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martedì 13 maggio 2008

La Spagna e i mali altrui - parte seconda -

scrive rojarosevt nel commento al primo post "La Spagna e i mali altrui":
erasmus ed anche un po' di attività politica nei giovani socialisti di valencia.
2 esempi valencia: alicante 140 km in treno è considerata la linea più lenta di tutta la spagna ( come mi confermarono alcuni amici,che mi dissero che era follia farsela in treno), ci si impiega 2 ore. viterbo- roma 85 km in treno ci si impiega 1 ora e 50. in spagna se dicono che una opera pubblica va fatta entro il giorno x , stai sicuro che è così, e soprattutto non c'è il simpatico giochetto della lievitazone dei preventivi.
Hanno un sistema di welfare moderno, le università sono ottime, è un paese giovane e dinamico, le città anche se governate dalla destra non son governate dai palazzinari.
Altri esempi. Se in spagna dicono in tutta questa area sorgerà il campus universitario , stai sicuro che è così, non come in italia che dove dovrebbero nascere facoltà o case dello studente ci fanno crescere i centri commerciali, non è un caso che appena finita la triennale è molto probabile che la specialistica la farò in spagna, oppure vi andrò a cercare fortuna.
Rojarosevt, ti chiamo così perchè non avendo il nome ti parlo per nick. Una volta letto dei 5 mesi a Valencia immaginavo fosse erasmus. Ti dico un paio di cose. Anch'io ho fatto l' erasmus, e l'ho fatto per un intero anno, non 5 mesi. Non posso certo dire di conoscere il Portogallo, paese ben più piccolo della Spagna. Un'esperienza molto bella, molto profonda, a tratti estrema. A quasi tre anni di distanza da questa esperienza e dopo una ripartenza proprio per il "paradiso" spagnolo comincio a rendermi conto di tante cose. Posso definirmi uno partito in cerca di fortuna proprio come dici te. Tanti miti son crollati e tutto e ripeto tutto ha cambiato drammaticamente dimensione. I tempi sono diversi, la gente è diversa. Non c'è quella leggerezza d'avventuriero in avanscoperta. Dove tutti ti sembrano amici e rimpiangi l'esser nato altrove e soprattutto detesti il tempo che passa. Qui in Spagna non ho neanche più l'università come protezione. Una corazza. Io ti auguro tutta la fortuna, se avrai davvero il coraggio di partire. E la forza per resistere. Il problema Rojarosevt non è il paragone, non possono esistere paragoni. Il problema non è un treno che in situazioni e paesaggi completamente diversi ci mette 1 ora, perchè ti invito a fare un giro per esempio in Galizia per vedere come cambiano le cose. Ma è questione di paesaggi, non sono colpe o demeriti (anche, a volte). No, dove sei stato tu non è la linea più lenta di tutta la Spagna. Ma con questo non voglio in nessun modo giustificare carenze e scandali italiani, sono tra i primi a scagliarmi contro il mio paese "malato". Ma attenzione. Attenzione ai sogni, alle visioni distorte. Alle piccole parentesi ingannevoli. Partiamo dall'Italia con l'idea che troveremo sicuramente qualcosa di migliore. È nella nostra natura. Siamo un caso unico. Uno spagnolo con il cazzo ti dirà che è peggio di te. Noi italiani troviamo sempre e comunque il modo di dirlo. E crederlo. E lo diciamo a tutti e ne andiamo anche fieri. Dimenticando tante cose. Troppe cose. La Spagna negli ultimi anni è stata protagonista, per meriti, di un boom incredibile. Numeri da capogiro. Ma non sarà sempre così. La Spagna è un paese che amo. Amo una spagnola quindi più di così che dire?! Ma sono realista. Il più possibile. E sono qui da normale cittadino. Non come studente o militante temporaneo socialista nel paese di Zapatero. E la Spagna ha i problemi penso di ogni paese. Con l'aggravante (non sempre è un bene!) di essere un paese molto giovane. Non sempre sinonimo di freschezza e velocità. Tante divisioni, tanti problemi di sviluppo, apertura, emancipazione. È un popolo con un orgoglio folle. Chiuso nelle proprie convinzioni. E una informazione che reputo a dir poco indecente. E lascia stare la faziosità, lascia stare le posizioni e il dire contro. Perchè quando un quotidiano, di destra o sinistra scrive falsità sono falsità. E anche qui capita spesso. Capita spesso di nascondere i problemi con un sesto posto di Alonso. Attenzione perchè queste cose sono indice di un qualcosa che non va. La Spagna ha un livello di corruzione a livello amministrativo regionale da brividi. Arrestano un sindaco al mese. Anche se lo dicono dopo le notizie sportive o a seconda del tg e dello schieramento. Si parla di quello che succede fuori dal paese per due minuti massimo (e sempre in negativo). Con un servizio massimo. El Pais non pubblica i commenti che dicono qualcosa contro la sua idea o più moderati. Questi sono particolari da non sottovalutare. Campanello d'allarme di un qualcosa che davvero non va poi così alla grande. Guardiamo ogni cosa, non solo le feste e le bandiere. La Spagna è un paese che ha tanto da offrire e tante cose che non vanno. Come ogni paese. L'Italia e noi italiani dobbiamo solo, se vogliamo affrontare e risolvere come abbiamo sempre fatto, smetterla di metterci in una categoria sempre e comunque inferiore. Rispetto agli altri. Rispetto a paesi che non ci sono superiori in niente. Una cosa dovremmo imparare dai nostri fratelli spagnoli, l'amore per noi stessi e il nostro paese. In questo gli spagnoli sono imbattibili. Magari non farci confondere dal fanatismo, questo no.
Io da amico, da italiano, da giovane, ti auguro tutta la fortuna possibile. Non sono tempi bellissimi. Tante le cose che dovrebbero cambiare. Tanta fortuna e il coraggio di valutare ogni cosa. Il bello e il brutto. Non guardare le piccole realtà con soli occhi socialisti. Zapatero è forte, l'ho scritto più volte proprio qui, ma anche molto molto abile. E la politica è politica in ogni luogo. Con le sue ragioni e le sue illusioni.
Andrea

