiara, come reagirà? Basterà definirsi nuova forza riformatrice del paese? Unico dato certo è l'assenza, importante e malinconica, della vera sinistra nel Parlamento italiano. Unico dato certo la maggioranza schiacciante di Silvio Berlusconi in Camera e Senato. Qualcosa, più che qualcosa, nella testa nobile e irraggiungibile dei ben pensanti e intellettuali di sinistra (dai politici alle "star") non funziona. Non ha funzionato. Sicuri, presuntuosi, di essere voce del popolo arrabbiato. Il popolo giusto. Credevano al rumore. Quello vero e indiscutibile. Si ritrovano nel silenzio. Nel desolante silenzio.
È ora di fare un passo indietro. Ai politici il compito di tornare ad ascoltare la gente. Agli intellettuali il dovere di tornare a scrivere canzoni, bei libri e pensare meno agli incassi. Ai palazzetti pieni e alla facile e ormai patetica demonizzazione.


AP


lunedì 14 aprile 2008

Berlusconi: sono commosso

Silvio Berlusconi si dice commosso dalla prova di fiducia dei cittadini italiani.
Il Cavaliere prevede anni difficili per l'Italia, in cui sacrifici dovranno essere di tutti.
Lavorerò duro, dice il premier, con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per risolvere i problemi dell'Italia.
Tra le priorità del neogoverno aiuti alle famiglie e ai giovani, la riforma di giustizia, scuola e sanità e la riapertura delle grandi opere.

Veltroni telefona a Berlusconi: faremo opposizione costruttiva

Walter Veltroni ha chiamato Silvio Berlusconi per felicitarsi del risultato elettorale del centrodestra. Il PdL sta aumentando i numeri nei confronti del Partito Democratico. Una vittoria che a questo punto va al di là di ogni previsione. In tanti pensavano a un Berlusconi vincitore. Nessuno con questo distacco.
Anche El Pais spagnolo riconosce la vittoria a Berlusconi mettendo in prima pagina come "urgente" la telefonata di Veltroni. El Pais che in questi giorni si è dimostrato spietato (quanto patetico) nei confronti del Cavaliere e dell'Italia. Mettendo in mostra in più occasioni una mancanza di stile e serietà sorprendenti per un giornale del suo valore.
Ma tornando a fatti ben più importanti dell'idea folkloristica spagnola.
Silvio Berlusconi stravince. La Lega dilaga. E forse raccoglie davvero tutta quella parte di Italia (del nord) arrabbiata e contraria al potere forte, alla Casta, di Roma. Un'antipolitica rovesciata su un carroccio ci verrebbe da pensare. E questi sono i numeri.
Un governo forte. Di centrodestra. Con possibilità per governare e bene.
Ma la partita più importante ripetiamo si giocherà a sinistra. Veltroni dovrà assumersi le sue responsabilità. E siamo sicuri, dato il temperamento e l'equilibrio dell'ex sindaco di Roma, lo farà. Anche se rimane di portata storica il recupero del Partito Democratico. Lontano dalla maggioranza ma realtà pronta ad affrontare il ruolo di opposizione.
E la Sinistra più estrema. Uscita distrutta dal voto. Una sconfitta netta l'ha definita Bertinotti.
E una pagina sicuramente triste per la storia politica italiana. Anche se proprio da questa lezione dell'elettorato dovranno ripartire i futuri vertici e le future personalità nell'intento, necessario, di costruire una nuova sinistra. Un paese democratico e civile ha bisogno di un governo, ha bisogno della parte conservatrice. Ma ha soprattutto bisogno di una Sinistra, Sinistra che oggi in Italia non c'è.

