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venerdì 2 maggio 2008

Gran Bretagna, crollano i labour

Walter Veltroni parlava di un vento nuovo. Forte. In tutto il mondo. Una rivoluzione. Lui doveva farne parte. Si ritrova all'opposizione, in crisi e la sinistra addirittura fuori dal Parlamento. Italia a "centro"destra. Nettamente. Conservatorismo e "estremismo" regional popolare. La Lega Nord. La stessa Italia dei Valori. In Gran Bretagna il partito laburista di Brown, il successore di Blair rischia di diventare il terzo partito inglese. Un crollo impressionante e con un solo precedente, negli anni sessanta. Esulta David Cameron che definisce il risultato elettorale come un voto contro Brown e il suo governo e soprattutto un positivo voto di fiducia nei confronti del Partito Conservatore.
Ci sarà a questo punto un rimpasto di governo, una riflessione interna al partito ma che dire? La prima prova di Gordon Brown nel dopoBlair è un disastro. E mancano ancora i risultati della capitale, Londra. Una disfatta.
E ci stiamo avvicinando all'appuntamento dell'anno. Le presidenziali americane. I due democratici Obama Clinton ancora in lotta. McCain in attesa della grande sfida. Una sfida pericolosa. Con i conservatori, anche in questo caso, in vantaggio.


AP



mercoledì 30 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte terza-

Gianfranco Fini Presidente della Camera. Discorso applauditissimo e risultato storico. Questa la ultima ora di oggi. Ma torniamo alla giornata di ieri. Walter Veltroni ammette le sconfitte. Non una. Molte e una peggiore dell'altra. Molti cominciano a chiedere la sua testa. Subito. Cambiano i nomi (dei partiti), cambiano gli equilibri ma la voglia di poltrone d'onore rimane sempre la stessa.
Walter Veltroni dicevo ammette le sconfitte e a sorpresa chiama i suoi a rapporto. Avanti con la battaglia ma il prossimo autunno congresso per decidere il da farsi. Terremoto. Alcuni colti di sorpresa si nascondono, come fanno ormai da mesi attendendo tempi migliori, altri si fanno sentire. D'Alema. Non se ne parla neanche tuona l'ex premier, l'ex segretario, l'ex ministro degli Esteri. Oggi peso pesante assai pericoloso per Veltroni. L'onda diessina di ritorno.
E si può ben capire e quasi comprendere la posizione di D'Alema. Veltroni oggi probabilmente rischierebbe di rimanere alla guida del Piddì. Se invece le bufere si susseguono con tale intensità no. Perchè si sa la politica consuma. Soprattutto quella degli insuccessi. Ti bruci dal giorno alla notte o dalla notte al giorno. O basta solo un po di tempo. Ed è questo quello che deve succedere a Veltroni. Già ferito si attendono mesi e probabili insuccessi per ammazzarlo del tutto. E a questo punto non ci sarà bisogno di impegni, voti e strategie di mercato.
D'Alema è un politico di sinistra con la S maiuscola.
Oggi è lui a rispondere alle domande del dopo discorso di Fini. E parla da leader. Parla da leader di sinistra. E il richiamo all'antifascismo? Si domanda con il suo sorriso ormai storico. Vuole rilanciarsi D'Alema. Sempre sul chi va la. Lui e altri pesi ex DS. I pesi che hanno affossato Rutelli. Non a caso.
La situazione, come si ripete da ormai post e post è delicata. Non grave perchè per ripartire, visti i numeri del centrodestra, c'è tempo. Limitiamoci a una delicata situazione nel centrosinistra.
Ma quali scenari aprirebbe un D'Alema 2...3...4? A che punto siamo? Questo dipende da tanti fattori. Le manovre in zona rosso riformatrice saranno fondamentali per capirci qualcosa. Per capire gli appoggi e soprattutto i tempi. Veltroni cerca e cercherà di salvarsi ma la sinistra di potere, partitica, non ha mai perdonato e mai perdonerà certi scivoloni. Specialmente se attesi da tanto tempo. Quasi dal principio dei pidemocratici tempi.