domenica 11 maggio 2008

I monologhi di Travaglio

Ma la sinistra ha davvero bisogno di uno come Marco Travaglio? I suoi monologhi stanno diventando giorno dopo giorno, gettone televisivo dopo gettone un qualcosa di insopportabile e ripetitivo. Con quell'aria da intellettuale saccente. Il suo archivio. La sua voce continua, senza pausa. Monologhi. Sempre monologhi. E gli argomenti, sempre gli stessi. Accendi la televisione e Travaglio ti parlerà o di conflitto di interessi, o di mafiosi sempre nel centrodestra, Mangano, Dell'Utri, ormai i suoi monologhi sono prevedibili, lenti. E la sua faccia sempre più da scolaretto da trenta e lode all'università. Basta. Basta.
Ripeto, la sinistra, visto che si parla di quello strato che io reputo dannoso e forse la vera causa di tanti mali che stanno appunto a sinistra, ha davvero bisogno di personaggi del genere?
Io reputo Marco Travaglio una persona intelligente (eccome!) ma davvero pesante. In ogni senso. Travaglio va all'evento culturale e parla solo. Va nelle trasmissioni e parla solo. Si abbassano le luci come a teatro. Per oscurare quello che sta attorno perchè lui deve essere solo. Lui e i suoi monologhi.
Senza contraddittorio, senza prove tangibili, senza numeri. Una serie di fonti, un lavoro sottile di lingua. E ormai è la stessa sinistra, era ora!, a mettere un qualche freno.
Perchè a curriculum la parola "epurato" manca a Travaglio. E fa gola a tutti. Ha portato tantissima fortuna a molti. E lui è alla disperata ricerca di questo splendido status. Alza i toni Travaglio, tanto è solo!, e tira in ballo muffe e batteri che verranno dopo Schifani, seconda carica dello Stato. Anzi le muffe no che sono utili afferma l'intellettuale. Questa l'ultima analisi profonda di Marco Travaglio. E subito a casa a vedere se mi censurano così passo un paio d'annetti a sfornare libri e riempire teatri e passare da vittima del sistema dittatorialberlusconiano. Con la sinistra fuori dal Parlamento, il Partito Democratico allo sbando questi intellettuali pensano bene di fare così. Pensare al bene del paese e sparare. Sparare per poi attendere l'intervento di qualcuno e gridare allo scandalo. Cazzo ormai in questo paese dittatoriale non si può più neanche sparare.
E la sinistra dopo silenzi e sconfitte pesantissime finalmente interviene. Prima Santoro che poveretto dopo puntate dedicate a Beppe Grillo e ospiti non tanto a sorpresa e dalle posizione ben chiare (Travaglio sempre presente) viene richiamato. Travaglio ieri ha affermato che stanno facendo di tutto per tagliare Santoro. E proprio Travaglio. Tutti si dissociano dalle sparate dell'intellettuale e addirittura la Finocchiaro, presidente dei senatori del PD, arriva a definire l'intervento qualcosa di inaccettabile. Attento Travaglio che stavolta ti silura la sinistra. E io personalmente lo spero. Perchè la sinistra ha bisogno di idee e progetti, di abbassare lo sguardo a livello strada e tornare a sentire i bisogni veri della gente che dei tuoi monologhi non sa proprio che farne. Roba da università e pochi elevati cervelli. Che a quanto pare sono in netta minoranza, per fortuna, in Italia.
La Finocchiaro definisce l'accaduto inaccettabile. Poche sono le parole da aggiungere. Poche sono le parole da aggiungere.
AP

venerdì 2 maggio 2008

Il Curriculum dei "grandi" italiani?

Vi siete mai chiesti almeno una volta, ma questo personaggio chi è? Da dove viene? Potrebbe essere informazione gradita a molti sapere il cammino dei tanti paladini della buona civiltà in Italia. Magari uno stimolo per i più giovani a seguire il corretto cammino. Una dose di ottimismo.
O leggere il Curriculum Vitae della ragazza che nella semplice rete locale legge le news del giorno o fa l'inviata dalla piazza o dal comune.
Anche in questo caso in italia siamo una eccezione. Non si sa quasi niente di chi ci dice tutto. Ci sono fenomeni che escono, nascono dal nulla e si impongono senza neanche presentarsi.
Della maggior parte non sappiamo neanche se sono laureati o no. Non conosciamo gli studi, la formazione e soprattutto. Soprattutto. Soprattutto. E ripeto soprattutto perchè ben più importanti di un libro: le esperienze. Quelle vere. Non i viaggi da uno studiolo all'altro. Forse i tabulati telefonici potrebbero dirci qualcosa. Ma non conosciamo neanche quelli. Secondo voi è indice questo fenomeno di un qualcosa che non va?
Perchè, per esempio, se digito semplicemente CV e nome di un personaggio pubblico spagnolo, otto volte su dieci mi esce un quadro abbastanza completo del personaggio. Addirittura i Master, le esperienze di lavoro, le collaborazioni. La maggior parte delle volte è tutto li. A portata d'occhio. So per esempio che la conduttrice di un notiziario galego è laureata, ha fatto master a Madrid, ha collaborato per anni con riviste a livello regionale. Locale. Ha scritto libri per l'università. Collaborato con professori universitari della capitale spagnola. Fatto stage e dopo quasi due anni di notiziario alle sei del mattino è arrivata a condurre quello dell'ora di punta. Una catena televisiva non nazionale ma autonomo regionale di Galizia. Provate a vedere chi è quella che vi legge le notizie ogni mezzogiorno nella tv di casa vostra. Anche a livello locale. Io non ho trovato nulla. Nemmeno una semplice informazione. Forse perchè non ha da dire nulla? Non lo so. Non possiamo saperlo. In Italia di solito chi può dire qualcosa tende a manifestarsi bene. Il silenzio in Italia è indice sempre di un qualcosa di distorto. Che ormai è costume. Quindi normale.
Ma queste piccolezze, questi dettagli sono indice di un qualcosa che non funziona. E non si possono cambiare le grandi cose senza prima passare dalle piccole. Dalle minuscole.
Non ci sono paesi migliori e paesi peggiori. Ci sono tante differenze. Che si vedono proprio dai dettagli. Quelli piccoli. Non le piazze piene e le offese. Ma anche il rumore può essere un buon modo per non cambiare nulla. Perchè dietro il rumore la maggior parte delle volte si nasconde il nulla. Solo meccanismi da capire e rispettare. In silenzio. E che a tutti, o quasi tutti, alla fine vanno bene.
Questa Italia, nel profondo, va bene alla maggior parte degli italiani.
AP

