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martedì 13 maggio 2008

La Spagna e i mali altrui - parte seconda -

scrive rojarosevt nel commento al primo post "La Spagna e i mali altrui":
erasmus ed anche un po' di attività politica nei giovani socialisti di valencia.
2 esempi valencia: alicante 140 km in treno è considerata la linea più lenta di tutta la spagna ( come mi confermarono alcuni amici,che mi dissero che era follia farsela in treno), ci si impiega 2 ore. viterbo- roma 85 km in treno ci si impiega 1 ora e 50. in spagna se dicono che una opera pubblica va fatta entro il giorno x , stai sicuro che è così, e soprattutto non c'è il simpatico giochetto della lievitazone dei preventivi.
Hanno un sistema di welfare moderno, le università sono ottime, è un paese giovane e dinamico, le città anche se governate dalla destra non son governate dai palazzinari.
Altri esempi. Se in spagna dicono in tutta questa area sorgerà il campus universitario , stai sicuro che è così, non come in italia che dove dovrebbero nascere facoltà o case dello studente ci fanno crescere i centri commerciali, non è un caso che appena finita la triennale è molto probabile che la specialistica la farò in spagna, oppure vi andrò a cercare fortuna.
Rojarosevt, ti chiamo così perchè non avendo il nome ti parlo per nick. Una volta letto dei 5 mesi a Valencia immaginavo fosse erasmus. Ti dico un paio di cose. Anch'io ho fatto l' erasmus, e l'ho fatto per un intero anno, non 5 mesi. Non posso certo dire di conoscere il Portogallo, paese ben più piccolo della Spagna. Un'esperienza molto bella, molto profonda, a tratti estrema. A quasi tre anni di distanza da questa esperienza e dopo una ripartenza proprio per il "paradiso" spagnolo comincio a rendermi conto di tante cose. Posso definirmi uno partito in cerca di fortuna proprio come dici te. Tanti miti son crollati e tutto e ripeto tutto ha cambiato drammaticamente dimensione. I tempi sono diversi, la gente è diversa. Non c'è quella leggerezza d'avventuriero in avanscoperta. Dove tutti ti sembrano amici e rimpiangi l'esser nato altrove e soprattutto detesti il tempo che passa. Qui in Spagna non ho neanche più l'università come protezione. Una corazza. Io ti auguro tutta la fortuna, se avrai davvero il coraggio di partire. E la forza per resistere. Il problema Rojarosevt non è il paragone, non possono esistere paragoni. Il problema non è un treno che in situazioni e paesaggi completamente diversi ci mette 1 ora, perchè ti invito a fare un giro per esempio in Galizia per vedere come cambiano le cose. Ma è questione di paesaggi, non sono colpe o demeriti (anche, a volte). No, dove sei stato tu non è la linea più lenta di tutta la Spagna. Ma con questo non voglio in nessun modo giustificare carenze e scandali italiani, sono tra i primi a scagliarmi contro il mio paese "malato". Ma attenzione. Attenzione ai sogni, alle visioni distorte. Alle piccole parentesi ingannevoli. Partiamo dall'Italia con l'idea che troveremo sicuramente qualcosa di migliore. È nella nostra natura. Siamo un caso unico. Uno spagnolo con il cazzo ti dirà che è peggio di te. Noi italiani troviamo sempre e comunque il modo di dirlo. E crederlo. E lo diciamo a tutti e ne andiamo anche fieri. Dimenticando tante cose. Troppe cose. La Spagna negli ultimi anni è stata protagonista, per meriti, di un boom incredibile. Numeri da capogiro. Ma non sarà sempre così. La Spagna è un paese che amo. Amo una spagnola quindi più di così che dire?! Ma sono realista. Il più possibile. E sono qui da normale cittadino. Non come studente o militante temporaneo socialista nel paese di Zapatero. E la Spagna ha i problemi penso di ogni paese. Con l'aggravante (non sempre è un bene!) di essere un paese molto giovane. Non sempre sinonimo di freschezza e velocità. Tante divisioni, tanti problemi di sviluppo, apertura, emancipazione. È un popolo con un orgoglio folle. Chiuso nelle proprie convinzioni. E una informazione che reputo a dir poco indecente. E lascia stare la faziosità, lascia stare le posizioni e il dire contro. Perchè quando un quotidiano, di destra o sinistra scrive falsità sono falsità. E anche qui capita spesso. Capita spesso di nascondere i problemi con un sesto posto di Alonso. Attenzione perchè queste cose sono indice di un qualcosa che non va. La Spagna ha un livello di corruzione a livello amministrativo regionale da brividi. Arrestano un sindaco al mese. Anche se lo dicono dopo le notizie sportive o a seconda del tg e dello schieramento. Si parla di quello che succede fuori dal paese per due minuti massimo (e sempre in negativo). Con un servizio massimo. El Pais non pubblica i commenti che dicono qualcosa contro la sua idea o più moderati. Questi sono particolari da non sottovalutare. Campanello d'allarme di un qualcosa che davvero non va poi così alla grande. Guardiamo ogni cosa, non solo le feste e le bandiere. La Spagna è un paese che ha tanto da offrire e tante cose che non vanno. Come ogni paese. L'Italia e noi italiani dobbiamo solo, se vogliamo affrontare e risolvere come abbiamo sempre fatto, smetterla di metterci in una categoria sempre e comunque inferiore. Rispetto agli altri. Rispetto a paesi che non ci sono superiori in niente. Una cosa dovremmo imparare dai nostri fratelli spagnoli, l'amore per noi stessi e il nostro paese. In questo gli spagnoli sono imbattibili. Magari non farci confondere dal fanatismo, questo no.
Io da amico, da italiano, da giovane, ti auguro tutta la fortuna possibile. Non sono tempi bellissimi. Tante le cose che dovrebbero cambiare. Tanta fortuna e il coraggio di valutare ogni cosa. Il bello e il brutto. Non guardare le piccole realtà con soli occhi socialisti. Zapatero è forte, l'ho scritto più volte proprio qui, ma anche molto molto abile. E la politica è politica in ogni luogo. Con le sue ragioni e le sue illusioni.
Andrea