AP



martedì 29 aprile 2008

La crisi delle sinistre - parte seconda -

Alemanno non era solo con i suoi fedeli a festeggiare la storica vittoria di Roma. Non c'erano solo i taxisti strombazzanti per le strade capitoline. Scene di altri tempi. Immagini da film neorealista. Mancava il bianco e nero e le biciclette. Roma è caduta. La Roma veltroniana. La Roma rutelliana. E a godere non sono sicuramente solo i berlusconiani o alleanza nazional fedeli. Perchè ieri è morto un progetto importante. Il Partito Democratico. Attenzione ancora manca sepoltura ma in tanti, lato sinistra soprattutto, sperano e attendono. E una scritta ieri riassumeva i fattacci degli ultimi mesi. Le primarie e la caduta del governo Prodi, la Sinistra fuori dal Parlamento e Roma alla destra: Walter Santo Subito.
In effetti se pensiamo ai risultati un qualche pensiero non può non venire. Ha fatto più danni Veltroni in questi mesi che tanta sinistra ammuffita in sessantanni. Ed è soprattutto la destra a non crederlo. Tanta battaglia, tante delusioni, compromessi con diavoli e acqua santa. Non era meglio metterlo prima Veltroni? Lui in un paio di mesi ci ha risolto tutto. Ma questo risultato non era prevedibile? No, una disfatta simile no, neanche ai peggiori gufi pessimisti. Perchè va bene fare fuori Veltroni, va bene Prodi ormai alla frutta ma ritrovarsi in queste condizioni e chi se lo poteva immaginare? Ma i problemi arrivano adesso. Magari Roma si riprende tra un po di annetti ma come si esce, subito, da questa penosa situazione? Alemanno non festeggiava solo con i sui fedeli perchè c'è una parte di sinistra e centrosinistra che attendeva questo momento. D'Alema ha assistito da grande stratega e classico uomo di sinistra in disparte. E che dire di Fassino? Ve lo ricordate? Tutti a tempo debito spariti dalla circolazione. Il silenzio premia. Soprattutto in momenti tragici. Si può sempre poi dire ve l'avevo detto io...
Già Rutelli ieri sera cercava affannosamente il modo per poter scendere dal barcone. Lasciato solo dal PD tuonava lo sconfitto. Naturalmente. Fosse stata vittoria invece si sarebbe parlato di rivincita del PD e tutti abbracciati a cantare sotto ar colosseo (e attenzione a non aggrapparsi alla provincia di Roma!). Qualche peso sta già mollando la presa. Obbligato per rimanere a galla. Perchè in politica la scialuppa te la devi prendere subito. E non c'è pietà neanche per donne o bambini. E un'orchestrina che suona la puoi anche trovare ma il direttore tranquillo è già in salvo.
Il Pd si gioca il suo futuro adesso. C'è chi chiede la testa di Veltroni. Per chi? D'Alema? Lui sarebbe entusiasta forse ma cambierebbero un po di cose. E così rimane la carta opposizione. Il dialogo aperto con un altra anima silenziosa, Casini. Già si parlava nei giorni scorsi di grande alleanza tra le due realtà rimaste in Parlamento. Ma il Partito Democratico non diventerebbe così un po troppo democratico...cristiano? Alla faccia di chi si presentava agli italiani come lo Zapatero d'Italia. E alla faccia del laicismo e riformismo e avanti così.
No. La situazione non è delle più facili. E fino ad oggi Veltroni ha giocato solo. Forse perchè tutti attendevano questo momento. Ma da ieri più correnti cominceranno a dare contro al ferito Walter. E da ieri proprio il ferito Walter corre il rischio di ritrovarsi pure isolato. Correnti massimaliste (nel senso di D'Alema), correnti più teo per un ulteriore passo al centro. E che dire della sinistra quella incazzata? Anche loro cominceranno a spingere. E non certo per tenere in piedi il baraccone PD. Proprio quel baraccone che per la prima volta nella storia gli ha lasciati fuori dal Parlamento.


AP


lunedì 28 aprile 2008

Roma: Alemanno sindaco e sinistra a picco

L'ultima speranza a sinistra si chiamava Roma. Capitale di quel paese perso malamente nelle ultime elezioni. La sinistra perde anche Roma. È un risultato storico. In positivo, per il centrodestra, in negativo per il centrosinistra. E adesso? Sarà colpa ancora una volta dell'ignoranza e della dittatura?
Mancava un tassello, Roma. Adesso si può partire con la riflessione seria, si spera, a sinistra. Non ci sono più scuse. Roma poteva diventare un appiglio. Roma ha scelto di cambiare. Dopo anni di sinistra. Dopo anni di Veltroni.