giovedì 1 maggio 2008

Di redditi, Grillo e di Italia

Riprendo il discorso da un intervento di un visitatore (commento a "Italiani scandalizzati"). Lo spettacolo. Gli italiani è vero, da un pò di tempo hanno imboccato la facile via della spettacolarizzazione di ogni evento. Soprattutto il negativo. Addirittura il macabro. Ci vogliamo sempre mettere dentro la testa. E vogliamo farlo a modo nostro. Fino in fondo. E più rumore si fa meglio è. Se cade qualcuno? Meglio ancora. È un paese del tutto è reality e tutto è sapere. La morbosa curiosità che alla fine non porta a nulla ma che ci rende più vivi. Vi immaginate oggi tutti al leggere la notizia dei redditi online? Deve essere scoppiato il finimondo. Ma a quale scopo? Non si sa. Sapere. Io non so voi ma non sono neanche riuscito a entrare nel sito dell'Agenzia. E vi immaginate tutti a cercare il reddito di tutti? Dal giornalista al politico, dal proprio medico all'amico. E le critiche ai numeri. La furia del curiosare l'altrui cifra. Deve esser stato uno spettacolo inquietante. Le dichiarazioni dell'avvocato e gli altri avvocati. Quanto dichiara questo? E lo stronzo della porta accanto? E quel mafioso del vicino? Spettacolo. Curiosità morbosa. Il proprio superiore. Il capoturno con i suoi premi e premiuncoli e io a farmi un culo quadro di notte. Beppe Grillo ha urlato isterico: è follia. Perchè c'era anche e forse soprattutto la sua di dichiarazione. Di paladino della giustizia e dei poveracci italiani. Sparato li in tutte le sue interminabili cifre. E andatevi a leggere i commenti. Fate un salto a beppegrillo.it . Oltre duemila commenti e non certo simpatici. La maggior parte scandalizzati. Hai organizzato il VDay spendendo una miseria in confronto a quanto prendi all'anno. E l'hai pure detto in piazza. Si è scatenato il delirio. Come delirio si deve essere scatenato nelle vite normali delle persone più normali. Voi immaginate nelle competizioni d'ufficio. Tra come dicevo avvocati e professionisti in genere. Tra amici. E conoscenti. Una tragicommedia all'italiana. Ancora una volta. Perchè a quanto sembra dal servizio del Corriere, non è poi così vero che in tutto il mondo la pratica usata sia questa del marca il nome e ti dirò chi e quanto è. Ci sono restrizioni. Delibere. Ci sono confini da non poter superare. C'è la gogna per chi non paga. Nome cognome e marchio "evasore". Ma il gioco della dichiarazione è cosa, a quanto pare, tutta nostra. Il saluto di Visco. Personaggio unico di un governo speriamo unico nella storia repubblicana futura. Lui prima di far valigia ha voluto salutare così. Una dedica all'Italia intera.
Un nuovo spettacolo tutto da vivere. Sembrano divertirsi i poveri. Perchè appunto prendono l'iniziativa come uno spassoso passatempo. Guarda quanto dichiara Giletti. È un nome d'arte? No. Guarda Timperi allora. E la Cuccarini? E Feltri? Guarda il salumiere. Come si chiama? I poveri, a leggere anche i commenti da Grillo, sembrano davvero i più tranquilli. Magari qualcuno, leggendo sta fame, mi fa un'offerta scrive una "grillina".
Sembra davvero un nuovo capitolo di una triste quanto paradossale storia tutta italiana. Tutto bloccato dal garante. Questione di privacy. Forse il gioco è già finito. E io manco sono riuscito a entrare nel sito. Forse fuori uso dalle troppe entrate.
Che dire? Applausi.
AP

mercoledì 30 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte terza-

Gianfranco Fini Presidente della Camera. Discorso applauditissimo e risultato storico. Questa la ultima ora di oggi. Ma torniamo alla giornata di ieri. Walter Veltroni ammette le sconfitte. Non una. Molte e una peggiore dell'altra. Molti cominciano a chiedere la sua testa. Subito. Cambiano i nomi (dei partiti), cambiano gli equilibri ma la voglia di poltrone d'onore rimane sempre la stessa.
Walter Veltroni dicevo ammette le sconfitte e a sorpresa chiama i suoi a rapporto. Avanti con la battaglia ma il prossimo autunno congresso per decidere il da farsi. Terremoto. Alcuni colti di sorpresa si nascondono, come fanno ormai da mesi attendendo tempi migliori, altri si fanno sentire. D'Alema. Non se ne parla neanche tuona l'ex premier, l'ex segretario, l'ex ministro degli Esteri. Oggi peso pesante assai pericoloso per Veltroni. L'onda diessina di ritorno.
E si può ben capire e quasi comprendere la posizione di D'Alema. Veltroni oggi probabilmente rischierebbe di rimanere alla guida del Piddì. Se invece le bufere si susseguono con tale intensità no. Perchè si sa la politica consuma. Soprattutto quella degli insuccessi. Ti bruci dal giorno alla notte o dalla notte al giorno. O basta solo un po di tempo. Ed è questo quello che deve succedere a Veltroni. Già ferito si attendono mesi e probabili insuccessi per ammazzarlo del tutto. E a questo punto non ci sarà bisogno di impegni, voti e strategie di mercato.
D'Alema è un politico di sinistra con la S maiuscola.
Oggi è lui a rispondere alle domande del dopo discorso di Fini. E parla da leader. Parla da leader di sinistra. E il richiamo all'antifascismo? Si domanda con il suo sorriso ormai storico. Vuole rilanciarsi D'Alema. Sempre sul chi va la. Lui e altri pesi ex DS. I pesi che hanno affossato Rutelli. Non a caso.
La situazione, come si ripete da ormai post e post è delicata. Non grave perchè per ripartire, visti i numeri del centrodestra, c'è tempo. Limitiamoci a una delicata situazione nel centrosinistra.
Ma quali scenari aprirebbe un D'Alema 2...3...4? A che punto siamo? Questo dipende da tanti fattori. Le manovre in zona rosso riformatrice saranno fondamentali per capirci qualcosa. Per capire gli appoggi e soprattutto i tempi. Veltroni cerca e cercherà di salvarsi ma la sinistra di potere, partitica, non ha mai perdonato e mai perdonerà certi scivoloni. Specialmente se attesi da tanto tempo. Quasi dal principio dei pidemocratici tempi.