La Spagna e i mali altrui

Da un po di tempo il quotidiano El Pais ha cominciato una battaglia dura e patetica contro l'Italia. I motivi li sapranno loro. Una linea talmente estrema e antiberlusconiana che Santoro e Travaglio a confronto sembrano dilettanti. Notizie nella maggior parte dei casi false. Inventate da un trio di giornalisti tra i quali spunta un nome italiano, Laura Lucchini. Non sono scemi gli spagnoli. E notizie aperte a commenti esterni dei lettori. Commenti naturalmente non del tutto liberi. Passano solo quelli che dicono che l'Italia è un paese del terzomondo e Spagna caputmundi. È la linea di un paese decisamente chiuso e ignorante. Che mi ha sorpreso soprattutto per l'idea che noi italiani abbiamo dei nostri fratellini iberici. Spagna sempre vista come una sorta di isola felice. Quello che noi italiani non siamo. Io più passa il tempo e più mi tengo stretto i miei mali.
Questa settimana è il turno dell'Italia xenofoba che caccia fuori il nemico. Adesso si può dire tutto dell'Italia ma non certo della sua xenofobia. In Spagna le arie, nonostante Zapatero, sono e rimangono arie brutte in termini di integrazione e socializzazione con il fuori confine. Con chi il sangue non ce l'ha spagnolo. Basta vedere un qualche servizio dalla capitale o da Barcellona. Qui la gente alla prima cazzata ti viene a prendere a casa e ti sbatte nel mediterraneo. Giusto? Sbagliato? Non giudico. Ma uno spagnolo che mi dice italiano sei un razzista xenofobo mi fa sorridere. Amaro. Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine su questo argomento. Mi limito per oggi a dirvi, chiedervi, se un paese è libero quando fa questo tipo di informazione. Questa è la Spagna della libertà e dei diritti? Falsità e censura preventiva? Provate a scrivere un commento contro la notizia "santoriantravagliana" estrema, molto più estrema, di El Pais. Primo quotidiano spagnolo. Quotidiano che ha selezionato commenti del tipo quando sbattono fuori dall'Europa questa Italia terzomondista? Questa è l'informazione che Beppe Grillo fiero posta sul suo blog? Mi tengo stretto il Corriere della Sera e l'Unità (ben più realista del Pais).
AP

lunedì 12 maggio 2008

L'Italia dei comici e dei giornalisti vittima

È uno strato. Pesante. Bello spesso e dai confini, dalle forme chiare. Ben delineate. Comincia a mancare di originalità. E si sa il mercato prima o poi ti punisce. Un libro vende fino a quando spacca come novità, si lavora di passa parola e si mette in una posizione di piacere per forza. Questo strato conserva soprattutto l'ultimo particolare d'obbligo. Chi si sente fuori e in un qualche modo vittima incompresa di un sistema folle ascolta i vari Luttazzi, Guzzanti, Travaglio, vere e proprie icone di una sinistra che sinistra non è. Senza pensare troppo che il vaffanculo io lo devo pagare, loro con questo vaffanculo si riempiono tasche e fanno carriera.
È il paradosso. Io piango per il mio Paese e osservo il mio Paese negli occhi di chi lavora. Di chi studia. Di chi è obbligato a fare valigia e andare altrove per trovare, o almeno cercare e aver possibilità di farlo, una posizione. Non sentirsi una merda. E sono tanti. Ne ho conosciuti tanti purtroppo. Talenti italiani all'estero. Chi professore, chi assistente, chi giornalista, chi semplice impiegato, eccetera. Tanti.
Questo sono il vero volto dell'Italia che soffre. Questa è l'Italia. O tutta quella gente che si fa le sue ore su ore su ore di lavoro. Con un contratto a tempo determinato se va bene. Ragazzi che hanno studiato e costretti a saltare da uno stage non retribuito all'altro. Questa è l'Italia. E nelle loro parole c'è la storia. La verità. Loro dovrebbero andare in televisione. Avrebbero sicuramente molte più cose da dire di Travaglio. Di tutta questa ciurma di paraculi con appoggi politici a sparare a tempo debito. Vittime in carriera. Vittime dall'articoletto pronto e dai cinema pieni.
La maggior parte di chi scrive di operai e opina addirittura sugli operai e la loro situazione non è mai entrata un solo giorno in fabbrica. La osserva (se va bene) dal suo studio in una qualche storica via del giornalismo italiano. Trova e si coccola chi lo mette li e scrive. Scrive (se va bene), se no fotte qua e la e narra la sua storia. Nella sua ignoranza scrive. Si studia le carte o le fonti che gli passano ed ecco i vari Travaglio e company. Vi siete mai chiesti perchè questa gente ripete alla fine sempre la stessa storia? Si specializzano in demonizzazione. Niente di più facile. Ma fuori da quel discorso costruito sono nulla. A volte vanno in televisione e alla semplice domanda di strada (sempre meno, roba da Pasolini) , di vita cominciano a borbottare idee, balbettare e lavorare di immaginazione per poi concludere sempre nel loro campo: è tutta colpa di... in un Paese dove... Fino a quando c'è...
E si cibano della disperazione della gente. Della gente che per rabbia e insoddisfazione vuole sentirsi dire certe cose, si aggrappa al personaggio che lo fa sentire in un gruppo (mai solo eh!?) di privilegiati. Autentiche guide spirituali dalle tasche piene. Ci si sente importanti a firmare fogli che non serviranno a niente (per legge), a mandare a fanculo tutto e tutti ed eccoci qua. Con euro in meno per viaggi, cibo, magliette e cappellini. E a osannare chi invece torna a casa con euro in più e tanti per i tanti che sono accorsi all'evento. Della gente che in un mondo di silenzio e chiusura si sente qualcosa per poter scrivere su un blog di questo qualcuno. C'è il mio nome li a dire questo (e non su un blog normale eh, e di bei blog ce ne sono tanti davvero!..su quello di...). E lo si dice ad amici, parenti, ci sono nomi che si ripetono e si ripetono e si ripetono alle ore più assurde. E poi a uno (con un nome naturalmente) che ti fa scrivere senza filtri non compri l'ultimo dvd? Ed ecco il mercato...
Tutto sulla disperazione della gente. C'è un bisogno fottuto di sentirsi qualcosa o qualcuno. Non sei niente a lavoro, non sei niente in una scuola o una università. Diventi qualcosa in rete. Ti senti qualcosa se condividi il concetto che Berlusconi è un mafioso. O Veltroni un topo gigio. Ormai si chiamano così. L'analisi è questa. Testa d'asfalto, topo gigio, per Travaglio a destra tutti mafiosi, queste sono le analisi ma fa parte del gioco. La violenta semplicità alla portata di tutti. Ai diversi livelli. Parli così per questa gente, per la massa, parli cosà per chi devi far sentire superiore anche solo con il linguaggio. Allora Topo Gigio lo trasformi in un qualche modo, gli dai forma per essere alla portata del professore e del colto che ha bisogno di termini e definizioni. Ma la sostanza rimane la stessa. La violenta semplicità. Un professore mica lo va a chiamare psiconano, ha bisogno di termini e se gli spari un qualcosa in latino ti compra pure il libro che puntualmente il comico o giornalista di turno (ormai i soliti) ha pubblicato giusto la settimana prima del fuoco. Pensate al picco di vendite di Travaglio nei prossimi giorni. È un modo tutto onesto di far carriera. Pensate al valore delle sue prossime comparsate. Dei suoi prossimi monologhi. Violenza. Andate a guardarvi i video, son tutti su youtube. L'applauso fiero e di rivolta, di branco, scatta sempre all'offesa. Poco importa se poi questo non mi presenta la fonte, non mi fa vedere un qualcosina di tangibile giusto così anche per ricordo della serata. Dopo Schifani cosa ci sarà un'ameba? La muffa? No questa no perchè importante. E in una battuta preparata ti fa sentire qualcosa in più. A te che la capisci. In molti un qualche dubbio sarà pure balenato. Muffa...utile? Ma si passiamo per ignoranti? No. Bravo Travaglio. Grillo parla per la strada. Vaffanculo lo capiscono bene o male tutti. Travaglio parla per chi conosce i meriti delle muffe. Io sono un perito chimico biologico quindi l'ho capita al volo. Per mia fortuna. Ma alla base c'è la stessa inculata. Io capisco, urlo, batto le mani, loro si riempiono le tasche e il loro borsone di fama e celebrità e fanno carriera. Tanto se poi Schifani o chi per lui denuncia (magari dirà Travaglio!) si parlerà di regime e marcia su viale Mazzini.