sabato 19 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte prima-

Dovrebbe essere una. Sono tante. E alla fine nessuna. Sinistra. Tutte in crisi nera. Dalla più estrema e vera, senza pass per il Parlamento, a quella più rivolta al centro, enigmatica e con una percentuale al di sotto delle aspettative. Si parlava di pareggio. Di recupero e addirittura sorpasso. Ci saranno anni di Berlusconi. Vittorioso in maniera netta e quasi preoccupante.
Tante sinistre. Tutte fuori. Chi fisicamente e concretamente. Chi fuori dai giochi. Alla ricerca di una posizione forte. Il governo ombra che prima o poi Veltroni dovrà spiegare.
E la domanda che circola ossessiva in queste giornate di triste riflessione: che fare?
Ci provano i blog, sempre più numerosi e ormai presi in considerazione anche da partiti e movimenti, a dare idee e spunti di riflessione. Vera voce del popolo che scrive. E soprattutto mezzo alla portata di tutti (anche se siamo davanti solo a Grecia e Bulgaria in tema di uso e consumo). Angolo in cui poter riflettere. Lo fanno i politici, sempre tramite blog. E veri protagonisti della reale politica. Si interrogano i giornali, soprattutto quelli più a sinistra. L'Unità con i suoi editoriali, Il Manifesto. Tutti. Che fare?
C'è tanto da fare. E il tempo c'è e ci sarà. Aspettiamo Roma e ripartiamo. Tanti scrivono di socialismo. Alcuni, quelli più duri, di comunismo. Tanti insistono sul partito democratico. Le varie correnti di una sinistra stanca. Ormai messa all'angolo in più di un paese europeo. Sinistra con mali comuni. Con storie non proprio diverse. Smarrita in questo tempo di cambiamenti netti e profondi. A livello economico, a livello anche geografico ma soprattutto a livello sociale. Sinistra che non si è fatta interprete di questi cambiamenti. Continuando a parlare e a credere in un linguaggio vecchio. Oggi che tutto deve a tutti i costi essere nuovo. E gli operai si incazzano e vanno con la Lega. E la classe media si incazza e va con Lega, Berlusconi o va con nessuno. La sinistra perde il contatto. Con la realtà. E perde, malamente, le elezioni. Non entra in Parlamento. È un momento drammatico per la nostra politica.
Il PD paga il fallimento prodiano? Troppo semplice come conclusione. Forse l'italiano ha capito fin dall'inizio che proprio dietro il Pd c'era il fallimento prodiano. I protagonisti del fallimento prodiano. Chi in silenzio. Chi con una maschera. Chi con nuovo trucco. Chi defilato in attesa di certezze. Ma la gente a quanto pare non è scema. Ed è stanca. Una stanchezza rischiosa. Da non sottovalutare. Perchè può sembrare paradossale ma oggi l'ordine sociale e la speranza di ordine sociale e ritorno alla normalità ce l'ha in mano Silvio Berlusconi. Se fallisce anche lui sono guai. La gente gli ha messo, esasperata, il paese nelle mani. Perchè avrebbe potuto benissimo, la gente, mettere la croce su Veltroni e Sinistra. Così non è stato. E attenzione a cominciare la riflessione dai soliti temi ormai vecchi pure questi di dittatura, matite che sole mettono la x su PdL e ignoranza. Perchè una riflessione di questo tipo, a sinistra, porterebbe solo alla riconferma di quanto avvenuto la settimana scorsa. Non ci saranno nuove possibilità senza un iniziale bagno di umiltà della sinistra italiana. L'estrema e la riformatrice. Non ci sarà domani senza prima una pausa e uno spogliarsi di quelle opportune giustificazioni di sempre. Abbiamo perso perchè Berlusconi ha in mano tutto. Abbiamo perso perchè l'Italia non è democratica. No. Abbiamo perso perchè la gente non ci ha votato. Punto. E abbiamo perso perchè manca una vera classe politica nuova e attenta a sinistra. Ci si nasconde dietro le solite frasi per poi ritirarsi come vecchi saggi in un esilio e in un silenzio patetico. Per finire poi con l'accusare Berlusconi. Di cosa? Per gridare allo scandalo. Pensiamo davvero che dicendo Berlusconi è un mafioso. Andando da Santoro a ripetere sempre le stesse cose, da Mangano al conflitto d'interesse si possa vincere? È così che la sinistra pensa di vincere? E le idee? Le frasi che vuole sentirsi dire chi non arriva a fine mese? Chi in questa società spietata è messo fuori, solo perchè o non troppo intelligente o sfortunato o impotente, o non sa fare bene i conti di come fottere più degli altri. Dov'è la sinistra? A parlare di Berlusconi? Cosa interessa all'emarginato, al precario, al ferito, a chi si fa un culo così in fabbrica rischiando pure di farsi ammazzare, al medio che vede sempre più lontana la possibilità di concludere qualcosa della propria vita, cosa interessa del giardiniere mafioso di Berlusconi? Cosa interessa della stampa, dell'informazione e della par condicio? Delle belle frasi tirate fuori al momento giusto per cercare a parole di rendere giustiza a cosa? Dell'operaio sopravvissuto alla strage di Torino candidato? Dov'è la sinistra? A fare discorsi da salotto. Gli intellettuali che scimmiottano prima uno poi l'altro alla tv o su youtube. E una volta superato il limite riempiono palazzetti urlando di essere vittima del sistema Berlusconi. Di avere la bocca a forza sigillata dalla dittatura. Spariscono dalle televisioni attendendo l'atteso ritorno con cifre da capogiro a contratto. Forse la sinistra deve partire proprio da qui. Dal mettere da parte queste favolette e questi figli di puttana dai discorsini vittimistici a orologeria. I cervelli che gridano allo scandalo per riempirsi le tasche. Forse bisogna partire proprio da qui. Senza grandi discorsi su ideali o filosofie economico politiche. Che la gente, la maggior parte della gente neanche capisce. E corre a dare il voto, esasperata, al prototipo dell'incazzato con senso e "poca cultura" Bossi.
AP