AP



lunedì 28 aprile 2008

Gli italiani scandalizzati

C'è una cosa che non capisco di questo paese. Lo scandalizzarsi dinanzi a fatti che ben si conoscono e di cui a volte, molte, troppe volte si fa parte. Esce il nuovo libro del duo Stella-Rizzo. Quelli della Casta. E stavolta il titolo è ben più desolante: la deriva. Dell'Italia naturalmente.
Grande successo assicurato. Tanti gli italiani che correranno in libreria a comprarlo. E poi si ritroveranno magari a leggerlo. La maggior parte finirà al secondo capitolo e comincerà a criticare. Giustamente. Se ne parlerà con gli amici e tutti e dico tutti in Italia avranno, entro il prossimo autunno, letto la deriva. Come con la Casta.
Ma dove si nasconde la novità? Cosa ci dice di nuovo questo libro? Niente. Parla di una realtà che chi non conosce? L'Italia dei favori, dei potenti, dei politici, dei paraculi, lecchini e chi più ne ha..più spenda. Perchè il problema sta proprio nel quanto ci costa tutto questo. E non a caso siamo in fondo alla classifica europea in fatto di spese e consumi. Il baraccone in un modo o nell'altro va tenuto su no?
E allora a leggere "la deriva". Perchè? Non basta forse fare un giro in ufficio pubblico? In una università? Per le strade di questo paese? E perchè starsene li a leggere pagine e pagine non più di scandalo italiano. Ma di quotidianità italiana. Chi escluso? I poveri subito messi da parte. Perchè o sei così o fai ben poco. Voglia studiare, impegnarti, credere. Passa il più furbo e ti piglia tutto. Ma è una novità? Sembra di si. O siamo davvero un paese di ipocriti e pure patetici. Ci infiliamo e ci facciamo infilare, mangiamo e poi abbiamo pure il coraggio di andare a leggere "La deriva".
Un articolo sul Corriere presenta il nuovo lavoro. E si presentano i due autori con un nuovo scandaletto: Ma all’alba del Terzo Millennio, al passo col resto del mondo che produceva ingegneri elettronici e fisici nucleari e scienziati delle fibre ottiche, nacquero finalmente anche in Italia delle nuove figure professionali femminili: le scodellatrici. Cosa fanno? Scodellano. E basta? E basta. Il moderno mestiere, per lo più ancora precario, è nato per riempire un vuoto. Quel vuoto lasciato dalle bidelle che, ai sensi del comma 4 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, assolutamente non possono dare da mangiare ai bambini delle materne. Detta alla romana: «Nun je spetta».
Ma và. E si può andare avanti e i due giornalisti vanno avanti. Leggere la "deriva" per scandalizzarsi. Ma di cosa? In altri tempi c'era chi diceva chi è senza peccato scagli la prima pietra. E chi la scaglia in Italia? Nessuno. Perchè in Italia si chiacchiera e ci si scandalizza. Delle proprie chiacchiere. Chi scaglia la prima pietra in Italia? Chi può scagliarla? E quindi fermiamoci allo scandalo e in silenzio, perchè se no sta male, speriamo domani di rientrare anche noi nel club delle scodellatrici. O chiamiamo chi può farci entrare. Naturalmente dopo aver letto "La deriva".
AP

sabato 26 aprile 2008

Grillo, grillini e l'Italia del semplice "vaffa"

Siamo sicuri sia questa la strada giusta? Io seguo e ho sempre seguito Beppe Grillo nelle sue iniziative, l'ho sempre ascoltato, mi sono anche, più di una volta, lasciato prendere da quel linguaggio tanto popolare tanto popolare e incazzato da sembrare vero. E ho sempre pensato all'informazione in Italia come a un qualcosa di marcio. E lo è. Una casta che sta riducendo il paese a poltiglia. Ignorare per meglio lavorare. Alle spalle. È talmente chiara la situazione. Con i tanti che "scrivono" a una sola voce. Scrivono tutti e scrivono tutti allo stesso modo. Linea editoriale? Pensiero? No. Regole del gioco. O ci stai o sei fuori. Ma è così solo in Italia? No. E davvero la folla, molti giovani e giovanissimi, che mandano a fanculo tutto e tutti sono migliori? Sono davvero diversi? No. Sono (siamo) vittime di un sistema macabro, che si, in Italia, probabilmente raggiunge livelli di squallore senza paragone. Perchè sono (siamo) presi per culo, e davvero, da tutti. Ma attenzione, perchè sono (siamo) quelli che poi a loro volta prendono per culo. Basta dargli un pochino di potere. E già la voce basta diventa violenza, anche gratuita e il vedere e il sentirsi un gruppo fa credere di essere il vero. La verità assoluta. No, non vuole essere questa una sempliciotta indagine sociologica, anche se siamo società e alla fine guardandoci bene non siamo poi così diversi l'uno dall'altro. Io più passa il tempo e più mi rendo conto, o mi convinco (anch'io!) che in Italia chi non è "mafioso" è perchè o non ha potuto o non è riuscito a esserlo. Tutti, o quasi, chiamiamo il potente, quello che ci può dare almeno il la. Tutti, o quasi, bussiamo alla porta di chi è "casta" per poter prendere parte anche noi alla cena di gala. Perchè se non fai così sei invisibile. Completamente invisibile. E il sistema è talmente perverso da non concedere eroismi di nessun tipo. L'invisibile è invisibile. E pure coglione. E questo sistema crea e ha creato questa situazione. La situazione attuale. Dalla politica all'informazione passando per il semplice impiegato. Con la differenza che in Italia non possiamo far leva neanche sull'orgoglio, perchè la maggior parte degli italiani dinanzi a un guadagno seppur minimo sono pronti a sputtanare tutto e a vendere un proprio ideale. A svendere il proprio paese. Questo forse ci rende differenti dalle altre realtà. Ci rende in un qualche modo unici. Perchè noi "l'Italia è una merda" lo scriviamo senza grossi problemi, senza neanche andare a fare un giro fuori per vedere se poi è davvero tutta questa merda. E allo stesso tempo però siamo un popolo di incazzati neri. Perchè forse la cosa un po nel profondo ci infastidisce. L'Italia è una contraddizione. A morte i leccaculo per poi presentarsi a natale con l'agendina o la penna (nel migliore dei casi) per appunto leccare il culo. Italia alla malora per colpa proprio di questa gente per poi essere noi stessi, e se non tutti quasi tutti così. Siamo contraddizione. E la tragedia è che alcuni personaggi, il potere in primis, su queste contraddizioni ci gioca. Chi forse è distaccato più di tutti. Gioca sulla rabbia latente di noi tutti italiani. Che pensiamo con un vaffanculo di cambiare qualcosa. Per poi il giorno dopo rimetterci in fila. In silenzio e discreti perchè certe cose non si devono far vedere o non bisogna parlarne.
Dicono che ogni popolo ha il paese e i governatori, anche i comici, che si merita. Siamo davvero sicuri che questa non sia l'Italia degli italiani?
AP