AP




domenica 11 maggio 2008

I monologhi di Travaglio

Ma la sinistra ha davvero bisogno di uno come Marco Travaglio? I suoi monologhi stanno diventando giorno dopo giorno, gettone televisivo dopo gettone un qualcosa di insopportabile e ripetitivo. Con quell'aria da intellettuale saccente. Il suo archivio. La sua voce continua, senza pausa. Monologhi. Sempre monologhi. E gli argomenti, sempre gli stessi. Accendi la televisione e Travaglio ti parlerà o di conflitto di interessi, o di mafiosi sempre nel centrodestra, Mangano, Dell'Utri, ormai i suoi monologhi sono prevedibili, lenti. E la sua faccia sempre più da scolaretto da trenta e lode all'università. Basta. Basta.
Ripeto, la sinistra, visto che si parla di quello strato che io reputo dannoso e forse la vera causa di tanti mali che stanno appunto a sinistra, ha davvero bisogno di personaggi del genere?
Io reputo Marco Travaglio una persona intelligente (eccome!) ma davvero pesante. In ogni senso. Travaglio va all'evento culturale e parla solo. Va nelle trasmissioni e parla solo. Si abbassano le luci come a teatro. Per oscurare quello che sta attorno perchè lui deve essere solo. Lui e i suoi monologhi.
Senza contraddittorio, senza prove tangibili, senza numeri. Una serie di fonti, un lavoro sottile di lingua. E ormai è la stessa sinistra, era ora!, a mettere un qualche freno.
Perchè a curriculum la parola "epurato" manca a Travaglio. E fa gola a tutti. Ha portato tantissima fortuna a molti. E lui è alla disperata ricerca di questo splendido status. Alza i toni Travaglio, tanto è solo!, e tira in ballo muffe e batteri che verranno dopo Schifani, seconda carica dello Stato. Anzi le muffe no che sono utili afferma l'intellettuale. Questa l'ultima analisi profonda di Marco Travaglio. E subito a casa a vedere se mi censurano così passo un paio d'annetti a sfornare libri e riempire teatri e passare da vittima del sistema dittatorialberlusconiano. Con la sinistra fuori dal Parlamento, il Partito Democratico allo sbando questi intellettuali pensano bene di fare così. Pensare al bene del paese e sparare. Sparare per poi attendere l'intervento di qualcuno e gridare allo scandalo. Cazzo ormai in questo paese dittatoriale non si può più neanche sparare.
E la sinistra dopo silenzi e sconfitte pesantissime finalmente interviene. Prima Santoro che poveretto dopo puntate dedicate a Beppe Grillo e ospiti non tanto a sorpresa e dalle posizione ben chiare (Travaglio sempre presente) viene richiamato. Travaglio ieri ha affermato che stanno facendo di tutto per tagliare Santoro. E proprio Travaglio. Tutti si dissociano dalle sparate dell'intellettuale e addirittura la Finocchiaro, presidente dei senatori del PD, arriva a definire l'intervento qualcosa di inaccettabile. Attento Travaglio che stavolta ti silura la sinistra. E io personalmente lo spero. Perchè la sinistra ha bisogno di idee e progetti, di abbassare lo sguardo a livello strada e tornare a sentire i bisogni veri della gente che dei tuoi monologhi non sa proprio che farne. Roba da università e pochi elevati cervelli. Che a quanto pare sono in netta minoranza, per fortuna, in Italia.
La Finocchiaro definisce l'accaduto inaccettabile. Poche sono le parole da aggiungere. Poche sono le parole da aggiungere.
AP

sabato 10 maggio 2008

Governo Berlusconi inesperto?

Sto leggendo con grande attenzione in questi giorni le reazioni dei vari quotidiani al nuovo governo Berlusconi. Chi si. Chi no. Naturalmente. Nessuna novità e ben vengano critiche e dubbi.
Ma una cosa mi fa sorridere. Durante la campagna elettorale si è parlato a più riprese e su tutti i giornali, trasmissioni di Italia vecchia. Di Italia in mano agli over 50 se non 60 e 70. E sempre si è parlato di questo tema in modo molto critico. Negativo.
Ci sono stati paragoni sempre da me ritenuti idioti. Negli ultimi tempi il paragone continuo con la Spagna. Come se in Spagna fossero tutte rose e fiori e felicità. La Spagna è sempre stata per l'italiano come una sorellina più fortunata. Di e per cosa non si sa. E allora viva il governo dei giovani spagnoli. Viva il governo delle donne. Viva Zapatero. Eccetera.
D'accordo. Su molti inviti posso anche, nel mio piccolo, essere d'accordo. Quindi avanti i giovani. Avanti i volti nuovi.
Ecco. Ma in Italia la contraddizione è quasi d'obbligo. Quindi ricerchiamo in altre vicine realtà il meglio (ritenuto da noi meglio) per poi scagliarci contro. Non l'Italia in mano ai soliti per poi dire che i nuovi non hanno esperienza. Addirittura li chiamiamo, come fa il Corriere, incompetenti.
Ma perchè i ministri trentenni socialisti spagnoli che competenze hanno?
Zapatero stesso, se lo guardiamo con nostra visione italiana, che esperienza ha? Sarebbe in Italia definito un primo ministro incompetente. Sarebbe definito uno non all'altezza.
Zapatero ha ricoperto ruoli da militante socialista. Cresciuto come militante socialista negli anni del postfranchismo. Responsabilità all'interno del partito socialista per poi presentarsi come nuovo modello da seguire e votato. In Italia sarebbe etichettato incompetente.
Idem per vari ministri spagnoli. Quelli che in tanti sognano. Che bella la Spagna. Molti con esperienze solo di partito o a livello regionale. Anche perchè un trentenne difficile possa avere esperienze importantissime.
Sarebbero anche loro definiti incompetenti.
E non è un discorso di destra o sinistra. Se Veltroni avesse presentato un gruppo giovane e dinamico l'articolo sarebbe stato differente? Possibile ma per motivi strettamente politici di favore. Non certo per convinzione.
Quindi la cosa è una e solo una: Novità significa anche investimento. Fiducia. Un trentenne è incompetente. In Spagna questa "incompetenza" ha fatto molto bene in questi anni. Vedremo se saprà confermarsi. In Italia questi "incompetenti" sono già un fallimento. Siamo davvero un paese strano.
AP