giovedì 17 aprile 2008

PD e il terremoto Prodi

Walter Veltroni deve aver passato una brutta giornata ieri. Non bastava la mazzata elezioni. Adesso i colpi arrivano anche dall'interno. Cosa questa che può provocare un vero e proprio terremoto nel Partito Democratico. Una lettera. Spedita da Prodi tempo fa proprio a Walter Veltroni. Custodita amaramente e gelosamente in cassetto per non destabilizzare la già delicata corsa al voto di aprile. Oggetto della lettera le dimissioni da Presidente del partito. Autore Romano Prodi. Una lettera quindi di un peso notevole. Passano i giorni e tutto splende sotto il cielo azzurro del PD. Nessun problema. Guardiamo al domani e viviamo felici e vogliamoci bene. Il problema è che il domani è arrivato. E Veltroni si ritrova non più con qualche nuvoletta ma con una vera e propria tempesta. Una bufera.
Sconfitto nettamente alle urne. Ripetiamo il nettamente. Accuse da ogni lato. Sinistra. Responsabilità di aver ucciso una parte politica importante. Accuse dall'arcobaleno (a proposito di meteo), accuse dai socialisti. Piovono pietre su Veltroni.
E allora guardiamo al dopodomani. Cerca di alzare la testa Walter. Berlusconi parte malissimo afferma l'ex sindaco della capitale. E noi faremo un governo ombra. Non molleremo. Grazie a chi ci ha votato. Al pensionato che è tornato a sognare grazie alle parole di Veltroni. Insomma, una batosta dura da digerire ma pensiamo a noi. Romano Prodi a questo punto rende pubbliche le sue dimissioni. Nuova tegola sulla già livida testa di Walter. Un vero cazzottone. E attenzione, non a giochi fatti, non a situazione stabile. Nel bel mezzo di una pioggia battente arriva la tempesta oceanica. Da New York.
E salta fuori la lettera inviata a Veltroni. E salta fuori della scelta di vita. E salta fuori della volontà di consegnare responsabilità alle nuove generazioni.
Ma perchè proprio ieri?
Dicevamo del momento delicato. A Roma tra pochi giorni si giocherà quella che il Riformista definisce una finale di Champions. Perchè questa mossa adesso?
Aprire un dibattito interno alla successione di Romano proprio adesso. A due giorni dalla disfatta. A pochi giorni dall'unica speranza rimasta a centrosinistra: Roma.
La situazione è critica. E qualcosa sembra davvero essere saltato. Forse tutto previsto. Forse tutto studiato. Fatto sta che il terremoto sembra aver allargato le sue tremende onde verso centro. Nessuno a questo punto escluso. E la situazione potrebbe anche peggiorare.


AP


mercoledì 16 aprile 2008

Alitalia, resterà italiana?

A voto concluso e senza ulteriori parole da aggiungere, i numeri parlano chiaro, si torna alla vita di sempre. Quella lasciata venerdi scorso prima del turno elettorale.
Ai discorsi soliti. Alitalia. Quello che manca, oltre alla ormai famigerata cordata invisibile, sono numeri certi. Ovvero, quanto può campare ancora la compagnia di bandiera?
Le versioni sono tante. Le hanno sparate tutte. Da un mese a un anno. Passando addirittura per i conti in risalita. Davvero sconcertante. Quanto tempo c'è davvero a disposizione?
Perchè è sui tempi che si gioca la partita. Abbiamo ancora una mezzoretta per cercare di recuperare? O siamo ormai in zona Cesarini? O allo scadere dei tempi di recupero? Ormai la risposta ha colori politici. No buon senso.
Berlusconi assicura, da neopremier, la presenza della cordata italiana. Ma ancora generalità e informazioni a riguardo mancano. Si parla di un incontro con le parti sociali. Le stesse parti sociali riaprono la porta a Spinetta e la sua AirFrance-Klm. Si attendono notizie. Certe.
Berlusconi ha vinto. Ha stravinto. Berlusconi ha puntato molto su Alitalia nel suo percorso pre elettorale. Destabilizzando, a ragione si saprà, le trattative più concrete con i francesi. A Berlusconi ora l'impegno e il dovere di fare chiarezza e magari risolvere una volta per tutte la questione. Di parole se ne sono dette anche troppe. Berlusconi in primis. E per quanto riguarda l'azione e le scelte adesso non ci sono davvero più alibi.
AP