sabato 19 aprile 2008

La crisi delle sinistre -parte prima-

Dovrebbe essere una. Sono tante. E alla fine nessuna. Sinistra. Tutte in crisi nera. Dalla più estrema e vera, senza pass per il Parlamento, a quella più rivolta al centro, enigmatica e con una percentuale al di sotto delle aspettative. Si parlava di pareggio. Di recupero e addirittura sorpasso. Ci saranno anni di Berlusconi. Vittorioso in maniera netta e quasi preoccupante.
Tante sinistre. Tutte fuori. Chi fisicamente e concretamente. Chi fuori dai giochi. Alla ricerca di una posizione forte. Il governo ombra che prima o poi Veltroni dovrà spiegare.
E la domanda che circola ossessiva in queste giornate di triste riflessione: che fare?
Ci provano i blog, sempre più numerosi e ormai presi in considerazione anche da partiti e movimenti, a dare idee e spunti di riflessione. Vera voce del popolo che scrive. E soprattutto mezzo alla portata di tutti (anche se siamo davanti solo a Grecia e Bulgaria in tema di uso e consumo). Angolo in cui poter riflettere. Lo fanno i politici, sempre tramite blog. E veri protagonisti della reale politica. Si interrogano i giornali, soprattutto quelli più a sinistra. L'Unità con i suoi editoriali, Il Manifesto. Tutti. Che fare?
C'è tanto da fare. E il tempo c'è e ci sarà. Aspettiamo Roma e ripartiamo. Tanti scrivono di socialismo. Alcuni, quelli più duri, di comunismo. Tanti insistono sul partito democratico. Le varie correnti di una sinistra stanca. Ormai messa all'angolo in più di un paese europeo. Sinistra con mali comuni. Con storie non proprio diverse. Smarrita in questo tempo di cambiamenti netti e profondi. A livello economico, a livello anche geografico ma soprattutto a livello sociale. Sinistra che non si è fatta interprete di questi cambiamenti. Continuando a parlare e a credere in un linguaggio vecchio. Oggi che tutto deve a tutti i costi essere nuovo. E gli operai si incazzano e vanno con la Lega. E la classe media si incazza e va con Lega, Berlusconi o va con nessuno. La sinistra perde il contatto. Con la realtà. E perde, malamente, le elezioni. Non entra in Parlamento. È un momento drammatico per la nostra politica.
Il PD paga il fallimento prodiano? Troppo semplice come conclusione. Forse l'italiano ha capito fin dall'inizio che proprio dietro il Pd c'era il fallimento prodiano. I protagonisti del fallimento prodiano. Chi in silenzio. Chi con una maschera. Chi con nuovo trucco. Chi defilato in attesa di certezze. Ma la gente a quanto pare non è scema. Ed è stanca. Una stanchezza rischiosa. Da non sottovalutare. Perchè può sembrare paradossale ma oggi l'ordine sociale e la speranza di ordine sociale e ritorno alla normalità ce l'ha in mano Silvio Berlusconi. Se fallisce anche lui sono guai. La gente gli ha messo, esasperata, il paese nelle mani. Perchè avrebbe potuto benissimo, la gente, mettere la croce su Veltroni e Sinistra. Così non è stato. E attenzione a cominciare la riflessione dai soliti temi ormai vecchi pure questi di dittatura, matite che sole mettono la x su PdL e ignoranza. Perchè una riflessione di questo tipo, a sinistra, porterebbe solo alla riconferma di quanto avvenuto la settimana scorsa. Non ci saranno nuove possibilità senza un iniziale bagno di umiltà della sinistra italiana. L'estrema e la riformatrice. Non ci sarà domani senza prima una pausa e uno spogliarsi di quelle opportune giustificazioni di sempre. Abbiamo perso perchè Berlusconi ha in mano tutto. Abbiamo perso perchè l'Italia non è democratica. No. Abbiamo perso perchè la gente non ci ha votato. Punto. E abbiamo perso perchè manca una vera classe politica nuova e attenta a sinistra. Ci si nasconde dietro le solite frasi per poi ritirarsi come vecchi saggi in un esilio e in un silenzio patetico. Per finire poi con l'accusare Berlusconi. Di cosa? Per gridare allo scandalo. Pensiamo davvero che dicendo Berlusconi è un mafioso. Andando da Santoro a ripetere sempre le stesse cose, da Mangano al conflitto d'interesse si possa vincere? È così che la sinistra pensa di vincere? E le idee? Le frasi che vuole sentirsi dire chi non arriva a fine mese? Chi in questa società spietata è messo fuori, solo perchè o non troppo intelligente o sfortunato o impotente, o non sa fare bene i conti di come fottere più degli altri. Dov'è la sinistra? A parlare di Berlusconi? Cosa interessa all'emarginato, al precario, al ferito, a chi si fa un culo così in fabbrica rischiando pure di farsi ammazzare, al medio che vede sempre più lontana la possibilità di concludere qualcosa della propria vita, cosa interessa del giardiniere mafioso di Berlusconi? Cosa interessa della stampa, dell'informazione e della par condicio? Delle belle frasi tirate fuori al momento giusto per cercare a parole di rendere giustiza a cosa? Dell'operaio sopravvissuto alla strage di Torino candidato? Dov'è la sinistra? A fare discorsi da salotto. Gli intellettuali che scimmiottano prima uno poi l'altro alla tv o su youtube. E una volta superato il limite riempiono palazzetti urlando di essere vittima del sistema Berlusconi. Di avere la bocca a forza sigillata dalla dittatura. Spariscono dalle televisioni attendendo l'atteso ritorno con cifre da capogiro a contratto. Forse la sinistra deve partire proprio da qui. Dal mettere da parte queste favolette e questi figli di puttana dai discorsini vittimistici a orologeria. I cervelli che gridano allo scandalo per riempirsi le tasche. Forse bisogna partire proprio da qui. Senza grandi discorsi su ideali o filosofie economico politiche. Che la gente, la maggior parte della gente neanche capisce. E corre a dare il voto, esasperata, al prototipo dell'incazzato con senso e "poca cultura" Bossi.
AP