giovedì 24 aprile 2008

Industriali all'attacco

Del nuovo governo si sa tutto e si sa niente. Ministri, ministeri, deleghe, di tutto di più. Come nella migliore tradizione. Unico dato positivo il numero di questi ministri. Che diminuirà forse. Sicuramente non aumenterà. L'Italia per una volta non tenterà di superare il record che a lei stessa appartiene. Il numero di ministri e segretari e sottosegretari. Una barzelletta a livello europeo e mondiale.
Tace più o meno la politica, almeno quella ufficiale. Urlano gli industriali. Alle prese in questi giorni con un vero e proprio delirio dalla definizione complicata. Bene del paese? Interessi di casta? Interessi politici? O tutto questo?
Montezemolo attacca duramente il sindacato. In parte a ragione ma con toni e modi che fanno pensare. Ed è lo stesso centrodestra a mettere freno. È tutto dire.
Passano due giorni e anche la successora prende in mano microfono e spara. Stessi toni. Stesse argomentazioni. È giunto il momento della resa dei conti? Sembra di si. Gli industriali non aspettavano altro. Si dice entusiasta la Marcegaglia dell'assenza della sinistra radicale in Parlamento. Bene. E adesso sindacato tranquillo e contratti da rivedere.
Può essere la ricetta giusta per la ripresa dell'Italia. Perchè no. Ma i modi di Confindustria non sono certo dei più promettenti. Se dialogo si vuole forse è il caso non di attaccare ma di fermarsi e discutere. Consapevoli, gli industriali, del vento che gira dalla loro.
Ieri Berlusconi al Quirinale. Ancora attesa sui nomi. Solo indiscrezioni che riempiono solo le pagine depresse dei giornali. Ancora attesa. Ancora attesa. Anche se Berlusconi sembra essere intenzionato a partire alla grande e Alitalia, Putin lo confermano. I ministri solo equilibri da trovare e che si troveranno.
Ancora attesa...


AP


primapaginanews@libero.it

domenica 20 aprile 2008

La politica di Montezemolo

Non è più capo di Confindustria Montezemolo. E l'altro giorno c'è stato il passaggio di consegne. Passaggio che forse meritava un pò più di rispetto per la successora, completamente messa in ombra da quei discorsi tanto politici tanto politici del boss della Ferrari. Lo sapeva bene Montezemolo della pericolosità di certe affermazioni. Del peso mediatico. Ha voluto rubare la scena. Ha sparato sui sindacati. Come una furia. Parole dure. Durissime. Parole politiche. Da politico. Non è una novità è vero, gli industriali in Italia hanno sempre avuto un potere enorme. Ma qui non si parla più di industria. Non si parla di recessione. Di crisi. E di soluzioni alla crisi. Si fa politica. A una settimana neanche dalle elezioni. Politiche. E fa il politico uno che la politica non dovrebbe farla. Getta benzina sul fuoco uno che dovrebbe solo nell'occasione salutare e ringraziare e presentare un nuovo presidente di Confindustria. Perchè la benzina poi brucia. E lui, Montezemolo, rimarrà al centro di questo incendio. Ci sono i tempi giusti e quelli sbagliati. I tempi giusti e quelli volutamente sbagliati. Montezemolo ha optato per la seconda opzione. Perchè? Non è tanto ingenuo l'ex presidente degli industriali. Anzi. In più di una occasione si è parlato di lui come possibile leader di una nuova forza politica. E dopo la sparata dell'altro giorno forse si continuerà a parlare di lui chissà, come ipotetico ministro? Lo sa benissimo Montezemolo. Chi è lui e chi c'è al governo adesso e chi e come hanno perso le elezioni a sinistra. Sparare sui sindacati. Forse con qualche ragione. Non ha tutti i torti Montezemolo e sarebbe un ennesimo errore a sinistra condannare e basta le sue parole. Ì problemi dei sindacati sono molti e tutti ben visibili. I personaggi che ruotano attorno al mondo sindacale sono molte volte più che ambigui e criticabili. La politica del sindacato è chiara. Non ha tutti i torti Montezemolo. Ma cosa vuole creare con questo attacco? Una vendetta come hanno detto da più parti? No, non è così ingenuo ripetiamo. E proprio nella reazione di una parte politica si può intravedere l'importanza di quell'attacco. Non è passato in secondo piano e paradossalmente le critiche non sono arrivate da sinistra. Bensì dalla Lega. Perchè questo spirito improvviso di protezione? Proprio la Lega. Non è tempo di scontri affermano i vertici del carroccio. Per poi attaccare puntualmente Berlusconi con un subito ministri e a noi il Viminale. La gente ci ha votato e noi dobbiamo portare sicurezza in questo far west Italia. Le manovre politiche di questi giorni sono importanti. Qualcosa può morire e qualcosa può nascere. Montezemolo che aveva inoltre salutato la vittoria netta di Berlusconi con un "era ora! Adesso il paese è governabile!". Montezemolo che il giorno del suo addio decide di scrivere come un proemio ad un nuovo inizio. Di che tipo? Sarà già in Spagna a seguire le performance di Raikkonen sulla sua amata Ferrari? Sarà rimasto a Roma? A Bologna?
Per la cronaca il nuovo presidente di Confindustria è una donna e si chiama Emma Marcegaglia (nella foto).