martedì 15 aprile 2008

...a proposito di estero e dell'erba del vicino

È arrivato un commento proprio su questo blog. E mi sono arrivate una decina di mail di italiani all'estero. Anzi. La maggior parte italiani desiderosi di estero.
Aspettavo il momento per commentare, io, la situazione estera. Non sono un inviato o un professionista in terra straniera da più di quarantanni, ma alla mia età, 27, sono alla seconda esperienza in altro paese. E non esperienza vacanziera di quindici giorni tra Ibiza e Costa Azzurra. In Italia abbiamo la mania, triste mania, e mi ci metto dentro anch'io, di guardare fuori dal nostro paese come a paradisi inesplorati di immenso valore sociale e politico.
Tutto va meglio. Fuori dall'Italia. Tutto è più libero. Fuori dall'Italia. Soprattutto la Spagna in questi ultimi anni è cresciuta smisuratamente nell'ideale dell'italiano medio. Il paese delle libertà e delle feste. Ecco, lasciando stare tori e merengues, che comunque sono un decimo, una regione e neanche tutta (andate a fare olè a Barcellona!..i miei occhi hanno visto due ragazzi in aeroporto prendersi uno schiaffone da un poliziotto catalano) di Spagna, e lasciando stare el flamenco andiamo al sodo e parliamo di cose serie e reali.
El Pais nell'ultima settimana ha commentato a modo suo la situazione italiana. E lo ha fatto in modo furbo. Sporco ma senza sporcarsi le mani. Ha lasciato scrivere articoli a tale Lucchini di una superficialità sconvolgente. Più che articoli di politica sembravano dichiarazioni da lotta universitaria. I fogli che ti danno alla fine delle lezioni universitarie. Mancava solo l'urlo anarchia e poi eravamo al completo. E ha lasciato aperto tali articoli a commenti della gente.
Ora, la Spagna è un paese vastissimo geograficamente. Grande e pieno di gente. Di italiani soprattutto. Possibile 240 commenti a senso unico? Quasi tutti (per non farla proprio sporca sporca) dicevano Italia merda e voglio andare in Spagna. Spagna caput mundi insomma. In grande stile iberico. Possibile neanche un italiano a dire no?..no. E allora ho provato a commentare anch'io. Perchè no? E dire, guardate che la realtà non è proprio così. Ma gli spagnoli son furbi. Le lasciano dire agli italiani le cose. Selezionando però. La voce solo di alcuni italiani. Che ingenui si fanno prendere letteralmente per culo. Tornando al mio commento, invio uno giorno sabato. Niente. Sarà un errore del pc. Che sta per personal computer. Invio un commento lunedi mattina. Niente. La linea sarà difettosa. Invio l'ultimo commento ieri sera. Niente. I miei tre commenti un pochino più equilibrati e di cinque righe mancano. E sia ben chiaro non voglio accusare El Pais di niente. Saranno stati problemi tecnici.
Scrivo direttamente in redazione. Tra l'altro ho anche mail preferenziali, visto il lavoro che sto facendo qui in Spagna. Nessuna risposta. Ma pubblicano la mail, ricostruita ad articolo di due studentesse erasmus a Salamanca. Con il titolo, minaccioso: Manifestazione degli italiani a Salamanca contro il ritorno di Berlusconi. Nella foto due ragazze con un cartello scritto a penna. Nell'indifferenza generale della gente. Ma lasciando stare i problemi tecnici del mio pc che non mi hanno permesso di pubblicare il mio semplice commento su El Pais. I titoli. Di guerra. El Pais parlava di Italia come uno di quei paesi africani dove purtroppo si comunica ancora a machete e bastoni. Nel nostro caso a pizza e mandolinate in testa, con il solito calcio sporco (attendendo uno scandalo spagnolo che prima o poi arriverà, ma non illudetevi di vedere il Real Madrid in serie b) come sfondo. Il titolo delirante di domenica, a caratteri in grassetto: "L'Italia al voto tra caos e tristezza"! Ma è il mio paese o la Cambogia? Stai a vedere che ci sono i soldati in piazza.
Il titolo di oggi a commento della vittoria del definito "dittatore" Berlusconi. E si che la dittatura dovrebbero conoscerla bene in Spagna. Ma gli spagnoli ripeto sono furbi. E non si sporcano le mani. Giocano sul nostro peggior difetto. E ci ridono sopra. E fanno bene. Berlusconi vince si ma il titolo spara: "Berlusconi vince con l'affluenza più bassa". ???.
A questo punto una domanda doverosa ai sognatori di isole felici raggiungibili con semplice volo low cost Ryanair a 20 euro. È questo l'esempio di libertà e felicità?
E il vizio di guidare le critiche sempre nei confronti degli altri la Spagna ce l'ha. Non solo con l'Italia. E descrivere il proprio di paese come il meglio che possa esistere. Il contrario di noi italiani insomma. Pensate a un italiano. Il contrario. Ma altrettanto pericoloso.
Questo è il paese in cui dovrei fuggire a gambe levate? Uno dei paesi che in Europa ha il più alto tasso di incidenti a sfondo razzista? Uno dei paesi con il maggior numero di denuncia per abusi delle forze dell'ordine nei confronti di stranieri? Attenzione sognatori. La Spagna è un paese fantastico. Giovane. Simpatico si. La gente non è poi così differente, nello spirito, da noi italiani. Ma la Spagna è un paese. Non un paradiso. La Spagna ha i problemi di un paese. I problemi di un paese ancora giovane. E segnato da anni di buio. Si, forse la vita universitaria è più allegra (visto che la maggior parte dei commentatori sono studenti). Niente di più e niente di meno. Un paese che amo. Ma un paese. Quindi, per chi sogna feste e sorrisi e gioia tutto il dì, libertà e disponibilità meglio farsi la solita settimana a Ibiza. Anche questa ormai raggiungibile con voli lowcost a prezzi stracciati. Attenzione però perchè cominciano a vietare schiamazzi notturni e puttanai.
AP