martedì 15 aprile 2008

...a proposito di estero e dell'erba del vicino

È arrivato un commento proprio su questo blog. E mi sono arrivate una decina di mail di italiani all'estero. Anzi. La maggior parte italiani desiderosi di estero.
Aspettavo il momento per commentare, io, la situazione estera. Non sono un inviato o un professionista in terra straniera da più di quarantanni, ma alla mia età, 27, sono alla seconda esperienza in altro paese. E non esperienza vacanziera di quindici giorni tra Ibiza e Costa Azzurra. In Italia abbiamo la mania, triste mania, e mi ci metto dentro anch'io, di guardare fuori dal nostro paese come a paradisi inesplorati di immenso valore sociale e politico.
Tutto va meglio. Fuori dall'Italia. Tutto è più libero. Fuori dall'Italia. Soprattutto la Spagna in questi ultimi anni è cresciuta smisuratamente nell'ideale dell'italiano medio. Il paese delle libertà e delle feste. Ecco, lasciando stare tori e merengues, che comunque sono un decimo, una regione e neanche tutta (andate a fare olè a Barcellona!..i miei occhi hanno visto due ragazzi in aeroporto prendersi uno schiaffone da un poliziotto catalano) di Spagna, e lasciando stare el flamenco andiamo al sodo e parliamo di cose serie e reali.
El Pais nell'ultima settimana ha commentato a modo suo la situazione italiana. E lo ha fatto in modo furbo. Sporco ma senza sporcarsi le mani. Ha lasciato scrivere articoli a tale Lucchini di una superficialità sconvolgente. Più che articoli di politica sembravano dichiarazioni da lotta universitaria. I fogli che ti danno alla fine delle lezioni universitarie. Mancava solo l'urlo anarchia e poi eravamo al completo. E ha lasciato aperto tali articoli a commenti della gente.
Ora, la Spagna è un paese vastissimo geograficamente. Grande e pieno di gente. Di italiani soprattutto. Possibile 240 commenti a senso unico? Quasi tutti (per non farla proprio sporca sporca) dicevano Italia merda e voglio andare in Spagna. Spagna caput mundi insomma. In grande stile iberico. Possibile neanche un italiano a dire no?..no. E allora ho provato a commentare anch'io. Perchè no? E dire, guardate che la realtà non è proprio così. Ma gli spagnoli son furbi. Le lasciano dire agli italiani le cose. Selezionando però. La voce solo di alcuni italiani. Che ingenui si fanno prendere letteralmente per culo. Tornando al mio commento, invio uno giorno sabato. Niente. Sarà un errore del pc. Che sta per personal computer. Invio un commento lunedi mattina. Niente. La linea sarà difettosa. Invio l'ultimo commento ieri sera. Niente. I miei tre commenti un pochino più equilibrati e di cinque righe mancano. E sia ben chiaro non voglio accusare El Pais di niente. Saranno stati problemi tecnici.
Scrivo direttamente in redazione. Tra l'altro ho anche mail preferenziali, visto il lavoro che sto facendo qui in Spagna. Nessuna risposta. Ma pubblicano la mail, ricostruita ad articolo di due studentesse erasmus a Salamanca. Con il titolo, minaccioso: Manifestazione degli italiani a Salamanca contro il ritorno di Berlusconi. Nella foto due ragazze con un cartello scritto a penna. Nell'indifferenza generale della gente. Ma lasciando stare i problemi tecnici del mio pc che non mi hanno permesso di pubblicare il mio semplice commento su El Pais. I titoli. Di guerra. El Pais parlava di Italia come uno di quei paesi africani dove purtroppo si comunica ancora a machete e bastoni. Nel nostro caso a pizza e mandolinate in testa, con il solito calcio sporco (attendendo uno scandalo spagnolo che prima o poi arriverà, ma non illudetevi di vedere il Real Madrid in serie b) come sfondo. Il titolo delirante di domenica, a caratteri in grassetto: "L'Italia al voto tra caos e tristezza"! Ma è il mio paese o la Cambogia? Stai a vedere che ci sono i soldati in piazza.
Il titolo di oggi a commento della vittoria del definito "dittatore" Berlusconi. E si che la dittatura dovrebbero conoscerla bene in Spagna. Ma gli spagnoli ripeto sono furbi. E non si sporcano le mani. Giocano sul nostro peggior difetto. E ci ridono sopra. E fanno bene. Berlusconi vince si ma il titolo spara: "Berlusconi vince con l'affluenza più bassa". ???.
A questo punto una domanda doverosa ai sognatori di isole felici raggiungibili con semplice volo low cost Ryanair a 20 euro. È questo l'esempio di libertà e felicità?
E il vizio di guidare le critiche sempre nei confronti degli altri la Spagna ce l'ha. Non solo con l'Italia. E descrivere il proprio di paese come il meglio che possa esistere. Il contrario di noi italiani insomma. Pensate a un italiano. Il contrario. Ma altrettanto pericoloso.
Questo è il paese in cui dovrei fuggire a gambe levate? Uno dei paesi che in Europa ha il più alto tasso di incidenti a sfondo razzista? Uno dei paesi con il maggior numero di denuncia per abusi delle forze dell'ordine nei confronti di stranieri? Attenzione sognatori. La Spagna è un paese fantastico. Giovane. Simpatico si. La gente non è poi così differente, nello spirito, da noi italiani. Ma la Spagna è un paese. Non un paradiso. La Spagna ha i problemi di un paese. I problemi di un paese ancora giovane. E segnato da anni di buio. Si, forse la vita universitaria è più allegra (visto che la maggior parte dei commentatori sono studenti). Niente di più e niente di meno. Un paese che amo. Ma un paese. Quindi, per chi sogna feste e sorrisi e gioia tutto il dì, libertà e disponibilità meglio farsi la solita settimana a Ibiza. Anche questa ormai raggiungibile con voli lowcost a prezzi stracciati. Attenzione però perchè cominciano a vietare schiamazzi notturni e puttanai.
AP

L'Italia berlusconiana. Il fallimento della sinistra

Due anni. Di sinistra o pseudotale e Silvio Berlusconi si è ripreso il Paese. Con numeri da capogiro e che siamo sicuri neanche lo stesso Cavaliere immaginava. È un ottimista al limite del delirio di onnipotenza Silvio Berlusconi. Pregio e difetto che lo ha portato a essere, piaccia o no, l'uomo più forte, potente e soprattutto, ben più importante, influente di Italia.
Silvio Berlusconi in questa decade e mezzo ha stravolto la politica italiana. Attenzione, non a costruzione solo di se stesso e della sua parte politica bensì a distruzione della parte politica opposta. Tutto, in questi anni, è girato al tempo di Berlusconi. Tutto, a sinistra, ha finito con il disintegrarsi al tempo di Berlusconi. E basta dare un'occhiata ai modi e ai tempi.
Nel bel mezzo delle crisi prodiane, il centrosinistra si è lanciato nel progetto democratico. A tutti i costi. Giusto sia ben chiaro. Veltroni ha preso in mano le redini del "nuovo" progetto e si è fatto sentire. Senza complimenti e mettendo in bilico l'esecutivo di Prodi in più di una occasione. La porta chiusa malamente in faccia agli alleati più estremi è stata la condanna per la sinistra e l'intero centrosinistra. Non tanto per l'intento. Quanto per modi e tempi. Errati.
Poi ci ha pensato Mastella, sicuramente pilotato da qualcuno, a far cadere Prodi. Ma è stato solo un caso. Mastella ha abboccato e Prodi è caduto. Ma il malumore interno al centrosinistra non è certo da attribuire al re (assente) di Ceppaloni.
Mesi di frasi. Mesi di belle parole per costruire un'illusione. Che a molti può essere anche piaciuta. Ma ai più. Ai molti più. No. Berlusconi ha lasciato perdere i bei modi e i sogni. E al momento giusto ha creato il Popolo della Libertà. Gianfranco Fini lo ha seguito. Casini no. Si temeva il peggio. Invece è stato un trionfo. Berlusconi con una manovra ha ritoccato un successo netto. La sinistra con mille manovre, come nel suo stile, e tante, troppe parole, ha costruito la sua storica sconfitta. Casini, alla fine, l'unico a restare a galla. Le dimissioni, le dichiarazioni, di tanti volti storici della sinistra pura e dura ieri sono state un momento triste. Davvero. La fine di un ciclo. La brutta fine di un ciclo che forse meritava ben altra conclusione. Ma la politica è fatta così. E ti ammazza al primo errore. Non ti da scampo. La sinistra non si può oggi aggrappare al pareggio. La sinistra non si può salvare in corner, in nessun modo. E deve, da oggi, curarsi le ferite. Chi lo farà? Come lo farà? E Veltroni, la cui responsabilità di questa catastrofe è penso chiara, come reagirà? Basterà definirsi nuova forza riformatrice del paese? Unico dato certo è l'assenza, importante e malinconica, della vera sinistra nel Parlamento italiano. Unico dato certo la maggioranza schiacciante di Silvio Berlusconi in Camera e Senato. Qualcosa, più che qualcosa, nella testa nobile e irraggiungibile dei ben pensanti e intellettuali di sinistra (dai politici alle "star") non funziona. Non ha funzionato. Sicuri, presuntuosi, di essere voce del popolo arrabbiato. Il popolo giusto. Credevano al rumore. Quello vero e indiscutibile. Si ritrovano nel silenzio. Nel desolante silenzio.
È ora di fare un passo indietro. Ai politici il compito di tornare ad ascoltare la gente. Agli intellettuali il dovere di tornare a scrivere canzoni, bei libri e pensare meno agli incassi. Ai palazzetti pieni e alla facile e ormai patetica demonizzazione.