AP

Elezioni, le prime reazioni. Disfatta Sinistra

Un dato è quasi certo. Il crollo della sinistra. Una mazzata che rischia addirittura di far sparire soggetti e personaggi storici dal Parlamento. La Sinistra Arcobaleno esce, se si confermeranno i numeri, rovinata da queste elezioni. Una lezione. Davvero una lezione che dovrà far pensare e molto. Troppo facile scaricare le responsabilità su Walter Veltroni. Vergognoso ripresentarsi così. Qualcuno, afferma già Rizzo, dovrà farsi indietro. Colpa di Bertinotti? I mali vengono da lontano. Da anni in cui Fausto Bertinotti e company hanno lasciato stare il ruolo, proprio, di politici per il popolo. Accettando ruoli a loro non proprio adatti. E dimenticandosi di parlare una lingua chiara e decisa. A favore dei suoi elettori. Dei propri elettori. E dopo la disavventura prodiana ecco la lezione. E qualcunp davvero si dovrà prendere la responsabilità e finalmente farsi da parte.
La sinistra, insieme alla realtà socialista dovranno interrogarsi sul futuro. In forme diverse chiaro ma coraggiose.
L'Italia non ha una vera e propria sinistra. L'Italia non ha un partito socialista. E i vertici di queste varie realtà dovranno ragionare e molto.
Boselli lascia la guida del Partito Socialista. Notizia del pomeriggio. Vedremo chi lo seguirà.
Intanto arrivano le reazioni anche delle due parti principali. Per il Partito Democratico il distacco è a questo punto difficile da annullare. Si recupera ma non abbastanza. Bossi, vera sorpresa di questo turno elettorale, si lascia andare con un "siamo forti!".

Il PdL allunga

Proiezioni Senato su circa il 60% dei voti:

Pdl più Lega Nord più Movimento per l'autonomia si attesterebbero al 46,4%,
Partito Democratico e Italia dei Valori al 37,9%.
L'Udc va al 5,7% mentre la Sinistra arcobaleno è al 4,7.

Le proiezioni danno il PdL in grande crescita

Sono proiezioni. Quindi qualcosa da prendere sicuramente in considerazione ma con la massima cautela.
Le proiezioni delle 17 :

PdL e Lega al 44,9%
PD e Italia dei Valori al 38,2%

Elezioni, primi dati

Prime proiezioni nazionali al Senato delle 16.30:

PdL al 43,7%
PD al 39,1%

Sembra aumentare il vantaggio del Partito di Berlusconi.

Exit Poll: avanti PdL

Si sono chiuse le urne. Primi dati exit poll resi noti alle 15 da Consortium per Sky Tg24.
Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi sarebbe avanti di due tre punti.
Alla Camera il Pdl, con Lega e Mpa, ottiene il 42% dei voti. Il Pd, con l’Idv di Di Pietro, si ferma al 40%.
Si tratta di dati exit poll. I primi numeri ufficiali tra qualche minuto.

domenica 13 aprile 2008

Elezioni, cala l'affluenza

Dati ufficiali ore 22 del Viminale. Affluenza intorno al 62.7% .
Calo quindi di 4 punti rispetto alle passate elezioni 2006, quando alla stessa ora si erano recati alle urne il 66,5% di aventi diritto al voto.
Urne aperte anche domani fino alle 15.

Elezioni, affluenza in calo

In calo anche l'affluenza alle ore 19. Nel 2006 alla stessa ora aveva votato il 51,65% degli aventi diritto. Oggi il 47,37%.
Per quanto riguarda le provinciali l'affluenza alle 19 è stata del 38,291%, in crescita rispetto a quella registrata nella passata tornata elettorale, che era stata del 30,037%.
Si vota fino alle 22.

Elezioni, affluenza in leggero calo

Secondo i dati forniti dal Viminale ha votato alle ore 12 il 16,42% degli aventi diritto contro il 17,53% alla stessa ora nell'ultima tornata elettorale.
Il ministero dell'Interno ha anche comunicato che sono iniziate regolarmente alle 8 di domenica mattina le operazioni di voto in tutte le 61.212 sezioni elettorali dislocate sul territorio nazionale.

Elezioni, aperte le urne. Si vota, forse.

Renato Mannheimer scrive sul Corriere che degli indecisi, tanti alla fine si asterranno. E il problema sta proprio in questo dato. Possiamo dire che le elezioni di oggi e domani si giocheranno proprio su questa percentuale, alta, di aventi diritto con idee confuse. O stanchi di una situazione non proprio piacevole. In quanti non andranno a votare? Gli indecisi alla fine davvero, come dice Mannheimer, nella maggior parte, si asterranno dal dare una preferenza? E a vantaggio di chi? È risaputo che l'a