L'Italia berlusconiana. Il fallimento della sinistra

Due anni. Di sinistra o pseudotale e Silvio Berlusconi si è ripreso il Paese. Con numeri da capogiro e che siamo sicuri neanche lo stesso Cavaliere immaginava. È un ottimista al limite del delirio di onnipotenza Silvio Berlusconi. Pregio e difetto che lo ha portato a essere, piaccia o no, l'uomo più forte, potente e soprattutto, ben più importante, influente di Italia.
Silvio Berlusconi in questa decade e mezzo ha stravolto la politica italiana. Attenzione, non a costruzione solo di se stesso e della sua parte politica bensì a distruzione della parte politica opposta. Tutto, in questi anni, è girato al tempo di Berlusconi. Tutto, a sinistra, ha finito con il disintegrarsi al tempo di Berlusconi. E basta dare un'occhiata ai modi e ai tempi.
Nel bel mezzo delle crisi prodiane, il centrosinistra si è lanciato nel progetto democratico. A tutti i costi. Giusto sia ben chiaro. Veltroni ha preso in mano le redini del "nuovo" progetto e si è fatto sentire. Senza complimenti e mettendo in bilico l'esecutivo di Prodi in più di una occasione. La porta chiusa malamente in faccia agli alleati più estremi è stata la condanna per la sinistra e l'intero centrosinistra. Non tanto per l'intento. Quanto per modi e tempi. Errati.
Poi ci ha pensato Mastella, sicuramente pilotato da qualcuno, a far cadere Prodi. Ma è stato solo un caso. Mastella ha abboccato e Prodi è caduto. Ma il malumore interno al centrosinistra non è certo da attribuire al re (assente) di Ceppaloni.
Mesi di frasi. Mesi di belle parole per costruire un'illusione. Che a molti può essere anche piaciuta. Ma ai più. Ai molti più. No. Berlusconi ha lasciato perdere i bei modi e i sogni. E al momento giusto ha creato il Popolo della Libertà. Gianfranco Fini lo ha seguito. Casini no. Si temeva il peggio. Invece è stato un trionfo. Berlusconi con una manovra ha ritoccato un successo netto. La sinistra con mille manovre, come nel suo stile, e tante, troppe parole, ha costruito la sua storica sconfitta. Casini, alla fine, l'unico a restare a galla. Le dimissioni, le dichiarazioni, di tanti volti storici della sinistra pura e dura ieri sono state un momento triste. Davvero. La fine di un ciclo. La brutta fine di un ciclo che forse meritava ben altra conclusione. Ma la politica è fatta così. E ti ammazza al primo errore. Non ti da scampo. La sinistra non si può oggi aggrappare al pareggio. La sinistra non si può salvare in corner, in nessun modo. E deve, da oggi, curarsi le ferite. Chi lo farà? Come lo farà? E Veltroni, la cui responsabilità di questa catastrofe è penso chiara, come reagirà? Basterà definirsi nuova forza riformatrice del paese? Unico dato certo è l'assenza, importante e malinconica, della vera sinistra nel Parlamento italiano. Unico dato certo la maggioranza schiacciante di Silvio Berlusconi in Camera e Senato. Qualcosa, più che qualcosa, nella testa nobile e irraggiungibile dei ben pensanti e intellettuali di sinistra (dai politici alle "star") non funziona. Non ha funzionato. Sicuri, presuntuosi, di essere voce del popolo arrabbiato. Il popolo giusto. Credevano al rumore. Quello vero e indiscutibile. Si ritrovano nel silenzio. Nel desolante silenzio.
È ora di fare un passo indietro. Ai politici il compito di tornare ad ascoltare la gente. Agli intellettuali il dovere di tornare a scrivere canzoni, bei libri e pensare meno agli incassi. Ai palazzetti pieni e alla facile e ormai patetica demonizzazione.


AP


lunedì 14 aprile 2008

Berlusconi: sono commosso

Silvio Berlusconi si dice commosso dalla prova di fiducia dei cittadini italiani.
Il Cavaliere prevede anni difficili per l'Italia, in cui sacrifici dovranno essere di tutti.
Lavorerò duro, dice il premier, con tutto il mio impegno, mettendo a frutto tutta la mia esperienza per risolvere i problemi dell'Italia.
Tra le priorità del neogoverno aiuti alle famiglie e ai giovani, la riforma di giustizia, scuola e sanità e la riapertura delle grandi opere.

Veltroni telefona a Berlusconi: faremo opposizione costruttiva

Walter Veltroni ha chiamato Silvio Berlusconi per felicitarsi del risultato elettorale del centrodestra. Il PdL sta aumentando i numeri nei confronti del Partito Democratico. Una vittoria che a questo punto va al di là di ogni previsione. In tanti pensavano a un Berlusconi vincitore. Nessuno con questo distacco.
Anche El Pais spagnolo riconosce la vittoria a Berlusconi mettendo in prima pagina come "urgente" la telefonata di Veltroni. El Pais che in questi giorni si è dimostrato spietato (quanto patetico) nei confronti del Cavaliere e dell'Italia. Mettendo in mostra in più occasioni una mancanza di stile e serietà sorprendenti per un giornale del suo valore.
Ma tornando a fatti ben più importanti dell'idea folkloristica spagnola.
Silvio Berlusconi stravince. La Lega dilaga. E forse raccoglie davvero tutta quella parte di Italia (del nord) arrabbiata e contraria al potere forte, alla Casta, di Roma. Un'antipolitica rovesciata su un carroccio ci verrebbe da pensare. E questi sono i numeri.
Un governo forte. Di centrodestra. Con possibilità per governare e bene.
Ma la partita più importante ripetiamo si giocherà a sinistra. Veltroni dovrà assumersi le sue responsabilità. E siamo sicuri, dato il temperamento e l'equilibrio dell'ex sindaco di Roma, lo farà. Anche se rimane di portata storica il recupero del Partito Democratico. Lontano dalla maggioranza ma realtà pronta ad affrontare il ruolo di opposizione.
E la Sinistra più estrema. Uscita distrutta dal voto. Una sconfitta netta l'ha definita Bertinotti.
E una pagina sicuramente triste per la storia politica italiana. Anche se proprio da questa lezione dell'elettorato dovranno ripartire i futuri vertici e le future personalità nell'intento, necessario, di costruire una nuova sinistra. Un paese democratico e civile ha bisogno di un governo, ha bisogno della parte conservatrice. Ma ha soprattutto bisogno di una Sinistra, Sinistra che oggi in Italia non c'è.