AP


lunedì 14 aprile 2008

Elezioni, primi dati

Prime proiezioni nazionali al Senato delle 16.30:

PdL al 43,7%
PD al 39,1%

Sembra aumentare il vantaggio del Partito di Berlusconi.

Exit Poll: avanti PdL

Si sono chiuse le urne. Primi dati exit poll resi noti alle 15 da Consortium per Sky Tg24.
Il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi sarebbe avanti di due tre punti.
Alla Camera il Pdl, con Lega e Mpa, ottiene il 42% dei voti. Il Pd, con l’Idv di Di Pietro, si ferma al 40%.
Si tratta di dati exit poll. I primi numeri ufficiali tra qualche minuto.

domenica 13 aprile 2008

Elezioni, cala l'affluenza

Dati ufficiali ore 22 del Viminale. Affluenza intorno al 62.7% .
Calo quindi di 4 punti rispetto alle passate elezioni 2006, quando alla stessa ora si erano recati alle urne il 66,5% di aventi diritto al voto.
Urne aperte anche domani fino alle 15.

Elezioni, affluenza in leggero calo

Secondo i dati forniti dal Viminale ha votato alle ore 12 il 16,42% degli aventi diritto contro il 17,53% alla stessa ora nell'ultima tornata elettorale.
Il ministero dell'Interno ha anche comunicato che sono iniziate regolarmente alle 8 di domenica mattina le operazioni di voto in tutte le 61.212 sezioni elettorali dislocate sul territorio nazionale.

Elezioni, aperte le urne. Si vota, forse.

Renato Mannheimer scrive sul Corriere che degli indecisi, tanti alla fine si asterranno. E il problema sta proprio in questo dato. Possiamo dire che le elezioni di oggi e domani si giocheranno proprio su questa percentuale, alta, di aventi diritto con idee confuse. O stanchi di una situazione non proprio piacevole. In quanti non andranno a votare? Gli indecisi alla fine davvero, come dice Mannheimer, nella maggior parte, si asterranno dal dare una preferenza? E a vantaggio di chi? È risaputo che l'astensione da sempre ha sfavorito il centrosinistra. Ma questa quasi regola può ancora ritenersi valida? Forse si. Ma probabilmente no.
È un pareggio. Inutile negarlo e da onnipotenti ottimisti, o disperati, pensare a un Berlusconi a più dieci punti. Eccessivo.
Veltroni rappresenta comunque nella stagnante situazione italiana la vera novità. Difficile pensare che davvero così poca gente non punti sull'ex sindaco di Roma. Almeno per dare una possibilità. O per seguire quella che da anni è ormai la filosofia dell'italiano medio e non solo, ovvero quella che anche ieri Beppe Grillo sul suo sito descriveva, la sindrome del votare il meno peggio. Non il migliore. Il meno peggio. E andarne quasi fieri.
Tanti andranno a votare. Per Berlusconi. Per Veltroni. Quanti per le sinistre? Dove si concentrano gli scontenti? Può succedere di tutto. La sconfitta. O la pesante e storica vittoria degli "estremi". E il partito socialista? E soprattutto il centro. Come gli italiani "tratteranno" il ribelle Casini alle urne?
Domande difficili. Impossibili da risolvere in questo momento. Per risposte importanti. Per risposte che saranno il futuro prossimo della politica italiana. La partita è aperta. E davvero tutto può succedere. Sicuro è che da martedi sarà guerra politica. Da un fronte all'altro.