AP


sabato 19 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte prima-

Dovrebbe essere una. Sono tante. E alla fine nessuna. Sinistra. Tutte in crisi nera. Dalla più estrema e vera, senza pass per il Parlamento, a quella più rivolta al centro, enigmatica e con una percentuale al di sotto delle aspettative. Si parlava di pareggio. Di recupero e addirittura sorpasso. Ci saranno anni di Berlusconi. Vittorioso in maniera netta e quasi preoccupante.
Tante sinistre. Tutte fuori. Chi fisicamente e concretamente. Chi fuori dai giochi. Alla ricerca di una posizione forte. Il governo ombra che prima o poi Veltroni dovrà spiegare.
E la domanda che circola ossessiva in queste giornate di triste riflessione: che fare?
Ci provano i blog, sempre più numerosi e ormai presi in considerazione anche da partiti e movimenti, a dare idee e spunti di riflessione. Vera voce del popolo che scrive. E soprattutto mezzo alla portata di tutti (anche se siamo davanti solo a Grecia e Bulgaria in tema di uso e consumo). Angolo in cui poter riflettere. Lo fanno i politici, sempre tramite blog. E veri protagonisti della reale politica. Si interrogano i giornali, soprattutto quelli più a sinistra. L'Unità con i suoi editoriali, Il Manifesto. Tutti. Che fare?
C'è tanto da fare. E il tempo c'è e ci sarà. Aspettiamo Roma e ripartiamo. Tanti scrivono di socialismo. Alcuni, quelli più duri, di comunismo. Tanti insistono sul partito democratico. Le varie correnti di una sinistra stanca. Ormai messa all'angolo in più di un paese europeo. Sinistra con mali comuni. Con storie non proprio diverse. Smarrita in questo tempo di cambiamenti netti e profondi. A livello economico, a livello anche geografico ma soprattutto a livello sociale. Sinistra che non si è fatta interprete di questi cambiamenti. Continuando a parlare e a credere in un linguaggio vecchio. Oggi che tutto deve a tutti i costi essere nuovo. E gli operai si incazzano e vanno con la Lega. E la classe media si incazza e va con Lega, Berlusconi o va con nessuno. La sinistra perde il contatto. Con la realtà. E perde, malamente, le elezioni. Non entra in Parlamento. È un momento drammatico per la nostra politica.
Il PD paga il fallimento prodiano? Troppo semplice come conclusione. Forse l'italiano ha capito fin dall'inizio che proprio dietro il Pd c'era il fallimento prodiano. I protagonisti del fallimento prodiano. Chi in silenzio. Chi con una maschera. Chi con nuovo trucco. Chi defilato in attesa di certezze. Ma la gente a quanto pare non è scema. Ed è stanca. Una stanchezza rischiosa. Da non sottovalutare. Perchè può sembrare paradossale ma oggi l'ordine sociale e la speranza di ordine sociale e ritorno alla normalità ce l'ha in mano Silvio Berlusconi. Se fallisce anche lui sono guai. La gente gli ha messo, esasperata, il paese nelle mani. Perchè avrebbe potuto benissimo, la gente, mettere la croce su Veltroni e Sinistra. Così non è stato. E attenzione a cominciare la riflessione dai soliti temi ormai vecchi pure questi di dittatura, matite che sole mettono la x su PdL e ignoranza. Perchè una riflessione di questo tipo, a sinistra, porterebbe solo alla riconferma di quanto avvenuto la settimana scorsa. Non ci saranno nuove possibilità senza un iniziale bagno di umiltà della sinistra italiana. L'estrema e la riformatrice. Non ci sarà domani senza prima una pausa e uno spogliarsi di quelle opportune giustificazioni di sempre. Abbiamo perso perchè Berlusconi ha in mano tutto. Abbiamo perso perchè l'Italia non è democratica. No. Abbiamo perso perchè la gente non ci ha votato. Punto. E abbiamo perso perchè manca una vera classe politica nuova e attenta a sinistra. Ci si nasconde dietro le solite frasi per poi ritirarsi come vecchi saggi in un esilio e in un silenzio patetico. Per finire poi con l'accusare Berlusconi. Di cosa? Per gridare allo scandalo. Pensiamo davvero che dicendo Berlusconi è un mafioso. Andando da Santoro a ripetere sempre le stesse cose, da Mangano al conflitto d'interesse si possa vincere? È così che la sinistra pensa di vincere? E le idee? Le frasi che vuole sentirsi dire chi non arriva a fine mese? Chi in questa società spietata è messo fuori, solo perchè o non troppo intelligente o sfortunato o impotente, o non sa fare bene i conti di come fottere più degli altri. Dov'è la sinistra? A parlare di Berlusconi? Cosa interessa all'emarginato, al precario, al ferito, a chi si fa un culo così in fabbrica rischiando pure di farsi ammazzare, al medio che vede sempre più lontana la possibilità di concludere qualcosa della propria vita, cosa interessa del giardiniere mafioso di Berlusconi? Cosa interessa della stampa, dell'informazione e della par condicio? Delle belle frasi tirate fuori al momento giusto per cercare a parole di rendere giustiza a cosa? Dell'operaio sopravvissuto alla strage di Torino candidato? Dov'è la sinistra? A fare discorsi da salotto. Gli intellettuali che scimmiottano prima uno poi l'altro alla tv o su youtube. E una volta superato il limite riempiono palazzetti urlando di essere vittima del sistema Berlusconi. Di avere la bocca a forza sigillata dalla dittatura. Spariscono dalle televisioni attendendo l'atteso ritorno con cifre da capogiro a contratto. Forse la sinistra deve partire proprio da qui. Dal mettere da parte queste favolette e questi figli di puttana dai discorsini vittimistici a orologeria. I cervelli che gridano allo scandalo per riempirsi le tasche. Forse bisogna partire proprio da qui. Senza grandi discorsi su ideali o filosofie economico politiche. Che la gente, la maggior parte della gente neanche capisce. E corre a dare il voto, esasperata, al prototipo dell'incazzato con senso e "poca cultura" Bossi.
AP

mercoledì 16 aprile 2008

Il Cavaliere riempie anche la giornata spagnola

Diavolo di un Cavaliere verrebbe da dire. In un modo o nell'altro riesce sempre a mettersi nel bel mezzo. Sempre da protagonista. La cronaca. Intervistato da una giornalista spagnola che gli chiede opinioni sul governo rosa di Zapatero, Berlusconi risponde a modo tutto suo e con il sorriso che ormai noi italiani solo possiamo capire e forse accettare. O odiare. Dipende dai punti di vista. Ma con sorriso berlusconiano risponde: nove donne? Se l'è cercata lui (Zapatero), adesso dovrà sopportarle tutte...sarà dura dominarle..
Il linguaggio fa parte sicuramente di una italianità tutta ma proprio tutta nazionalpopolare. Forse difficile da capire in terra iberica (che problemi con il machismo ne ha da non poter fare certo scuola di diritti a nessuno). Fatto sta che casca il mondo.
La portavoce per i rapporti del Partito Socialista punta il dito su Berlusconi definendo le sue parole inappropriate e poco rispettose. ???.
E in un furore femministico moraleggiante afferma che le italiane, come le spagnole, hanno le carte in regola per governare. E chi lo mette in dubbio ci viene da dire.
Lo stesso Berlusconi subito dopo aggiunge che le donne in politica sono stupende.
Adesso, io non sono un berlusconiano e penso di averlo già dimostrato. Apprezzo il personaggio. Unico e inimitabile. Ma un paese che alla battuta di un politico reagisce così: o lo fa per prendere la situazione a pretesto e farsi ancora un po di pubblicità. Zapatero in questo è molto abile. Lo assicuro. Anche perchè ha la faccia buona. O sono scemi. Io a questa seconda conclusione neanche voglio arrivarci perchè non è proprio così. Anzi. Ma spingere la responsabile ai rapporti con l'estero, un ministro a prendersi minuti si crede preziosi del proprio tempo a rispondere a certe parole è cosa "normale"? Io ho qualche dubbio. Quindi opto, cominciando un pochino a conoscere l'andazzo spagnolo, per la prima ipotesi. Prendere la palla al balzo per promuoversi paladini della giustizia. Quattro anni fa in modo ossessivo con i gay. Oggi con le donne. Ma ce n'è davvero bisogno?
Ma fatto sta che a quanto pare non bastano i tempi italiani. Anche in Spagna non trovano niente di meglio da fare che andare a dietro a Berlusconi. Lo fanno ormai da settimane. Non si capisce bene con quale intento.
E non solo. Non solo televisione e El Pais. El Mundo addirittura attiva un sondaggio in prima pagina con la domanda: Sei d'accordo con Berlusconi: il governo di Zapatero è troppo "rosa"?
Naturalmente dal lato El Mundo la risposta è un si al 75%. Diavolo di un Silvio. E furbetti spagnoli.

AP


Alitalia, resterà italiana?