AP

Elezioni, le prime reazioni. Disfatta Sinistra

Un dato è quasi certo. Il crollo della sinistra. Una mazzata che rischia addirittura di far sparire soggetti e personaggi storici dal Parlamento. La Sinistra Arcobaleno esce, se si confermeranno i numeri, rovinata da queste elezioni. Una lezione. Davvero una lezione che dovrà far pensare e molto. Troppo facile scaricare le responsabilità su Walter Veltroni. Vergognoso ripresentarsi così. Qualcuno, afferma già Rizzo, dovrà farsi indietro. Colpa di Bertinotti? I mali vengono da lontano. Da anni in cui Fausto Bertinotti e company hanno lasciato stare il ruolo, proprio, di politici per il popolo. Accettando ruoli a loro non proprio adatti. E dimenticandosi di parlare una lingua chiara e decisa. A favore dei suoi elettori. Dei propri elettori. E dopo la disavventura prodiana ecco la lezione. E qualcunp davvero si dovrà prendere la responsabilità e finalmente farsi da parte.
La sinistra, insieme alla realtà socialista dovranno interrogarsi sul futuro. In forme diverse chiaro ma coraggiose.
L'Italia non ha una vera e propria sinistra. L'Italia non ha un partito socialista. E i vertici di queste varie realtà dovranno ragionare e molto.
Boselli lascia la guida del Partito Socialista. Notizia del pomeriggio. Vedremo chi lo seguirà.
Intanto arrivano le reazioni anche delle due parti principali. Per il Partito Democratico il distacco è a questo punto difficile da annullare. Si recupera ma non abbastanza. Bossi, vera sorpresa di questo turno elettorale, si lascia andare con un "siamo forti!".

Il PdL allunga

Proiezioni Senato su circa il 60% dei voti:

Pdl più Lega Nord più Movimento per l'autonomia si attesterebbero al 46,4%,
Partito Democratico e Italia dei Valori al 37,9%.
L'Udc va al 5,7% mentre la Sinistra arcobaleno è al 4,7.

Elezioni, primi dati

Prime proiezioni nazionali al Senato delle 16.30:

PdL al 43,7%
PD al 39,1%

Sembra aumentare il vantaggio del Partito di Berlusconi.

Exit Poll: avanti PdL

Si sono chiuse le urne. Primi dati exit poll resi noti alle 15 da Consortium per Sky Tg24.
Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi sarebbe avanti di due tre punti.
Alla Camera il Pdl, con Lega e Mpa, ottiene il 42% dei voti. Il Pd, con l’Idv di Di Pietro, si ferma al 40%.
Si tratta di dati exit poll. I primi numeri ufficiali tra qualche minuto.

domenica 13 aprile 2008

Elezioni, cala l'affluenza

Dati ufficiali ore 22 del Viminale. Affluenza intorno al 62.7% .
Calo quindi di 4 punti rispetto alle passate elezioni 2006, quando alla stessa ora si erano recati alle urne il 66,5% di aventi diritto al voto.
Urne aperte anche domani fino alle 15.

Elezioni, affluenza in calo

In calo anche l'affluenza alle ore 19. Nel 2006 alla stessa ora aveva votato il 51,65% degli aventi diritto. Oggi il 47,37%.
Per quanto riguarda le provinciali l'affluenza alle 19 è stata del 38,291%, in crescita rispetto a quella registrata nella passata tornata elettorale, che era stata del 30,037%.
Si vota fino alle 22.

Elezioni, affluenza in leggero calo

Secondo i dati forniti dal Viminale ha votato alle ore 12 il 16,42% degli aventi diritto contro il 17,53% alla stessa ora nell'ultima tornata elettorale.
Il ministero dell'Interno ha anche comunicato che sono iniziate regolarmente alle 8 di domenica mattina le operazioni di voto in tutte le 61.212 sezioni elettorali dislocate sul territorio nazionale.

Elezioni, aperte le urne. Si vota, forse.

Renato Mannheimer scrive sul Corriere che degli indecisi, tanti alla fine si asterranno. E il problema sta proprio in questo dato. Possiamo dire che le elezioni di oggi e domani si giocheranno proprio su questa percentuale, alta, di aventi diritto con idee confuse. O stanchi di una situazione non proprio piacevole. In quanti non andranno a votare? Gli indecisi alla fine davvero, come dice Mannheimer, nella maggior parte, si asterranno dal dare una preferenza? E a vantaggio di chi? È risaputo che l'astensione da sempre ha sfavorito il centrosinistra. Ma questa quasi regola può ancora ritenersi valida? Forse si. Ma probabilmente no.
È un pareggio. Inutile negarlo e da onnipotenti ottimisti, o disperati, pensare a un Berlusconi a più dieci punti. Eccessivo.
Veltroni rappresenta comunque nella stagnante situazione italiana la vera novità. Difficile pensare che davvero così poca gente non punti sull'ex sindaco di Roma. Almeno per dare una possibilità. O per seguire quella che da anni è ormai la filosofia dell'italiano medio e non solo, ovvero quella che anche ieri Beppe Grillo sul suo sito descriveva, la sindrome del votare il meno peggio. Non il migliore. Il meno peggio. E andarne quasi fieri.
Tanti andranno a votare. Per Berlusconi. Per Veltroni. Quanti per le sinistre? Dove si concentrano gli scontenti? Può succedere di tutto. La sconfitta. O la pesante e storica vittoria degli "estremi". E il partito socialista? E soprattutto il centro. Come gli italiani "tratteranno" il ribelle Casini alle urne?
Domande difficili. Impossibili da risolvere in questo momento. Per risposte importanti. Per risposte che saranno il futuro prossimo della politica italiana. La partita è aperta. E davvero tutto può succedere. Sicuro è che da martedi sarà guerra politica. Da un fronte all'altro.