AP

mercoledì 9 aprile 2008

Scivolone Veltroni

C'è stato un momento. Giusto uno. Momento. In cui ho creduto in Walter Veltroni. Questo sindaco di Roma dall'aria un pò così. I suoi libri. I suoi festival. Stanco dei deliri berlusconiani. Stanco di vedere Prodi alla guida del centrosinistra. Veltroni era la speranza. Si, diciamo una ipotetica via d'uscita da prendere in considerazione.
Poi il Partito Democratico. Gli abbracci con Romano Prodi. Quelle prime dichiarazioni sempre un pò così ma meno, già un pò più politicalcorrect patetico andante. Quindi la scelta. In campo da protagonista come guida del PD.
Per un momento. Un momento. Ci ho creduto. Ma poi quell'aria un pò così ha cominciato a perdere spinta e soprattutto credibilità. Dinanzi a un Berlusconi intramontabile. L'odio di mezza e più Italia, così si dice, sembra temprarlo. È sempre più forte. Tutti lo odiano e lui cresce. Resterà forse uno dei grandi misteri d'Italia. Silvio Berlusconi. Si vede che l'odio si trasforma in voto. E comunque al più odiato dagli italiani dobbiamo un governo di cinque anni dopo mezzo secolo di esecutivi annuali o semestrali.
Berlusconi che sembra inciampare con gli alleati. Uno spiraglio. Veltroni colpisci. No. Walter Veltroni non trova modo migliore che improvvisare quel discorso patetico su futuro, principi e sepoffà in quei campi umbri da favola. Sepoffà con dietro i campi e nel pensiero l'America. Cose già viste e scadute in un qualche libro magari best seller ma comunque libro.
Questo il nuovo italiano. Questo il nuovo che dovrebbe stendere il panzer Berlusconi. Vogliamocibene e speriamo nel futuro non ci resta che dire.
E poi la lettera di ieri. Qualcuno ha forse capito il senso? Il motivo? Lasciando stare odi personali e discorsi del tipo l'ha scritta contro Berlusconi quindi va bene. Perchè siamo italiani. E sappiamo benissimo, nel profondo, il non senso di certe frasi. A cinque giorni dalle elezioni. Il leader di un partito che invita il leader dell'altro partito a giurare fedeltà e lealtà alla Repubblica. Con tanto di inno di Mameli e tricolore. Ma a quale titolo? Veltroni. E non mi interessa adesso ne il partito comunista ne il kgb. Ma un candidato premier che dice all'altro candidato premier di giurare. Con l'aggravante poi che questo candidato premier, Berlusconi, un qualche giuramento l'ha già fatto. Dinanzi a persone e istituzioni che forse un qualche titolo in più di Veltroni ce l'avevano e ce l'hanno.
La lettera di ieri è il romantico saluto di un politico che forse ci ha provato. Giustamente. Ma che per un motivo o per un altro è rimasto schiavo e vittima dei suoi stessi limiti.
Non si sa. Davvero non si sa come andrà a finire. È tutto possibile. È difficile ma possibile anche la vittoria di Veltroni. Ma sarà obbligatorio cambiare rotta. Cambiare addirittura tono di voce. L'Italia per riprendersi non ha bisogno di paesaggi e discorsi tirati a lucido su lealtà e fedeltà e buonissima politica.
Come l'Italia, e cambio direzione, non ha bisogno di nessun test mentale. E neanche di revisioni varie spinte da odio e intolleranza. Demonizzazione sempre e comunque del nemico. Di sparate al vento e accuse. E soprattutto di fucili e di regionalismi. Stiamo scivolando sempre più in basso. Produttività. Benessere. Salari. Occupazione. Giovani costretti a fuggire. Giovani che rimangono male. E quindi futuro mutilato. I discorsi da affrontare non mancano. Bisognerebbe solo cominciare ad affrontarli. E seriamente. Ma serietà e capacità sembrano non far parte di questi tempi.

Berlusconi: lettera Veltroni irricevibile

«La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perchè non ha alcun titolo. Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista.
Solo chi ha scarsa dimestichezza con le procedure e le regole costituzionali democratiche dimentica che il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato. E io ho giurato per ben tre volte davanti a due presidenti della Repubblica. E sarò onorato di giurare per la quarta davanti all'attuale presidente.
Quando si sono aperti gli archivi del Kgb è venuto fuori che l'Unione Sovietica dava, di tutti gli aiuti ai partiti comunisti d'occidente, il 45% al Pci ».
(dal Corriere della Sera)

lunedì 7 aprile 2008

Air France approva la rottura

Il cda Air France «ha preso atto, compreso e approvato» la rottura con Alitalia. Il futuro è nelle mani solo di sindacati e vertici italiani. Non ci sono alternative al piano. Le regole da rispettare sono quelle dei francolandesi che ad oggi è tutto il vero e possibile esistente.
Se Alitalia vuole salvarsi deve accettare l'accordo con Air France- Klm quindi. Il consiglio d'amministrazione ha deciso. E il titolo Air France-Klm è subito balzato a un più 3.24%.

Di qualche giorno fa la decisione di rompere con Alitalia. Stop a si e ni dei sindacati e no decisi di piloti e lavoratori. Con le dimissioni di Prato il quale dichiarava «Questa azienda ha una maledizione, soltanto un esorcista può salvarla». O forse solo troppi interessi da troppe parti. A partire dalla politica. Passando per i sindacati. Arrivando a lavoratori, alcuni Alitalia, con contratti e modi leggermente diversi da altre compagnie aeree.
Nessuno vuole lasciare la presa. E il compromesso non si trova. O non si vuole neanche trovare.
La palla ora passa ai sindacati. E ai nuovi vertici Alitalia.
La partita rimane aperta.


AP



martedì 1 aprile 2008

Veltroni: chi si astiene non si lamenti

È un momento decisivo. L'Italia rischia il declino. Non c'è tempo da perdere. E l'appuntamento elettorale sarà decisivo. Guai chi si astiente dal voto. E chi si astiene poi non si lamenti.
Parole che vanno dritto al cuore degli elettori. Parole di Walter Veltroni. Quindi tutti a votare. Però attenzione: votate bene!
Perchè se no son problemi. Se no ai politici tocca poi fare inciuci e mettersi d'accordo. Andare a votare e votare bene.
Se tutti andranno a votare si rischia un bel casino. Perchè con questa legge elettorale tra premi e premiucci si rischia di fare davvero un bel casino.
Ma andranno davvero tutti a votare?
Fanno bene i socialisti ad appellarsi a Gesù Cristo, primo socialista. Perchè davvero per rimettere le cose a posto e fare qualcosa di normale ormai serve solo un miracolo. Voto o non voto. Ma si sono chiesti i nostri politici se per caso una qualche responsabilità di questa situazione ce l'hanno? Perchè a sentirli parlare a volte sembra quasi che i casini li abbiamo fatti noi e a loro adesso tocca rimettere a posto e ripartire. Le facce son sempre le stesse. Gli stessi nomi. Da anni. E anni. Forse non è meglio, prima di chiedere il voto agli italiani, proporre qualcosa di diverso? Perchè ormai di votare prima uno e poi l'altro e poi l'altro e quindi di nuovo l'uno gli italiani sono stanchi. È da anni che mandano il paese alla malora e hanno pure la faccia di dire votateci perchè qui le cose devono cambiare?
La situazione italiana ormai è tragicomica.
AP

Berlusconi, larghe intese già smentite

Poco più di un'ora. E poi la secca smentita. Mai fatto i nomi di Cacciari e Monti. Mai parlato di larghe intese. Ho atteso impaziente al computer per un'ora. Poco prima di mezzanotte la notizia battuta dal Corriere della disponibilità del Cavaliere a contatti e contratti con il PD in caso di pareggio. Quindi è lo stesso Cavaliere a dire che non è vero niente. Ormai i tempi politici e informativi sono quanto di più prevedibile e leggero. Anche un semplice amatore inesperto può saltarci fuori. La smentita doveva arrivare o dovevano inventarsela prima dell'alba. Sparare per poi ritrattare. E intanto sollevare polveroni. Ed ecco il caso ideato, studiato e montato ad arte.
Quindi alleanza si alleanza no. Siamo in vantaggio di dieci punti. Facciamo cinque. Ma in caso di pareggio larghe intese. Mai parlato di larghe intese.
Giornalismo e politica. Politica e giornalismo. Il teatrino continua. Ma è una strategia che davvero funziona? È un sistema di cui l'Italia ha davvero bisogno?


AP