A voto concluso e senza ulteriori parole da aggiungere, i numeri parlano chiaro, si torna alla vita di sempre. Quella lasciata venerdi scorso prima del turno elettorale.
Ai discorsi soliti. Alitalia. Quello che manca, oltre alla ormai famigerata cordata invisibile, sono numeri certi. Ovvero, quanto può campare ancora la compagnia di bandiera?
Le versioni sono tante. Le hanno sparate tutte. Da un mese a un anno. Passando addirittura per i conti in risalita. Davvero sconcertante. Quanto tempo c'è davvero a disposizione?
Perchè è sui tempi che si gioca la partita. Abbiamo ancora una mezzoretta per cercare di recuperare? O siamo ormai in zona Cesarini? O allo scadere dei tempi di recupero? Ormai la risposta ha colori politici. No buon senso.
Berlusconi assicura, da neopremier, la presenza della cordata italiana. Ma ancora generalità e informazioni a riguardo mancano. Si parla di un incontro con le parti sociali. Le stesse parti sociali riaprono la porta a Spinetta e la sua AirFrance-Klm. Si attendono notizie. Certe.
Berlusconi ha vinto. Ha stravinto. Berlusconi ha puntato molto su Alitalia nel suo percorso pre elettorale. Destabilizzando, a ragione si saprà, le trattative più concrete con i francesi. A Berlusconi ora l'impegno e il dovere di fare chiarezza e magari risolvere una volta per tutte la questione. Di parole se ne sono dette anche troppe. Berlusconi in primis. E per quanto riguarda l'azione e le scelte adesso non ci sono davvero più alibi.
AP

martedì 15 aprile 2008

L'Italia berlusconiana. Il fallimento della sinistra

Due anni. Di sinistra o pseudotale e Silvio Berlusconi si è ripreso il Paese. Con numeri da capogiro e che siamo sicuri neanche lo stesso Cavaliere immaginava. È un ottimista al limite del delirio di onnipotenza Silvio Berlusconi. Pregio e difetto che lo ha portato a essere, piaccia o no, l'uomo più forte, potente e soprattutto, ben più importante, influente di Italia.
Silvio Berlusconi in questa decade e mezzo ha stravolto la politica italiana. Attenzione, non a costruzione solo di se stesso e della sua parte politica bensì a distruzione della parte politica opposta. Tutto, in questi anni, è girato al tempo di Berlusconi. Tutto, a sinistra, ha finito con il disintegrarsi al tempo di Berlusconi. E basta dare un'occhiata ai modi e ai tempi.
Nel bel mezzo delle crisi prodiane, il centrosinistra si è lanciato nel progetto democratico. A tutti i costi. Giusto sia ben chiaro. Veltroni ha preso in mano le redini del "nuovo" progetto e si è fatto sentire. Senza complimenti e mettendo in bilico l'esecutivo di Prodi in più di una occasione. La porta chiusa malamente in faccia agli alleati più estremi è stata la condanna per la sinistra e l'intero centrosinistra. Non tanto per l'intento. Quanto per modi e tempi. Errati.
Poi ci ha pensato Mastella, sicuramente pilotato da qualcuno, a far cadere Prodi. Ma è stato solo un caso. Mastella ha abboccato e Prodi è caduto. Ma il malumore interno al centrosinistra non è certo da attribuire al re (assente) di Ceppaloni.
Mesi di frasi. Mesi di belle parole per costruire un'illusione. Che a molti può essere anche piaciuta. Ma ai più. Ai molti più. No. Berlusconi ha lasciato perdere i bei modi e i sogni. E al momento giusto ha creato il Popolo della Libertà. Gianfranco Fini lo ha seguito. Casini no. Si temeva il peggio. Invece è stato un trionfo. Berlusconi con una manovra ha ritoccato un successo netto. La sinistra con mille manovre, come nel suo stile, e tante, troppe parole, ha costruito la sua storica sconfitta. Casini, alla fine, l'unico a restare a galla. Le dimissioni, le dichiarazioni, di tanti volti storici della sinistra pura e dura ieri sono state un momento triste. Davvero. La fine di un ciclo. La brutta fine di un ciclo che forse meritava ben altra conclusione. Ma la politica è fatta così. E ti ammazza al primo errore. Non ti da scampo. La sinistra non si può oggi aggrappare al pareggio. La sinistra non si può salvare in corner, in nessun modo. E deve, da oggi, curarsi le ferite. Chi lo farà? Come lo farà? E Veltroni, la cui responsabilità di questa catastrofe è penso chiara, come reagirà? Basterà definirsi nuova forza riformatrice del paese? Unico dato certo è l'assenza, importante e malinconica, della vera sinistra nel Parlamento italiano. Unico dato certo la maggioranza schiacciante di Silvio Berlusconi in Camera e Senato. Qualcosa, più che qualcosa, nella testa nobile e irraggiungibile dei ben pensanti e intellettuali di sinistra (dai politici alle "star") non funziona. Non ha funzionato. Sicuri, presuntuosi, di essere voce del popolo arrabbiato. Il popolo giusto. Credevano al rumore. Quello vero e indiscutibile. Si ritrovano nel silenzio. Nel desolante silenzio.
È ora di fare un passo indietro. Ai politici il compito di tornare ad ascoltare la gente. Agli intellettuali il dovere di tornare a scrivere canzoni, bei libri e pensare meno agli incassi. Ai palazzetti pieni e alla facile e ormai patetica demonizzazione.


AP


lunedì 14 aprile 2008

Berlusconi: sono commosso

Silvio Berlusconi si dice commosso dalla prova di fiducia dei cittadini italiani.
Il Cavaliere prevede anni difficili per l'Italia, in cui sacrifici dovranno essere di tutti.
Lavorerò duro, dice il premier, con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per risolvere i problemi dell'Italia.
Tra le priorità del neogoverno aiuti alle famiglie e ai giovani, la riforma di giustizia, scuola e sanità e la riapertura delle grandi opere.

Veltroni telefona a Berlusconi: faremo opposizione costruttiva

Walter Veltroni ha chiamato Silvio Berlusconi per felicitarsi del risultato elettorale del centrodestra. Il PdL sta aumentando i numeri nei confronti del Partito Democratico. Una vittoria che a questo punto va al di là di ogni previsione. In tanti pensavano a un Berlusconi vincitore. Nessuno con questo distacco.
Anche El Pais spagnolo riconosce la vittoria a Berlusconi mettendo in prima pagina come "urgente" la telefonata di Veltroni. El Pais che in questi giorni si è dimostrato spietato (quanto patetico) nei confronti del Cavaliere e dell'Italia. Mettendo in mostra in più occasioni una mancanza di stile e serietà sorprendenti per un giornale del suo valore.
Ma tornando a fatti ben più importanti dell'idea folkloristica spagnola.
Silvio Berlusconi stravince. La Lega dilaga. E forse raccoglie davvero tutta quella parte di Italia (del nord) arrabbiata e contraria al potere forte, alla Casta, di Roma. Un'antipolitica rovesciata su un carroccio ci verrebbe da pensare. E questi sono i numeri.
Un governo forte. Di centrodestra. Con possibilità per governare e bene.
Ma la partita più importante ripetiamo si giocherà a sinistra. Veltroni dovrà assumersi le sue responsabilità. E siamo sicuri, dato il temperamento e l'equilibrio dell'ex sindaco di Roma, lo farà. Anche se rimane di portata storica il recupero del Partito Democratico. Lontano dalla maggioranza ma realtà pronta ad affrontare il ruolo di opposizione.
E la Sinistra più estrema. Uscita distrutta dal voto. Una sconfitta netta l'ha definita Bertinotti.
E una pagina sicuramente triste per la storia politica italiana. Anche se proprio da questa lezione dell'elettorato dovranno ripartire i futuri vertici e le future personalità nell'intento, necessario, di costruire una nuova sinistra. Un paese democratico e civile ha bisogno di un governo, ha bisogno della parte conservatrice. Ma ha soprattutto bisogno di una Sinistra, Sinistra che oggi in Italia non c'è.