AP

giovedì 10 aprile 2008

Scivolone Veltroni - parte seconda -

Manuela (http://selvaticoblog.ilcannocchiale.it/) scrive in commento:
La serietà con cui Veltroni ha affrontato i temi forti sta qui: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=49098
(permettimi di darti il link). Non capisco cosa significhi "una campagna noiosa": Veltroni si è rifiutato di scendere sul terreno dal suo principale avversario, ha cambiato il linguaggio della politica, si è lasciato dietro le spalle il berlusconismo e il catastrofismo tipico di una certa sinistra, e ha rivolto lo sguardo al futuro. Può darsi che qualcuno, nostalgico delle invettive incrociate (fascisti! comunisti!) abbia trovato "noiosa" la seria determinazione con cui Veltroni ha preso in mano la campagna elettorale (e, mi auguro, vincerà le elezioni). Ma molti di noi aspettavano da un decennio quanto sta succedendo oggi e, credetemi, non si annoiano affatto.Quanto al senso della lettera, mi stupisce che sottili commentatori non ne abbiano colto il senso: la lettera non richiede alcun giuramento, ma comunica che "io posso prendermi impegni per la mia maggioranza, il mio avversario non può. Di conseguenza io riuscirò a governare, il mio avversario no, perché ostaggio della Lega". Non ci voleva tanto...Non scordiamoci che "il principale avversario" ha potuto governare 5 anni (con in mezzo una crisi di governo e il cambio di una ventina di ministri...)perché la sua maggioranza fu eletta con il sistema elettorale precedente al "porcellum". Se malauguratamente dovesse farcela anche stavolta, la legge elettorale (fortemente voluta da lui) lo metterà di fatto nella condizione in cui è stato messo Prodi.
Comincio col dirti cara Manuela che invidio la tua passione. Davvero. E basta fare un giro nel tuo blog. Ce ne vuole tanta di questi tempi. Anch'io ne ho. Tanta. Ma con visione forse un pochino più larga. A me non convincono proprio. Ne uno. Veltroni. Ne l'altro. Berlusconi. Il secondo poi lo conosciamo bene.
Sai cosa non mi convince cara Manuela? Proprio il linguaggio. Veltroni ha cambiato il linguaggio della politica? Può darsi e rispetto la tua idea. Lasciami dire che mi sembra abbia solo cambiato il tono. Ma in modo artificioso. Finto. Forzato. A me Manuela il buonismo e il sepoffà di questi tempi proprio non mi convincono. La voce da prete di periferia, i campi verdi alle spalle, il tutto possibile in un modo impossibile, non mi vanno giù. Non mi convincono. Da parte Manuela di persone che conosciamo benissimo. L'altro giorno era D'Alema a parlare di Veltroni. Il giorno prima ancora Fassino. Prodi cerca di stare solo in silenzio ma sono loro i personaggi che tengono su la baracca. Che in un modo o nell'altro guidano, da dietro, tutto. Cosa è il Partito Democratico? Chi è il Partito Democratico?
È Veltroni? E il misturotto fatto ad hoc di imprenditori con operai, generali con pacifisti, laici intransigenti con bigotti?
Sai Manuela sono stato tentato di pubblicare più che il tuo commento le parole, i punti, del contatto da te inserito col partito democratico. Ma alla fine ho trovato molto più interessanti le nostre parole. Perchè davvero sono più interessanti. È una storia già sentita. Che si ripete. E non sono poi così differenti da quelli dell'altra sponda. Uno sarà ostaggio della Lega. Veltroni non sarà ostaggio di nessuno? Attenzione a non farci prendere in giro dalle belle parole e li belli toni. Non sottovalutiamo le presenze più o meno d'obbligo del Partito Democratico. Fuori il Partito Socialista per un Di Pietro con simbolo proprio. Di Pietro sta li buono fino a quando bastoni l'odiato Berlusconi. I radicali zitti e buoni, ancora, perchè vogliono vedere come tira il vento. C'è molta gente Manuela che sta aspettando in silenzio. Soprattutto zona centrosinistra. Ma è un'attesa. Solo un'attesa. Perchè la battaglia vera comincerà martedi prossimo. Quando non ci saranno i numeri. Se non ci saranno. Quando ci sarà una bella torta da spartire. E Manuela, ognuno è schiavo delle proprie necessarie forze interne. È il sistema politico italiano. Domani si metteranno tutti in fila a chiedere il proprio conto. Belli e brutti. Angeli e diavoli. Generali e pacifisti. Bigotti e anticristo. E nel PD ci sono tutti!
Io, cara Manuela, spero di poter ripubblicare e prometto di farlo, questo nostro "dialogo" (che rimarrà aperto) e darti ragione. Scriverò di aver sbagliato tutto. Che Veltroni è davvero il vento nuovo e che il cambiamento è arrivato e c'è stato e ci sarà. Per il bene di tutti. Perchè davvero si sta parlando del bene di tutti. Per quanto riguarda la lettera ognuno dei cento e più visitatori (i sottili commentatori come li definisci) può scrivere la propria versione. La tua la trovo forse leggermente di parte e molto, sempre a parer mio, discutibile. Non tanto nella tua interpretazione ma nella realtà stessa dei fatti.
AP