AP

Exit Poll: avanti PdL

Si sono chiuse le urne. Primi dati exit poll resi noti alle 15 da Consortium per Sky Tg24.
Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi sarebbe avanti di due tre punti.
Alla Camera il Pdl, con Lega e Mpa, ottiene il 42% dei voti. Il Pd, con l’Idv di Di Pietro, si ferma al 40%.
Si tratta di dati exit poll. I primi numeri ufficiali tra qualche minuto.

domenica 13 aprile 2008

Elezioni, aperte le urne. Si vota, forse.

Renato Mannheimer scrive sul Corriere che degli indecisi, tanti alla fine si asterranno. E il problema sta proprio in questo dato. Possiamo dire che le elezioni di oggi e domani si giocheranno proprio su questa percentuale, alta, di aventi diritto con idee confuse. O stanchi di una situazione non proprio piacevole. In quanti non andranno a votare? Gli indecisi alla fine davvero, come dice Mannheimer, nella maggior parte, si asterranno dal dare una preferenza? E a vantaggio di chi? È risaputo che l'astensione da sempre ha sfavorito il centrosinistra. Ma questa quasi regola può ancora ritenersi valida? Forse si. Ma probabilmente no.
È un pareggio. Inutile negarlo e da onnipotenti ottimisti, o disperati, pensare a un Berlusconi a più dieci punti. Eccessivo.
Veltroni rappresenta comunque nella stagnante situazione italiana la vera novità. Difficile pensare che davvero così poca gente non punti sull'ex sindaco di Roma. Almeno per dare una possibilità. O per seguire quella che da anni è ormai la filosofia dell'italiano medio e non solo, ovvero quella che anche ieri Beppe Grillo sul suo sito descriveva, la sindrome del votare il meno peggio. Non il migliore. Il meno peggio. E andarne quasi fieri.
Tanti andranno a votare. Per Berlusconi. Per Veltroni. Quanti per le sinistre? Dove si concentrano gli scontenti? Può succedere di tutto. La sconfitta. O la pesante e storica vittoria degli "estremi". E il partito socialista? E soprattutto il centro. Come gli italiani "tratteranno" il ribelle Casini alle urne?
Domande difficili. Impossibili da risolvere in questo momento. Per risposte importanti. Per risposte che saranno il futuro prossimo della politica italiana. La partita è aperta. E davvero tutto può succedere. Sicuro è che da martedi sarà guerra politica. Da un fronte all'altro.


AP

giovedì 10 aprile 2008

Scivolone Veltroni - parte seconda -

Manuela (http://selvaticoblog.ilcannocchiale.it/) scrive in commento:
La serietà con cui Veltroni ha affrontato i temi forti sta qui: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=49098
(permettimi di darti il link). Non capisco cosa significhi "una campagna noiosa": Veltroni si è rifiutato di scendere sul terreno dal suo principale avversario, ha cambiato il linguaggio della politica, si è lasciato dietro le spalle il berlusconismo e il catastrofismo tipico di una certa sinistra, e ha rivolto lo sguardo al futuro. Può darsi che qualcuno, nostalgico delle invettive incrociate (fascisti! comunisti!) abbia trovato "noiosa" la seria determinazione con cui Veltroni ha preso in mano la campagna elettorale (e, mi auguro, vincerà le elezioni). Ma molti di noi aspettavano da un decennio quanto sta succedendo oggi e, credetemi, non si annoiano affatto.Quanto al senso della lettera, mi stupisce che sottili commentatori non ne abbiano colto il senso: la lettera non richiede alcun giuramento, ma comunica che "io posso prendermi impegni per la mia maggioranza, il mio avversario non può. Di conseguenza io riuscirò a governare, il mio avversario no, perché ostaggio della Lega". Non ci voleva tanto...Non scordiamoci che "il principale avversario" ha potuto governare 5 anni (con in mezzo una crisi di governo e il cambio di una ventina di ministri...)perché la sua maggioranza fu eletta con il sistema elettorale precedente al "porcellum". Se malauguratamente dovesse farcela anche stavolta, la legge elettorale (fortemente voluta da lui) lo metterà di fatto nella condizione in cui è stato messo Prodi.
Comincio col dirti cara Manuela che invidio la tua passione. Davvero. E basta fare un giro nel tuo blog. Ce ne vuole tanta di questi tempi. Anch'io ne ho. Tanta. Ma con visione forse un pochino più larga. A me non convincono proprio. Ne uno. Veltroni. Ne l'altro. Berlusconi. Il secondo poi lo conosciamo bene.
Sai cosa non mi convince cara Manuela? Proprio il linguaggio. Veltroni ha cambiato il linguaggio della politica? Può darsi e rispetto la tua idea. Lasciami dire che mi sembra abbia solo cambiato il tono. Ma in modo artificioso. Finto. Forzato. A me Manuela il buonismo e il sepoffà di questi tempi proprio non mi convincono. La voce da prete di periferia, i campi verdi alle spalle, il tutto possibile in un modo impossibile, non mi vanno giù. Non mi convincono. Da parte Manuela di persone che conosciamo benissimo. L'altro giorno era D'Alema a parlare di Veltroni. Il giorno prima ancora Fassino. Prodi cerca di stare solo in silenzio ma sono loro i personaggi che tengono su la baracca. Che in un modo o nell'altro guidano, da dietro, tutto. Cosa è il Partito Democratico? Chi è il Partito Democratico?
È Veltroni? E il misturotto fatto ad hoc di imprenditori con operai, generali con pacifisti, laici intransigenti con bigotti?
Sai Manuela sono stato tentato di pubblicare più che il tuo commento le parole, i punti, del contatto da te inserito col partito democratico. Ma alla fine ho trovato molto più interessanti le nostre parole. Perchè davvero sono più interessanti. È una storia già sentita. Che si ripete. E non sono poi così differenti da quelli dell'altra sponda. Uno sarà ostaggio della Lega. Veltroni non sarà ostaggio di nessuno? Attenzione a non farci prendere in giro dalle belle parole e li belli toni. Non sottovalutiamo le presenze più o meno d'obbligo del Partito Democratico. Fuori il Partito Socialista per un Di Pietro con simbolo proprio. Di Pietro sta li buono fino a quando bastoni l'odiato Berlusconi. I radicali zitti e buoni, ancora, perchè vogliono vedere come tira il vento. C'è molta gente Manuela che sta aspettando in silenzio. Soprattutto zona centrosinistra. Ma è un'attesa. Solo un'attesa. Perchè la battaglia vera comincerà martedi prossimo. Quando non ci saranno i numeri. Se non ci saranno. Quando ci sarà una bella torta da spartire. E Manuela, ognuno è schiavo delle proprie necessarie forze interne. È il sistema politico italiano. Domani si metteranno tutti in fila a chiedere il proprio conto. Belli e brutti. Angeli e diavoli. Generali e pacifisti. Bigotti e anticristo. E nel PD ci sono tutti!
Io, cara Manuela, spero di poter ripubblicare e prometto di farlo, questo nostro "dialogo" (che rimarrà aperto) e darti ragione. Scriverò di aver sbagliato tutto. Che Veltroni è davvero il vento nuovo e che il cambiamento è arrivato e c'è stato e ci sarà. Per il bene di tutti. Perchè davvero si sta parlando del bene di tutti. Per quanto riguarda la lettera ognuno dei cento e più visitatori (i sottili commentatori come li definisci) può scrivere la propria versione. La tua la trovo forse leggermente di parte e molto, sempre a parer mio, discutibile. Non tanto nella tua interpretazione ma nella realtà stessa dei fatti.
AP

mercoledì 9 aprile 2008

Scivolone Veltroni

C'è stato un momento. Giusto uno. Momento. In cui ho creduto in Walter Veltroni. Questo sindaco di Roma dall'aria un pò così. I suoi libri. I suoi festival. Stanco dei deliri berlusconiani. Stanco di vedere Prodi alla guida del centrosinistra. Veltroni era la speranza. Si, diciamo una ipotetica via d'uscita da prendere in considerazione.
Poi il Partito Democratico. Gli abbracci con Romano Prodi. Quelle prime dichiarazioni sempre un pò così ma meno, già un pò più politicalcorrect patetico andante. Quindi la scelta. In campo da protagonista come guida del PD.
Per un momento. Un momento. Ci ho creduto. Ma poi quell'aria un pò così ha cominciato a perdere spinta e soprattutto credibilità. Dinanzi a un Berlusconi intramontabile. L'odio di mezza e più Italia, così si dice, sembra temprarlo. È sempre più forte. Tutti lo odiano e lui cresce. Resterà forse uno dei grandi misteri d'Italia. Silvio Berlusconi. Si vede che l'odio si trasforma in voto. E comunque al più odiato dagli italiani dobbiamo un governo di cinque anni dopo mezzo secolo di esecutivi annuali o semestrali.
Berlusconi che sembra inciampare con gli alleati. Uno spiraglio. Veltroni colpisci. No. Walter Veltroni non trova modo migliore che improvvisare quel discorso patetico su futuro, principi e sepoffà in quei campi umbri da favola. Sepoffà con dietro i campi e nel pensiero l'America. Cose già viste e scadute in un qualche libro magari best seller ma comunque libro.
Questo il nuovo italiano. Questo il nuovo che dovrebbe stendere il panzer Berlusconi. Vogliamocibene e speriamo nel futuro non ci resta che dire.
E poi la lettera di ieri. Qualcuno ha forse capito il senso? Il motivo? Lasciando stare odi personali e discorsi del tipo l'ha scritta contro Berlusconi quindi va bene. Perchè siamo italiani. E sappiamo benissimo, nel profondo, il non senso di certe frasi. A cinque giorni dalle elezioni. Il leader di un partito che invita il leader dell'altro partito a giurare fedeltà e lealtà alla Repubblica. Con tanto di inno di Mameli e tricolore. Ma a quale titolo? Veltroni. E non mi interessa adesso ne il partito comunista ne il kgb. Ma un candidato premier che dice all'altro candidato premier di giurare. Con l'aggravante poi che questo candidato premier, Berlusconi, un qualche giuramento l'ha già fatto. Dinanzi a persone e istituzioni che forse un qualche titolo in più di Veltroni ce l'avevano e ce l'hanno.
La lettera di ieri è il romantico saluto di un politico che forse ci ha provato. Giustamente. Ma che per un motivo o per un altro è rimasto schiavo e vittima dei suoi stessi limiti.
Non si sa. Davvero non si sa come andrà a finire. È tutto possibile. È difficile ma possibile anche la vittoria di Veltroni. Ma sarà obbligatorio cambiare rotta. Cambiare addirittura tono di voce. L'Italia per riprendersi non ha bisogno di paesaggi e discorsi tirati a lucido su lealtà e fedeltà e buonissima politica.
Come l'Italia, e cambio direzione, non ha bisogno di nessun test mentale. E neanche di revisioni varie spinte da odio e intolleranza. Demonizzazione sempre e comunque del nemico. Di sparate al vento e accuse. E soprattutto di fucili e di regionalismi. Stiamo scivolando sempre più in basso. Produttività. Benessere. Salari. Occupazione. Giovani costretti a fuggire. Giovani che rimangono male. E quindi futuro mutilato. I discorsi da affrontare non mancano. Bisognerebbe solo cominciare ad affrontarli. E seriamente. Ma serietà e capacità sembrano non far parte di questi tempi.

Berlusconi: lettera Veltroni irricevibile

«La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perchè non ha alcun titolo. Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista.
Solo chi ha scarsa dimestichezza con le procedure e le regole costituzionali democratiche dimentica che il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato. E io ho giurato per ben tre volte davanti a due presidenti della Repubblica. E sarò onorato di giurare per la quarta davanti all'attuale presidente.
Quando si sono aperti gli archivi del Kgb è venuto fuori che l'Unione Sovietica dava, di tutti gli aiuti ai partiti comunisti d'occidente, il 45% al Pci ».
(dal Corriere della Sera)

La lettera di Veltroni a Berlusconi

Caro Berlusconi,


mi rivolgo a lei perchè penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana. Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo, questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. e chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l'onore di governare l'Italia, sulla base proprio del suo programma.L'impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perchè ha a che fare con la vita, l'identità e le istituzioni del paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant'anni di storia repubblicana hanno permesso all'Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli.Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell'opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c'è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

Cordiali saluti,

Walter Veltroni

martedì 8 aprile 2008

Tutto inventato o tutto ritrattato

Le cose sono due. O ci si prende in giro o ci si prende per culo. Decidere quale. Da un po di tempo si assiste a un teatrino squallido di informazione disinformazione che sfiora il patetico. Tutto inventato. O tutto ritrattato. A scelta dei protagonisti. Basta far parlare di se? Leggermente riduttivo. L'Italia e` ormai un paese in cui il lunedi tutto e` rosso per poi il martedi essere blu. E il rosso? Tutto inventato. Ma non hai forse detto rosso ieri? No. Mai detto.
E nessuno poi torna a e per chiarire. No. Dopo le sparate a vuoto: il silenzio. Mai detto nulla.
E cosi` lunedi secondo il Corriere (non il gazzettino della piccola fiammiferaia stanca) Silvio Berlusconi da addirittura, e con poca eleganza, del malato a Umberto Bossi. Il lunedi pomeriggio Bossi dice sto benissimo. Martedi mattina Berlusconi non ha mai detto che Bossi e` malato. Tutta un'invenzione. E a questo punto direte e penseremo: diavolo di un Cavaliere ne ha combinata un'altra. Ci riesce sempre. No. Il Corriere (o chi per lui) tace e si passa alla prossima notizia. Non una riga per spiegare un pochino la situazione. Perche` va bene una, va bene un'altra ma alla terza ci fai quasi la figura del pirla. No. E adesso parliamo di fiaccola. Spenta. No. Spenta solo per due minuti. Accesa.
O sto vivendo un periodo di alienazione e allucinazione in cui comprensione e valutazione si riducono a viaggi acidopsichedelici o davvero qualcosa in questo paese non va. Chi compra il Corriere cartaceo? Perche` almeno con la versione on line ti salvi con un aggiornamento se passi un'ora dopo. Con il cartaceo rischi di stare fino al giorno dopo con il contrario del contrario di tutto questo e` il contrario del contrario.
AP